Folgore - Atletica Leggera
 
UN PARACADUTISTA ALLA CHABERTON
2008
by webmaster




PARMA- Il Maresciallo paracadutista Farisano, del 187mo Reggimento di Livorno, è una "new entry" del Folgore Team.
Ha fatto il Cro Magnon in 15 ore scarse, e ha partecipato alla Chaberton Marathon, da Monginevro a Cesana (3000 metri di dislivello positivo) , realizzanto un ottimo piazzamento (53mo assoluto) in 6 ore 15 minuti.

Nel dargli il benvenuto nel gruppo, ci riserviamo di fare la cronaca delle gare a cui parteciperà, con l'impegno di farne presto una insieme.









 
 
 
 
   
IL GRUPPO PODISTICO DELLA FOLGORE RITORNA A CORRERE E SI PIAZZA!!!
2008
by webmaster


29 giugno 2008 - Pistoia Abetone


Parma- Torna il podismo al CAPAR. Grazie alla azione congiunta dello staff del Folgore Team, di alcuni Ufficiali, tra i quali il Ten Col. Luisi e il Capitano Sapienza, e del Sergente Polzella, il gruppo podistico del Capar ricomincia a dare forti segnali di ripresa.

Il "battesimo" è stata la PISTOIA ABETONE di Domenica scorsa: una gara in salita, assai impegnativa perchè tutta su asfalto, nel traffico, e... molto veloce.Le notizie sono confortanti: i paracadutisti ricominciano a piazzarsi.


Abbiamo notato con piacere un congedato del 1983 -Roberto Barbi- che ha guadagnato il primo posto nella trenta chilometri, dopo avere vinto anche le edizioni precedenti sulle diverse lunghezze .


Ecco il "servizio" che invia il neo-Tenente Colonnello Luisi, "coach" di orientering, che ha collaborato alla rinascita del gruppo podistico, e a cui mandiamo le congratulazioni per la recente nomina.





PISA- Domenica 29 Giugno un piccolo gruppo di paracadutisti ha partecipato alle prove 14 km e 30 km nell'ambito della manifestazione Pistoia Abetone Ultramarathon.

Promotore dell'uscita è stato il Capitano Agatino Sapienza, appassionato di podismo, che è riuscito a formare la squadra che ha partecipato all'evento.


Da una lettura veloce delle classifiche notiamo che il Serg. Polzella è arrivato 5° nella 14 km e il Cap. Sapienza si è classificato 12mo nella 30 km.

Nota della redazione: Il webmaster ha fatto un paio d'anni orsono la Pistoia Abetone, sul percorso più lungo, e ha avuto modo di verificare la difficoltà sia fisica che mentale della gara, che si svolge in condizioni non ideali sulla strada,aperta al traffico per su tutto il percorso.



Complimenti a tutti! Speriamo di potr correre insieme, prima o poi!


Nelle foto:

Roberto Barbi, 1° classificato nella 30 km di quest'anno, 1° nella 50 km dello scorso anno ed in quella del 2005, 1° nella 30 km del 2004, detentore del Record della manifestazione e... Paracadutista presso la SMIPAR nel 1983.







 
 
 
 
   
IL DAWA SHERPA, VINCITORE DEL CRO MAGNON, RINGRAZIA IL WEBMASTER
2008
by webmaster


PARMA- Riceviamo oggi il messaggio di ringraziamento di Dawa Sherpa, il vincitore del Cro Magnon, nepalese. Atleta eccezionale, fortissimo, che ha dato oltre due ore al nostro Olmo, incontrastato vincitore di sei edizioni.Un uomo temprato sulle montagne del nepal, con un aforza fisica e morale d'acciaio, infaticabile e veloce.
Un uomo che sposa filosofia e corsa. E i risultati si vedono. Ora vive in francia, a Chamonix , come uomo della New Balance . Ha, ovviamentem vinto tre delle quattro edizioni del Trail du Mont Blanc, la gara più dura di corsa estrema ( seconda è il Cro Magnon).


Il webmaster, come sponsor della manifestazione, riceve i suoi ringraziamenti, lui che ha chiuso in meno di 10 ore.
Dopo l'arrivo, sfiancato dalla lunga corsa, il webmaster ha dovuto reidratarsi a lungo, e non si è presentato alle premiazioni del pomeriggio. Ecco perchè Dawa gli ha scritto.

Ecco il testo:



Bonjour Valter,

JE suis désolé, car je n'ai pus vous remercier, nous avons étés très contents mon épouse et moi même, de ce privilège que vous nous avez offert, car jamais nous n'aurions put aller dans un tel hotel,et croyez moi c'était un plaisir, encore tous mes remerciements,
et au plaisir de vous rencontrez ,car Pietro ( Martinengo, uno degli organizzatori, ndr) m'a dit que vous aviez fait la course, peut être venez vous à l'UTMB, si oui venez vers moi ,car moi je ne saurai vous retrouvé, je vous joins une photo de mon arrivée
amicalement
Dawa


 
 
 
 
   
RAID DU CRO MAGNON : AFFERMAZIONE DELLA VOLONTA' CONTRO IL DESTINO AVVERSO
2008
by webmaster


Alberto Neiretti chiude con 16 ore circa, Amatobene con poco più di 18 e Orsini a 25 ore di gara, per 100 chilometri di percorso e 5500 metri di dislivello

LIMONE PIEMONTE- Gli ingredienti dell'edizione 2008 della "extreme race" (gara estrema)"raid du Cro Magnon", (14-15 Giugno 2008) erano tutti presenti, come da qualche anno a questa parte: temporali sin dalla partenza, pioggia, fango, neve in quota, vento forte sulle cime, sentieri fangosi e scivolosi, temperature sempre differenti e tanti, tanti, tanti, contrattempi e acciacchi che hanno flagellato tutti i concorrenti, compresi i paracadutisti del nostro sito.



Orsini, Neiretti e Amatobene a pochi minuti dalla partenza. Le montagne alle loro spalle li aspettano...con tante sorprese

E' stata una edizione sofferta (più delle altre), che ha indotto ben 50 atleti ad un ritiro "preventivo", visti i temporali e il torrente di pioggia alla partenza, e altrettanti ad abbandonare ai primi segnali di dificoltà "estrema", ai primi posti di controllo posizionati nei punti-chiave.


Fino all'ultimo minuto, gli organizzatori erano in attesa della luce verde dagli osservatori sul versante francese delle cime da raggiungere, perchè la notte aveva portato abbbondanti spazzolate di neve e pioggia ghiacciata oltre i 2200 metri,e avrebbe potuto ostruire e rendere pericolosi i sentieri esposti.

La severità del percorso, con i suoi 5500 metri di dislivello da affrontare quasi tutti nei primi 57 chilometri, si è unita a una gamma di "sorprese" fisiche individuali che Oogni volta, le gare come questa riservano a chi prova a superare se stesso e si trova a correre in salita. Lo sforzo avviene in un paesaggio che non fa sconti e con una meteo severa, con lo zaino in spalla, contando solo sulla capacità della propria mente di valutare e annullare i segnali negativi che a migliaia iniziano a tormentare dai primi chilometri, fino alla fine.



Nessuno dei tre ha mollato, e ognuno ha conseguito il miglior risultato possibile.


I notri atleti hanno sopportato di tutto: dalla nausea da sforzo e aiutata da qualche (solito e necessario) integratore-spazzatura che ha ritardato Amatobene di ben 3 ore ( ha dovuto porre rimedio con le solite birre alla impossibilità di bere alimentarsi per oltre 13 ore), ad alcuni acciacchi fisici e un piccolo (non tanto) infortunio al piede di Neiretti su una pietraia, fino al rallentamento di Orsini e del suo amico Domenico, che sono transitati di notte in certi punti ormai trasformati in un letto di fango e pietre, scivolosi e pericolosi, con canaloni pronti a inghiottirli.

Complimenti a tutti. La corsa in alta quota è una palestra non solo fisica ma serve anche per forgiare volontà e carattere, e loro, tutte le volte, dimostrano di averlo capito.

Ecco una piccola anticipazione delle immagini che pubblicheremo in ATLETICA, insieme a un servizio più tecnico.




foto sotto:il primo pezzo dopo la partenza. Si va verso i sentieri innevati.Anche quest'anno la partenza era stata spostata al Col di Tenda ( vecchia strada militare), per la impraticabilità del percorso dalle piste di Limone. Una soluzione che ha procurato disagi aggiuntivi agli atleti e che ha sostituito una tratta sterrata con un lungo pezzo di asfalto.



foto sotto: il webmaster ad un ristoro al 70mo chilometro ( Sospel), dopo avere attraversato 20 chilometri di sentieri fangosi e pericolosi, fradicio e infangato. Il primo ristoro dove ha potuto bere 5 birre (zero gradi) per recuperare liquidi e forze, ormai al lumicino. Nei due precedenti aveva dovuto accontentarsi di pochissimo per non provocare ulteriore nausea da integratori-spazzatura.



dopo tanta fatica, ecco come si presentava il porto di Cap D'Ail Montecarlo quando è arrivato il webmaster, intorno all'una di notte di Domenica 15 Giugno. I "reduci" del trail hanno camminato negli ultimi metri tra i tanti automobilisti del Sabato notte. Coperti di fango , con bastoncini da montagna e visi stravolti, chissà se qualcuno avrebbe mai creduto a quello che avevano passato sino a qualche ora prima.









 
 
 
 
   
CRO MAGNON: 106 KMT DI TERRORE E DELIZIA DI ALCUNI PARACADUTISTI
2008
by webmaster



PARMA- Mancano tre giorni alla partenza del "RAID DU CRO MAGNON", la "classica" estrema di 106 kilometri non stop di corsa in montagna, con un dislivello di 5500 metri(positivi) e 6500 negativi.

La partenza è fissata alle ore 05.00 del 14 Giugno a Limone Piemonte, per raggiungere, attraversando le alpi marittima, Cap D'Ail ( la parte francese di Montecarlo)

Parteciperanno anche a questa edizione i (sopravvissuti) paracadutisti del TEAM FOLGORE Alberto Neiretti di Biella, Fabio Orsini di Roma e Walter Amatobene di Parma.

Tutti e tre si sono duramente allenati. Neiretti, in particolare, è in grande forma, e ci aspettiamo un risultato eclatante.

La situazione metereologica in quota è pessima: neve a tratti sui passaggi più delicati ( la gara attraversa le alpi marittime, superando più volte i 2500 metri), al punto che l'organizzazione deciderà oggi se sospenderla oppure no.

Nel 2007, come ricorderete, a causa di una bufera di neve, venne interrotta al 30mo chilometro, quando già si registravano numerosi casi di ipotermia tra i corridori "maratonini" che si erano presentati alla partenza in pantaloncini corti, mal equipaggiati, con l'idea di aggiungere una patacchina a quelle delle sagre paesane o alle maratone-montagna-di-rifiuti a cui partecipano chiassosamente, e poterne scrivere sulle riviste-fai-da-te che gli danno palcoscenico.

Da una percentuale di italiani del 10% o anche meno (alla prima edizione del 2001 c'erano solo 10 Paracadutisti. In congedo :Nugnes,Amatobene,Orsini,Polletta,in servizio:Squadrone, Angeli, Galeotti, Logli, Magistro), siamo arrivati al 70% della edizione 2008 con un inevitabile deriva di schiamazzi, pitti-mizuno e folklore non richiesto, che vi lascio immaginare.

Speriamo che la severità del clima e del percorso li scoraggi dal comportarsi come l'ultima volta, con urla, schiamazzi da circotogni, spintoni alla partenza e cartacce sul terreno.

Se così fosse, il webmaster non esiterà a ritirarsi, come avvenne alla edizione del Trail Du Mont Blanc, dove 2500 persone, in mandria, hanno devastato i sentieri e spintonavano come ad un bagno di rimini.

Meglio le corse in solitaria ISTANT TRAIL sulle creste.

Il numero di iscritti, per decisione degli enti locali francesi che salvaguardano l'ecologia dei loro parchi ( bravi!!!) è di poco superiore ai 400 atleti.

Il webmaster figura tra gli sponsor con la sua ditta.




 
 
 
 
   
17 MAGGIO 2008 -ALLENAMENTO IN QUOTA PE RI DUE PARACADUTISTI DEL CRO MAGNON 2008
2008
by webmaster

PARMA- Pubblichiamo un interessante frammento di filmato girato oggi (17 maggio 2008) alle ore 19:30 a 1880 metri di quota, durante un allenamento notturno di Aberto Neiretti e Walter Amatobene,mentre stanno percorrendo il tratto più impegnativo della traversata Lagdei-Passo della Cisa (37 kmt) in quota, sul sentiero "00", di corsa.. Vento a 50 nodi, temperatura 5°, nebbia che non faceva distinguere le tracce...e le creste del sentiero, con salti di 300 metri che li aspettavano...

Si tratta di uno degli ultimi allenamenti "duri" per cercare di ripetere le condizioni che troveranno al Cro Magnon, il 14 Giugno, quando dovranno affrontare 108 kmt e 5500 metri di dislivello, per andare da Limone Piemone a Cap D'Ail - Montecarlo,

GUARDATE IL PRIMO
GUARDATE IL SECONDO










 
 
 
 
   
RESISTERE ALLA FATICA E ALLO STRESS DELLE GARE ESTREME
2008
by webmaster



Vi presentiamo un libro scritto da un amico dei Paracadutisti: Pietro Trabucchi


208 PAGINE
EURO 14
ordinabile con una ricerca su GOOGLE o anche su

MACROLIBRARSI

recensione di Fabio Orsini

Ho letto d'un fiato l'ultimo libro di Pietro Trabucci edito dalla Corbaccio : RESISTO DUNQUE SONO - La capacità di resistere allo stress, di superare gli ostacoli e di rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi: questa è la "resilienza".

La storia di chi è forte e l'analisi delle debolezze di chi non ce l'ha fatta. Utili consigli per capire se stessi.

Un testo cosigliato a tutti gli sportivi e chi si sfida sia in gara che in addestramento, per sopportare carichi elevati di stress psico/fisici.

Dello stesso autore troverete anche veri e propri manuali per incrementare la forza mentale e la resistenza allo stress nelle gare di lunga durata. Visitate il suo sito:


www. pietrotrabucchi.it


Pietro ha sempre dimostrato una grande simpatia -ricambiata- per noi paracadutisti ultramaratoneti : forse perchè, prima o poi, dopo averlo incontrato su tutti i campi delle gare più dure, sarà la volta di un aereo?


Nota del webmaster



PARMA- Ho incontrato Pietro Trabucchi alle prime edizioni del Raid du Cro Magnon e del Trail du Mont Blanc, quando, sette anni orsono, gli italiani si contavano sulle dita di una mano e i Trail alpini venivano considerati veri e propri "mostri" della fatica mentale e fisica, con pendenze e scenari mozzafiato.

Correre e marciare in salita per 100-150 chilometri, con maltempo, freddo, neve in quota, senza dormire e mangiando ai ristori volanti, sembrava una impresa ardua e per alcuni impossibile e Trabucchi, già consulente della nazionale di Triatlon e di altri atleti nazionali, volle approfondire.

Da psicologo, Trabucchi ha studiato le reazioni del corpo e della mente provando di persona i meccanismi mentali e fisici che spingono un atleta a cimentarsi con l'impossibile. Una vera mosca bianca, pensando ad altri (mediocri) studiosi a tavolino della materia.

Durante le gare -che ha sempre terminato, tranne un trail del monte bianco dove al 110° chilometro è stato fermato insieme al webmaster per ipotermia- , ha incontrato diversi personaggi italiani fuoriclasse, strani e leggendari, che gli hanno spiegato la loro vita di atleti di sacrificio.

Una indagine che per Trabucchi sarebbe stata assai più difficile oggi, dopo che sono arrivate ai super trail centinaia di ipertecnologici ex maratoneti, tutto integratori, mizuno e satellitare -e cerotto al naso- , a caccia di patacche di cui vantarsi nei forum. Gente irriguardosa della montagna, chiassosa e talvolta ignorante, veri inquinatori dell'ambiente, con centinaia di cartacce di ogni tipo buttate sui sentieri.

Chiedo a Trabucchi, dopo il successo del libro che Vi stiamo consigliando, di indagare su questo "terzo stadio" -mortale- di una attività una volta nobile e didattica, che gli italiani stanno "bruciando" e "consumando" con tanto di riviste dedicate.

Dal 2000 in poi, sono inspiegabilmente "emigrati in massa" dalle maratobne su strada, iscrivendosi alle gare francesi di corsa in montagna e in altri posti desertici, e sucessivamente hanno creato una confusionaria e incontrollata serie di gare italiane a imitazione di quelle d'oltralpe, ormai in numero eccessivo.

Tutti ultra-trailer, quindi, in Italia!. Pietro: spiegaci perchè. E soprattutto facci sapere perchè la percentuale di ritiri, sempre altissima, è ora ben oltre il 50% e gli imbecilli sono in aumento anche in montagna!!!





 
 
 
 
   
KARATE DEI PARACADUTISTI
2008
by webmaster


4 Marzo 2008

LIVORNO- Nel tempo libero, alcuni paracadutisti del 187° e il Tenente colonnello Vanini, svolgono una intensa attività di allenamento per mantenere gli altissimi livelli tecnici raggiunti e approfondire alcuni aspetti tecnici della loro disciplina.

Il "maestro" del gruppo che, quando è in servizio, si occupa di addestrare gli istruttori di difesa personale dei Paracadutisti, dopo un periodo di missione e di lontananza dalla palestra, sta approfondendo proprio le tecniche "Kashima Shinryu" dello Ju Jutsu, in procinto di essere trasferite ai propri allievi.


Lo stile viene definito "micidiale" dai tecnici, e gli è stato insegnato dalla signora keiko wakabayashi, allieva diretta del fondatore il maestro kuni.

TUTTE LE FOTO DEGLI ALLENAMENTI




 
 
 
 
   
I PARACADUTISTI DEL TEAM FOLGORE SUL MONTE SERRA PER RICORDARE LA TRAGEDIA DEL 1977
2008
by webmaster



SABATO 1° marzo 2008-Calci (PISA)

I paracadutisti del TEAM FOLGORE hanno partecipato ad una gara in salita sul Monte Serra, in memoria dei 44 caduti della Accademia Militare della Marina (3 di equipaggio della 46ma), che il 3 marzo 1977 hanno perso la vita con uno schianto contro la montagna.

Si è accaparrato il secondo posto il primo maresciallo paracadutista Rosario FILIPPIS

Si tratta della seconda edizione del " Gran Premio del Montesera Ragazzi del Vega 10" , gara nazionale FIDAL CORSA SU STRADA IN SALITA DI Km 9,260.

Hanno partecipato atleti in servizio dell'Esercito, Marina e Aeronautica.

La gara si à svolta in un magnifico ambiente naturale pieno di significato storico e culturale.

Circa duecento appassionati della corsa in salita hanno preso il via dal piazzale antistante la Certosa di Calci concludendo la loro fatica davanti al monumento/faro sul monte Serra dove si concluse il triste volo del Vega 10 con le giovani vite che trasportava.

Il lunedì successivo negli stessi luoghi è stato celebrato solennemente l'anniversario della tragedia, presenti i vertici della Accademia Militare, della 46ma aerobrigata e il comandante della Folgore.

TUTTE LE FOTO



Alfio PELLEGRIN

 
 
 
 
   
IL SERGENTE MICHELE POLZELLA DEL CAPAR, AI CAMPIONATI ITALIANI DI CAMPESTRE
2008
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17 Febbraio 2008

PISA- Il Sergente Paracadutista Michele Polzella,"vecchio" amico del sito e atleta di mezzofondo di primo piano, che corre anche con i colori della Folgore, è in piena forma.

Nonostante un lungo periodo fuori città dedicato al corso Sergenti, brillantemente superato,e alla famiglia, allietata dalla nascita di un bambino, non ha mai smesso di allenarsi, con grandi sacrifici personali e sempre oltre l'orario si lavoro,ed è rimasto nel circuito dell'agonismo di alto livello sulle tratte veloci del mezzofondo in pista, non disdegnando anche le campestri.

Intanto, il 4 febbraio, al Mandela Forum di Firenze, i Campionati Toscani sui 3000 metri, il "guerrigliero" Michele Orazio Polzella, dopo un sufficiente 1500 dispitato due giorni prima, è tornato in pista, ancora più motivato del solito, riuscendo a piazzarsi al secondo posto in 9’20”62, a pochi centesimi dal suo personale.

Diventato tecnico di riferimento di una società sportiva amatoriale pisana - la Polisportiva Corso Italia(cliccate qui), gli è stato chiesto di "prendere in mano" la sezione Atletica del Folgore Team, di cui il nostro sito è co-fondatore e sponsor e di cui ha fatto parte in passato.

Il gruppo sportivo dedicato ai paracadutisti in servizio e in congedo, dovrebbe, col suo ritorno, "spingere" in chiave agonistica, oltre che amatoriale, un settore che darà certamente molte soddisfazioni alla Folgore, che già miete successi e un forte ritorno di immagine nel ciclismo.

Nei programmi di Polzella ci sono ancora un paio di anni di fondo veloce, per poi passare alle maratone, dove vanta già tempi intorno alle due ore e trenta o poco di più.

Una promessa vera e propria anche per lo sport militare, sotto le cui insegne corre regolarmente.



CAMPIONATI ITALIANI DI CORSA CAMPESTRE

Michele sta disputando oggi a Monza la prova valida per il campionato italiano di corsa campestre, dove figurano , tra gli atri, atleti del calibro di Baldini.

Il Sergente Polzella ha superato le qualifiche e disputerà una gara combattuta e faticosissima. Non si tratta della "sua" corsa, e mai come oggi voleva semplicemente "partecipare e arrivare nei primi cento".

Seguiranno i risultati.







 
 
 
 
   
APERTE LE ISCRIZIONI AL GRUPPO SPORTIVO PARACADUTISTI CAPAR
2008
by webmaster




PISA- IL GRUPPO SPORTIVO ESERCITO CENTRO ADDESTRAMENTO PARACADUTISMO informa tutti i paracadutisti in congedo o dell'ANPDI che sono aperte le iscrizioni per la stagione 2008.


Il GSE CAPAR è la divisione di ATLETICA LEGGERA del "FOLGORE BIKE", che è diventata una tra le più attive ed efficienti associazioni sportive della Toscana, delegata dallo Stato Maggiore Esercito anche alla organizzazione del campionato italiano militare.


L'appartenenza al Gruppo sportivo non dà alcun obbligo all'atleta, se non quello di iscriversi alle gare da lui scelte con il nome della società di appartenenza, per la diffusione del nome.


A chi si iscrive verrà fornito ( se sarà richiesto) il corredo ( maglietta, canottiera, tuta e borsa), dietro versamento di un rimborso spese che sarà comunicata a breve.


Le manifestazioni di riferimento dove incontrare gli iscritti in servizio o in congedo del gruppo di ATLETICA sono:

- maratona di Pisa ( maggio)
- raid du cro-magnon (giugno)
- ultra trail du mont blanc (agosto)
- maratona di Firenze ( novembre)
- maratone di Livorno (novembre)


La "vocazione" del gruppo dei Congedati è quella della corsa in Montagna.

Durante l'anno saranno organizzati vari "stage" in Italia ( Apuane, appenino emiliano, Gran Sasso), di allenamento.



L'iscrizione può essere richiesta al sito www.congedatifolgore.com che è responsabile del coordinamento dei congedati e dei paracadutisti ANPDI.


Per icriversi è obbligatorio produrre un certificato medico che indichi l'idoneità all' ATLETICA LEGGERA agonistica.

La quota di iscrizione è fissata in euro 50, che comprendono anche l'assicurazione che il Gruppo sportivo stipula a favore degli atleti.


NON PERDETE L'OCCASIONE DI POTERVI FREGIARE ANCORA DEI NOSTRI SIMBOLI!







 
 
 
 
   
I TEMPLARI: CAVALIERI DI CROCE E SPADA. RAUID DU TEMPLAIR: UN AMICO DEI PARACADUTISTI C'E STATO
2007
by webmaster



PARMA- Un amico di tante "battaglie" sulle alpi francesi e le colline e i monti italiani, Massimo Guidobaldi di Roma, un ultra trailer-skyrunner che ha terminato il TRAIL DU MONT BLANC cantando l'inno della Sassari, è stato recentemente sul percorso di un trail alpino francese duro e affascinante -gara-mito per gli skyrunner europei-, che si svolge sui percorsi dei Templari.

Per molto tempo ha corso insieme ad Alessandro Nugnes, istruttore paracadutista romano, che ora ci tradisce con le arrampicate in condizioni "strizzaculo" (parlando con rispetto).

Ecco il suo scanzonato -come è nel suo carattere di sdrammatizzatore- racconto di una gara con 3000 metri di dislivello e una meteo balorda, che ha corso dopo avere perso gli occhiali...Visto che le disgrazie non vengono mai da sole, c'era pure NEBBIA!!!!


LEGGETE IL RACCONTO ( CON FOTO)


 
 
 
 
   
UN CARABINIERE DI FERRO
2007
by webmaster



PARMA- Ospitiamo in queste pagine un amico Carabiniere, incontrato in diverse gare , che dimostra di possedere le qualità che un atleta che corre in montagna deve avere:

Umiltà, rispetto per la natura e per gli altri corridori, rispetto per i luoghi e... tanta forza.

Ci fa piacere che sia un Militare dell'Arma. I carabinieri sono stati sempre tradizionalmente rispettati dai Paracadutisti -ricambiati- e mai come in questo caso uniti da una passione difficile ed esigente.

Giovanni Baldini, nemmeno quarantenne, ha un curriculum d'eccezione.

Ultra Trail du Mont Blanc:
3 partecipazioni e 2 volte finisher;
Jungfrau Marathon: 13 volte finisher;
Tre Cime di Lavaredo Corsa Alpina: 2 volte finisher

Come ogni skyrunner che si rispetti, sceglie solo le gare più dure e duramente si allena, rigorosamente in solitaria, sulle cime che trova in Lazio e in Abruzzi.

Quet'anno ha fatto un "trittico" che avrebbe ammazzato un cavallo.

Lo consideriamo un appassionato di "Istant trail" anche notturni, sferzato dal vento, che gli tiene compagnia , come scrive.

Peccato che gli piacciano ancora tanto le gare ora trasformate in circo-business....ma siamo certi che molto presto diventerà un INSTANT TRAILER puro...


Leggete l'articolo e -soprattutto- apprezzate lo spirito col quale partecipa.



GUARDATE LE FOTO DELLE TRE IMPRESE DI AGOSTO-SETTEMBRE 2007





“PER ANGUSTA AD AUGUSTA” (PER VIE STRETTE AD ACCELSI LUOGHI).
ULTRA-TRAIL TOUR DU MONT BLANC – JUNGFRAU MARATHON – TRE CIME DI LAVAREDO CORSA ALPINA/DREI ZINNEN ALPIN LAUF.

Legenda per capire meglio l'articolo: km = chilometri percorsi - + = dislivello positivo accumulato)


VITERBO- Titolo con la massima latina questo racconto e spero di essere chiaro ed il più conciso possibile, anche se non è affatto facile e,temo (spero di no) di annoiarvi.

Il mio obiettivo sportivo di quest’anno era solo quello di portare a termine, Il "non plus ultra" delle corse di resistenza estrema, ovvero l’Ultra-Trail du Mont Blanc.

Sono ormai da diversi anni che partecipo a gare di fondo e gran fondo ma, con l’avanzare dell’età, sto diventando sempre più esigente, quindi ho abbandonato le cosiddette corse volgari, dove la gente si “scanna” per la conquista di salumi spesso di bassa qualità e vanagloria.

Ora voglio solo il contatto con la montagna e con la gente che l’ama. Preparare ed avere la fortuna di arrivare in forma a questo appuntamento, non è una bazzecola. Quattro sono i punti cardine per affrontare questa sfida:
1. profondo amore per il Creato, cioè sentirlo radicato in ogni tuo viscere;

2. determinazione;

3. serio allenamento;

4. umiltà, soprattutto molta umiltà.

Partire con queste quattro premesse si è percorso gran parte del lungo ed impervio cammino. Mentre durante l’estate nella Tuscia e dintorni si assisteva ad un proliferare di sagre culinarie di ogni genere: dalla cicerchia, al lattarino fritto dorato, allo stratto al tartufo (?) ecc. ecc., mi dedicavo con immenso piacere a durissimi allenamenti.

Indimenticabili, faticose ed allo stesso tempo stesso esaltanti, sono state le diverse solitarie in notturna sulle magiche montagne d’Abruzzo, sul Gran Sasso d’Italia, affrontanto i dislivelli spaccacuore da Fonte Cerreto (AQ) arrivando, per le creste della Portella, sino al Corno Grande per la via direttissima. Massimo Guidobaldi, Domenico Peruzzini e Raffaello Alcini mi subissavano di telefonate per supplicarmi di non andare dicendomi: “Ma dove vai da solo di notte, sei pazzo!”. Ma che solo e solo, avevo la compagnia della luna, delle stelle, del vento, a volte sferzante, che mulinava attorno al mio corpo, scuotendomi come un fuscello, vi sembra poco?

Ricordo particolarmente con nostalgia il bivacco all’addiaccio, sempre in notturna, sulla vetta del Corno Grande (quota m.2912) sotto una luna accecante avvolto nel mio sacco letto a fianco la rassicurante croce benedetta da Giovanni Paolo II a San Gabriele (AQ) (si racconta che quel Santo soleva solcare in anonimato quei sentieri), dopo aver raggiunto la cima in una rovente giornata di fine luglio.

Un tuffo al cuore mi colpiva nel vedere il sinistro bagliore degli incendi che si potevano scorgere dall’alto a grande distanza sul gruppo del Velino-Sirente (AQ), ed all’agonia del ghiacciaio del Calderone (l’unico in Europa a quelle latitudini). Come dimenticare con gli amici Pino Ruzzon, i predetti Domenico e Massimo la pericolosa attraversata sulle affilate creste del “Centenario”. Del Grand Raid du Mercantour (F), corso a metà giugno, classificato nelle prime 4 corse in montagna più tecniche al mondo (km 102 +6586), ho già entusiasticamente scritto.

Dall’Appennino ora si passa alle amatissime Alpi.

Venerdì 24 agosto 2006, ore 18,30, a Chamonix in Francia,
ancora una volta ci sono, sotto l’ affascinante palco di partenza dell’oramai epico U.M.B., ottimamente equipaggiato con uno zaino pesante che conteneva materiale e viveri per affrontare qualsiasi condizione climatica (fino a martedì, prima nevicava a quota m.2300…). Un brivido m’attraversava il corpo dall’emozione e dalla gioia solo per essere lì, avvolto dal grandioso ambiente glaciale del Monte Bianco. La vista di lasciava senza fiato. Mi immergevo nella preghiera di ringraziamento all’Onnipotente per avermi dato la possibilità di poter ancora una volta gustare quel Paradiso. L’aura mistica che pervade la montagna è arcinota: Gesù sul Tabor, Mosè sul Sinai, San Francesco d’Assisi sul Subasio…

Anche per le altre confessioni religiose le montagne sono dimora delle loro divinità.

In quel momento eri tu, un puntino insignificante di fronte al gigante, con le tue aspirazioni, col desiderio di poterlo abbracciare nei 163 km e circa 9.000 mt di dislivello positivo del periplo, entro il tempo massimo di 46,30 ore, ed avevi a disposizione la sola forza propulsiva delle tue gambe! Spengo il cellulare e il cordone ombelicale che mi univa col resto del mondo, era costituito da un braccialetto che aveva due microchip:il primo per la rilevazione del tempo ed il secondo aggiornava la pagina web del sito dell’U.M.B., così chiunque poteva conoscere in tempo reale i tuoi passaggi ai varchi elettronici, con le proiezioni finali. Viva la tecnologia!

Non erano i presenti lì i miei carissimi, e scusatemi se dimentico qualcuno: Filippo Fortini, Enrico Alfonsini, Roberto Paolini, Massimo Guidobaldi,Paolo Bna, Tonino Tonucci, Tullio del Brubaker Store, Pino Tenti, Ferdinando Iacovelli, Raffaello Alcini, Domenico Peruzzini, Alex Nugnes, Bruno Dei, Andrea Celestini, Luigi Groppi, Tonino Camertoni, Patrizia Mandini e Carlo Basili. Tuttavia, avvertivo il loro incitamento: “Marcia o crepa!”

“Tutte le pietre del Gran Sasso dicono forza…”. C’era anche il superatleta, amico - espertissimo di corsa in montagna - Marco Galletto da Trivero (BI), grande personaggio di potenza atletica non comune, colpito da un lutto il martedì antecedente l’U.M.B.. Aveva il morale a pezzi, ma comunque voleva provare a partire. Mi attendeva alla partenza Stefano Tonchi con grandi ambizioni personali.

La tensione prima del via saliva alle stelle e partivo a ridosso dei primi. Era importante non rimanere schiacciati dalla foga degli oltre 2.200 partenti (uno sproposito per questo tipo di competizione), prima per le strette vie di Chamonix (F), poi nei sentieri che portavano a Les Houches (F). Da notare l’elevata presenza del gentil sesso e, come dice il saggio Paolo Bna, c’era molto “becchime”; tante belle ragazze, competitive più che mai, ma dovevo stare attento a rincorrerle: a Les Houches (F) c’era ad attendermi la mia famiglia al completo, suocera inclusa, armata di matterello (non si scherza mica coi sardi). Non me ne vogliano i loro compagni/mariti, ma le affascinanti maratonete: Paola, Tiziana, Chiara, Barbara, Eliana, pure loro rimaste a Viterbo, avrebbero fatto la loro ammirevole figura.

Arrivava la prima variante rispetto al percorso originario (ora più lungo e con più dislivello, tanto per gradire…). Da Les Houches (F) (km 8 +123) dopo aver lambito la tormentata colata glaciale dei Bossons, invece di prendere per il Col de Voza (F) attaccavo la salita che portava all’Alpage de La Charme (F) (km 14,3 + 936), lunga e faticosa. Due agguerritissime atlete nipponiche con la bandiera di guerra del Sol Levante, schizzavano via con ritmi indiavolati.

Il loro vento divino, cesserà poi di soffiare: per la prima in prossimità del Grand Col Ferret (I) e per l’altra davanti ad un trancio di una squisita torta di mirtilli neri nel punto di ristoro di Champex Lac (CH). Il seppuku (il suicidio del samurai con la catana), credo che se lo siano risparmiato. All’alpeggio dominavano grandiose les aguilles du Gouter e di Bionassay, mi aspettavo un incontro con la classica fauna alpina (stambecchi, camosci, marmotte ecc.), invece eccoti un branco di maiali, sì porci, propriamente detti, educati anche quelli, se non addirittura profumati.


Per un dislivello negativo di circa mille metri, piombavo attraverso una pista nera da sci, a gambe levate, nell’incantevole paese di Saint Gervais (F) (km 20,1 quota m.807). Il paese ovviamente in fermento per l’avvenimento, il bagno di folla commovente. Volevo rimanere lì per gustarmi la festa, ma avevo altro da fare, non avevo tempo…

Ora, su col morale per affrontare una sonora batosta, ossia l’interminabile ascesa per arrivare al Col de Bonhomme (F) (km 41,7 + 2642), ben 1600 m. circa di dislivello positivo. Calava la notte, ma la luna piena rendeva l’atmosfera surreale. Guadavo torrenti, attraversavo foreste incantate di conifere, con la sagoma scintillante dell’immensa piramide sommitale del Bianco, luminosa come non mai che vegliava su di me, incutendo terrore. Mai dare del tu alla montagna (io do il dovuto rispetto anche alla Palanzana, il monte di Viterbo, alto appena 803 m.), in un attimo lei ti può avvolgere in una stretta mortale, e sono noti purtroppo i tragici eventi di quest’estate proprio qui sul Bianco.

Arrivato a Les Contamines (F) (km 30 +1463), indossavo una calda maglia termica, mi equipaggiavo con una doppia frontale e calzavo dei guanti del tipo muffole. La folla onnipresente e a dir poco straordinaria, ti incitava a squarciagola, ti faceva sentire una sorta di eroe e ciò mi procurava un certo imbarazzo anche se mi faceva decisamente piacere. I bambini, poi, meritavano un riconoscimento particolare. Supereducati, improvvisavano ristori, dispensavano sorrisi e volevano il contatto con te chiedendoti con insistenza “il cinque”. Spero di averli accontentati tutti, Dio solo sa quante manine sono schioccate sul mio palmo. Le gambe giravano bene. Dopo il ristoro della Balme (F) (km 38 +2019), il sentiero s’impennava e salivo velocemente di quota per raggiungere per un itinerario decisamente tecnico il Col de Bonhomme (F) (km 41,7 +2642) e, dopo aver attraversato un nevaio piuttosto esteso e profondo, giungevo al refuge de la Croix du Bonhomme (F) (km 43,6 +2792). Ero nel cuore della notte in uno dei passi alpini usato fin dagli antichi romani per valicare le Alpi e dovevo arrivare per un infido interminabile scosceso pendio invaso da fango, tanto fango, costellato di sassaie e impetuosi ruscelli all’abitato di Les Chapieux (F). Questo tratto è risultato il più pericoloso. Molti atleti per l’impeto di arrivare chissà dove (la strada per il traguardo era ancora lunghissima ed aspra) si lanciavano giù per la discesa come forsennati e non pochi tonfavano a terra. Io me la sono cavata, miracolosamente, con una sola innocua caduta. Lì a Les Chapiex (F) incappavo in una grottesca gaffe. I tavoli, illuminati da un’ingannevole luce tenue, erano imbanditi di ogni ben di Dio. C’erano quattro scodelle e dal colore bianco nel loro contenuto credevo accogliessero della mousse di cui sono ghiotto. Invece era sale! Appena mettevo in bocca con avidità il cucchiaino, tra gli sguardi atterriti degli efficientissimi volontari, iniziavo a contorcermi per il disgusto e ingurgitavo come una furia del brodo caldo. Che figuraccia!

Ecco, adesso si presentava il Col de La Seigne, confine italo-francese (km 59,2 +3793). Nelle due precedenti edizioni dell’U.M.B., avevo accusato in questo itinerario delle forti crisi. Nel tratto di asfalto di circa 3 km, come solito procedevo dormendo, una tecnica che ho affinato nel tempo durante le varie competizione di durata, ed avevo una buona cadenza. Mi distraevo ed ad un tratto, dietro di me, non vedevo più la scia frammentata della lampade frontali dei concorrenti. Avevo perso la strada allo Chalet des Mottes (F), ma un buon pastore nell’oscurità, in posizione ieratica, mi indicava la giusta via. Evocativo? Il sentiero che portava in cima al colle, se non lo conosci ti sfianca. Infingardo, quando sembra di essere arrivato in cima, ecco apparire un’altra rampa, sempre più ripida, e così via. Poco prima del valico le gambe cominciavano a tremare, stava arrivando la crisi, che la tamponavo mangiando del prosciutto cotto. Entravo allora nella mia Italia, e l’atmosfera sportiva cambiava decisamente (in peggio), non il panorama che era semplicemente fantastico. Accoglienza algida, al ristoro ubicato sotto il rifugio Elisabetta Soldini della Val Veny (km 63,1) , rispetto a quelli dell’altro versante del massiccio in cui dimora una civiltà sportiva evolutissima. L’italiano, in genere, non è uno sportivo ma un tifoso. Dimostra il fatto, che nella mio amato Paese esistono tre quotidiani sportivi nazionali, cui sarebbe meglio definirli giornali del calcio, dove si discetta in gran parte, salvo rare eccezioni, solo di quello. Uno sport che adoravo, violentato dagli sporchi interessi, ora sprofondato nel mio oblio.

Correvo lungo la carrozzabile che lambiva l’acquitrino del Lac Combal (I) (km 65,5) accanto la morena laterale del ghiacciaio del Miage e poi in alto per l’erta dell’Arete du Mont Favre (I) (km 67,8 +4258). In cima iniziava ad albeggiare ed il contorno che si presentava dopo avanti ai miei occhi, era a dir poco stupefacente. Il mio sguardo, spaziava dai ghiacciai del Miage e della Brenva. Svettavano le aguilles de Glaciers, de Trélatete, il Dome du Gouter, e sopra a tutti la severa parete est del Bianco e sotto il suo alabardiere: la terrificante Aguille Noire de Peuterey. Non nascondo che mi veniva un groppo alla gola dalla contentezza. In compagnia di due atleti spagnoli, pardon, dei paesi baschi, come tenevano a precisare, condividevo tale gioia. Ad est svettava l’inconfondibile sagoma del Cervino ammantato di neve. Arrivavo in una deserta Courmayeur (I) di slancio ed in forma (km 76,9). Ristoro volante e via per le eleganti vie del centro. Perbacco, mi ero sbagliato, dovevo arrivare al rifugio Bertone (I) (km 81,8 +5067) ed avevo preso il vecchio tragitto (quest’anno era stato modificato per meglio far defluire i 1500 atleti della quasi concomitante Courmayeur (I) – Champex (CH) – Chamonix (F)). Un gentile commerciante mi indicava a gran voce l’itinerario giusto.

Non portavo il cronometro, per non incorrere all’ansia di prestazione, il mio punto di riferimento era il sole che si era appena levato, e capivo che viaggiavo su ritmi sostenuti rispetto all’edizione 2006, pur essendo in conserva. Me la prendevo comoda ed al Bertone (I) iniziavo, in una stupenda mattinata, la formidabile attraversata della Val Ferret valdostana (I) dall’alpeggio superiore di Malatrà. Non mi stancherò mai di dire che stavo attraversando una delle valli più belle del mondo dove svettavano solenni, intervallate dalle masse glaciali del Frebouze, del Triolet e di Prè de Bar: il Dente del Gigante, Les Grandes Jorasses, il Mont Dolent. Bruno Dei, esperto alpinista, che ha visitato le principali catene montuose del globo, mi ha confermato che il luogo riveste caratteristiche himalayane. Al rifugio Bonatti (I) (km 89,3 +5482), speravo di trovare il mitico Walter per tributargli onore. Non era lì ma mi è bastato sapere che egli gode di ottima salute.

Ad Arnuva (I) (km 93,6 +5578), avanzavo su in direzione del Grand Col Ferret (confine comune italo,franco svizzero (km 98,2 +6346). La salita, al pari di quella del Col de la Seigne, si rilevava particolarmente impegnativa specialmente il primo tratto, sino al rifugio Elena (I) (km 96,1 +5871) a causa di un sole implacabile che mi faceva grondare il volto di sudore. Iniziava ora la feroce selezione ed il trail diventava una gara ad eliminazione. Ho superato atleti delle più disparate nazionalità, dagli Stati Uniti al Sud Africa all’Australia che gettavano la spugna per lo sfinimento o grane fisiche. Al valico, facente parte delle alpi Pennine (il confine geografico delle Alpi Graie e Pennine è invece al vicino Petit Col Ferret), era affollato da escursionisti che approfittavano delle condizioni meteo eccellenti, per potersi godere un panorama che ha pochi rivali al mondo. Mi addentravo in territorio elvetico per un ampio sentiero e, alla mia destra, mi faceva compagnia la poderosa vetta del Grand Combin (CH), anch’essa ammantata dalle nevi eterne.

Scendevo di quota e dall’Alpage della Peulaz (CH) (km 101,7) arrivavo presto a La Fouly (CH) (km 107 + 6357). Soffrivo il caldo, tant’è che mentre mi godevo la traversata della selvaggia e rilassante Val Ferret svizzera, terminavo l’acqua. Non era un problema, non mi trovavo mica in mezzo al deserto! Ero contornato dalle nevi perenni del Monte Bianco che mi rifornivano a volontà del liquido vitale attingendo dai tanti ruscelli e fontanili che si trovavano lungo il tragitto. Riuscivo a gestire al meglio questa difficile fase calando l’andatura. A Praz de Fort (CH), l’abitato che sembrava uscito da una favola, regno dei folletti e dei puffi, il punto di ristoro era stato eliminato. Tuttavia, dalle fatate case di legno dove era stipata la legna con ordine maniacale, invece di Gargamella, il perfido nemico dei citati puffi, che poteva darti il colpo di grazia, spuntavano fuori bambini entusiasti che ti offrivano da bere. Bellissimo!

Dopo una tregua, si cominciava di nuovo a salire. Da Issert (CH) (km 117,2 +6429) arrivavo accolto dal suono lugubre ma affascinante degli alphorn, i lunghi corni svizzeri suonati da azzimati orchestrali, sull’altipiano che ospitava alle rive di un lago cristallino, l’incanto di Champex-Lac (CH) (km121,8 +6890). Nell’edizione trascorsa, ero giunto sotto una pioggia battente,ma stavolta il tempo sembrava tenere ed il colpo d'occhio sempre immensamente bello. M’involavo verso il sentiero del Bovine (CH). Per imboccarlo penetravo in una remota vallata attraverso una impenetrabile foresta calando di quota. Attaccavo l’erta del Bovine (CH) secondo punto più difficile del trail attraversando sassaie e vorticose acque di fiumi glaciali senza tregua, fino all’alpeggio. Sembrava non finire mai. Quando si ci cimenta in questi immani sforzi, la tua mente si isola, non pensi assolutamente a nulla, oppure preghi, o richiami alla mente chi non è più con te a poter condividere le passioni che ti accomunavano. Allora, gli occhi s’inumidivano al ricordo di Vincenzo Apuzzo, atleta di grandi potenzialità a cui è stato intitolato, con una toccante cerimonia, il bel pattidrodomo di Narni scalo (I - TR) e di Vincenzo Palma. Sono un misero peccatore e non ho i requisiti per guadagnarmi il paradiso, ma il buon Buon Signore me lo stava facendo assaporare, su questa terra, sugli spietati percorsi del re delle Alpi,in condizioni atmosferiche forse irripetibili. Ero all’alpage de Bovine (CH) (km 131 +7594) non come nel 2006 quando stavo rischiando la pelle nel mezzo di una tempesta di fulmini e pioggia gelata. Il problema che avevo nuovamente finito l’acqua e nè potevo rifornirmi dalle acque di fusione delle nevi perché sopra pascolavano in libertà le caratteristiche mucche pezzate. Poco prima del punto di ristoro un piacevole incontro con una sinuosa vipera adulta. Era spaventata, lo si poteva capire dal movimento agitato della sua lingua bifida. Aveva ragione poverina: ero io l’intruso.

Mi aspettava sotto nella vallata Trient (CH) (km 137,2 +7668), mi gettavo nella discesa velocemente, prestando molta attenzione a non mettere il piede il fallo in mezzo ai sassi. Il ricordo della passata edizione era ancora vivo, quando in quella china procedevo disperatamente sotto la tempesta rischiando l’assideramento. Come cambia la dimensione spazio tempo in condizioni climatiche opposte. La discesa questa volta mi sembrava interminabile. Il Col de La Forclaz (CH) era affollato dagli accompagnatori e Trient (CH) era ancora maledettamente sotto e lo raggiungevo con impeto. Paesino naturalmente ordinatissimo e lindo. Molto bella nella sua semplicità la chiesa. Lo staff dei volontari dell’organizzazione sempre efficienti, gentili ed ospitali. Al ristoro, solo un paio di bicchieri di Cola (in totale ne avrò bevuta un ettolitro!) e via per l’ultimo difficile colle di Catogne/Les Tseppes (CH) (km 142 +8446). Avevo a disposizione molta luce e ciò significava aver proceduto con ritmi di primato personale. Davvero durissima la salita ma la fatica veniva mitigata dalla veduta del Plateau e del ghiacciaio di Trient, considerato – a ragione - come uno dei punti più suggestivi del gruppo. Nel 2006 in quel tratto viaggiavo nel buio della notte. Attraversando quelle malghe si scorgeva a valle la ridente cittadina di Martigny (CH) del cantone Vallese. A poca distanza alla Frontiera franco-svizzera di Les Essert (km 143,9) calava il buio dopo una giornata che passerà nei miei annali per intensità emotiva.

Giungevo a Vallorcine (F) (km 146,7) Mancavano 18 km al traguardo, pochi se si era gestita bene la gara ma un’infinità per chi era sfinito e si trascinava con la sola forza della disperazione. Non credevate mica che era finita. C’era ancora il Col des Montets prima dell’Argentiere (F) (km 153,1 +8662). Dall’Argentiere mancavano poco più di 10 km all’ambito traguardo di Chamonix. Ora viaggiavo nella Valle dell’Arve in compagnia di Patrick, una forte guida alpina svizzera. L’andatura aumentava incessantemente. Eravamo entrambi al settimo cielo dalla visione, grazie all’abbagliante luce della luna, dei contorni spettrali rispettivamente delle Aguilles Verte, di Chamonix e Du Midì. Eravamo a un passo dalla meta. Due piccole sorpresine ancora ci attendevano: due salite impegnative perché la strada era cosparsa di radici tra cui quella per arrivare al Petit Balcon. Giungevano infine a Chamonix poco dopo mezzanotte di domenica 26 agosto (km 163,4 +8835) e tagliavamo il traguardo tra grida di esultanza ed abbracci. Correvo a ritirare i sacchi che contenevano indumenti di ricambio non utilizzati lasciati rispettivamente a Courmayeur (I) e Champex Lac (CH) e la sala era ancora stracolma di bagagli. Poi mi recavo al dormitorio - praticamente vuoto - che nei giorni precedenti era adibito a centro maratona. Mi rendevo solo ora conto di aver portato a termine un’ impresa che è andata al di là di ogni mia aspettativa, anche se per me, il riscontro cronometrico, è solo un marginale dettaglio. La mia gratificazione era di essermi confrontato, da valligiano, con i più forti atleti al mondo della specialità di corsa in montagna. Ottime notizie anche per Marco Galletto, Stefano Tonchi, Marco Mariani (torinese conosciuto al Mercantour (F)) e Fabio Marri che portavano a termine la fatica, non senza problemi, con ottimi tempi. Complimenti per la loro tenacia!


All’inizio dell’anno,come mio solito, avevo preso degli impegni sportivi. Così come potevo mancare all’appuntamento con la maratona della maratone, quella che più di ogni altra adoro? In compagnia del piacentino Luigi Groppi, due settimane dopo il Bianco, partivo per partecipare alla 15^ edizione della “Jungfrau Marathon” (km 42,195 +1829) sulle Alpi Bernesi della Svizzera centrale.


Non c’erano quest’anno i coniugi neogenitori (ironman/woman) Frank Schmidt e Francesca Fortini di Zurigo. Era nato da pochi mesi il piccolo Filippo e la maratona gliela stava facendo fare lui con nottate insonni per le poppate. A loro il più affettuoso abbraccio ed al prossimo anno (spero tanto). A Luigi, nobile e mite persona (eccetto quando nel suo intestino si scatena il famigerato “Byfidus Actiregularis”…), di resistenza fisica che non ha eguali, raccomandavo di effettuare durante l’estate un adeguato allenamento sulle sue montagne.

Non avevo il minimo dubbio sulle sue capacità atletiche, perché aveva già dato prova delle sue capacità avendo partecipato in mia compagnia a vari impegnativi trail. Poi quale allenamento migliore del suo incessante lavoro da sgobbone emiliano che lo costringe a dormire non più di otto ore (la dose giornaliera generalmente raccomandata dai medici) la settimana. Sì avete letto bene, la settimana. Nessuno può reggere i suoi ritmi infernali! Gente d’altri tempi. Tenevo molto perché partecipasse alla mia Jungfrau, scusate l’egoismo, ma ero “solo” alla 13^ partecipazione consecutiva ed il motto era sempre lo stesso: “Ci tornerò finchè avro gambe!”. Correva l’anno 1996…

Sia noto a tutti della perfezione che esiste in Svizzera. Ho commentato più volte questa maratona e non ho più parole per definirla, perché ho utilizzato tutti i più bei aggettivi possibili del dizionario della lingua italiana e non vorrei essere ripetitivo. Più delle parole contano i fatti: raffinatissimo ambiente internazionale con altissimo grado di educazione tra gli atleti e locali; assistenza di prim’ordine; non un millimetro, dico un millimetro, di questa corsa risulta noioso; ovviamente panorama mozzafiato; docce calde per tutti i 3700 atleti all’arrivo sulla Kleine Sheidegg (CH), senza fare la fila con specchi e phon in abbondanza! Luigi era estasiato, non faceva altro che dirmi: “Bella, fantastica, grazie Gianni!”.

Rispondevo che non doveva ringraziare me, ma il Padreterno che ci ha donato quei luoghi (dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità) e quella civiltà. E’ un dovere morale di tutti contribuire alla salvaguardia della natura per le future generazioni. Luigi accusava una forte crisi a Lauterbrunner (CH) al km 26, proprio quando doveva affrontare l’impegnativo tragitto che portava a Wengen (CH). Aveva dolori dappertutto e confessava che durante l’estate aveva corso non più di 6 volte a causa degli impegni di lavoro…

La giornata era da incorniciare, alla partenza le nuvole coprivano i 4000, ma poi il cielo si apriva di uno sfolgorante azzurro. Davanti si presentavano straordinarie più del solito, grazie alla neve che era caduta in abbondanza due giorni prima sino a quota 2000 m., le tre stelle delle Alpi: Eiger, Monch e Jungfrau. Nel procedere, fissavo abbacinato il candore della parete nord della“Jungfrau” (la Vergine); recitavo l’Ave Maria ed avevo voglia d’inginocchiarmi, davanti a quella paradisiaca visione che evocava la Madonna. Una lunga sosta a causa dell’intoppo delle centinaia di persone a Wixi (CH), per lo stretto sentiero alpino, quanto bastava per riprendere fiato e salire su fino al ghiacciaio del terribile Eiger.

Appena tagliato il traguardo, come d’incanto, le nuvole avvolgevano i tre colossi come un sipario. Come al termine della prima alla Scala di Milano avevamo voglia di lanciare rose e chiedere il bis! Senza un attimo di tregua, con il leggendario treno a cremagliera delle “Jungfraubahnen”, giungevamo a Grindelwald (CH) perché ci aspettava un lungo viaggio di trasferta in auto. Alle ore 16,30 di sabato 8 settembre 2007, partivamo dal cuore della Svizzera direzione Sesto Pusteria/Sexten (BZ). “Solamente” 590 km di cui 400 di strada di montagna, con il passaggio di quattro passi alpini in territorio elvetico : Susten, San Bernardino, Fluela e Fuorn/Ofen. Direte voi, a che fare? Perché questi due non sono rientrati rispettivamente a Piacenza e Viterbo nel loro focolare domestico? La colpa è stata tutta di Luigi…

Voleva fare un overdose di montagna e non poteva trovare uno più di “malato” di lui che lo assecondava, quindi, quale migliore occasione per correre il giorno dopo la “Jungfrau “,

domenica 9 settembre 2007, la “Tre Cime di Lavaredo Corsa Alpina/Drei Zinnen Alpin Lauf ” con le esili forze che rimanevano? Vi prego non ci prendete per folli, erano “appena” 17,5 km e +1350 sulle strabilianti ed uniche Dolomiti: la Croda Rossa, La Croda dei Toni e, ovviamente, le Tre Cime di Lavaredo .

Giungevamo a Sesto/Sexten (BZ) alle ore 2,00 di una fredda notte e trascorrevamo la nottata in macchina nei sacchi a pelo in posizione supina (fuori si sfiorava lo zero). La fatica era tanta e non facevamo fatica a prendere sonno. Tuttavia, Luigi, come me, è amante della bella musica e durante la trasferta in macchina ci accompagnavano i walzer di Strauss, le opere del maestro Verdi e la sinfonia n.9 op. 125 di Beethoven (Inno alla Gioia). Alle 4 di mattina, in onore al genio di Busseto,suo illustrissimo conterraneo, egli dava il meglio di sé. Iniziava con i suoi do di petto: russava da far paura!

Non interrompevo però la sua ninna e con gran sollazzo approfittavo per inviare SMS col cellulare. Ancora una giornata favolosa. Alle ore 10,00 di domenica 9 settembre 2007 il via degli oltre 900 atleti della 10^ edizione della “Tre Cime” in compagnia di Paolo Bna che al termine della corsa, aveva intenzione di fare il cammino degli alpini, sulle trincee, gallerie scavate nel calcare delle Dolomiti e ferrate risalenti al primo conflitto mondiale. Sarebbe piaciuto molto farlo anche a me, però era il caso di non esagerare…

Il grande difetto di questa corsa è che la distanza è troppo breve, pertanto chiedo agli organizzatori di voler organizzare, un trail di almeno un centinaio di km sulle Dolomiti. I partecipanti arriveranno a frotte da ogni parte della Terra, talmente forte è il richiamo di quelle sublimi montagne.

Al rifugio Locatelli, la consueta degustazione di strudel e altri squisiti dolci sudtirolesi e giù a piedi a valle, insieme alla simpaticissima coppia bresciana Michele e Rossana reduce dall’ironman di Montecarlo. Dopo il pasta party consumato all’interno della Sala comunale di Sesto/Sexten (BZ), l’arrivederci, con gli occhi lucidi, da quelle sfolgoranti vette e questa volta si tornava veramente a casa. Il lunedì, nelle vicinanze, non erano organizzate altre corse…


La storia è terminata e, dopo queste esaltanti avventure, ho riflettuto su come un individuo non ha possibilità di scegliere il luogo dove nascere quando viene alla luce. Giustamente non si può. Ma dove desiderare terminare il cammino terreno, per poter aspirare all’Incontro, quello sì!

Totale km di gara percorsi: 223 - totale metri dislivello positivo (+) : 12.014

Giovanni Baldini





 
 
 
 
   
INSTANT TRAIL: IL FUTURO DI CHI VUOLE CORRERE IN MONTAGNA
2007
by webmaster


16 Settembre 2007

PARMA- Continuano le sessioni di allenamento-sfida in solitaria o gruppi ristretti, degli ultramaratoneti alpini del TEAM FOLGORE.

Alberto Neiretti e Walter Amatobene hanno infatti dato luogo anche il 15 settembre scorso ad un "instant trail" di 4 ore e 40' di corsa, oltre 27 kmt di percorso montano, con qualcosa più di 3000 metri di dislivello positivo.

La prova, tutta sull'appennino parmense, è cominciata alle 07:00 con il tradizionale

CANCELLI(1200 msl) -LAGDEI(1200 msl)-LAGO SANTO (1550 msl)-MARMAGNA (1870 msl) -BRAIOLA (1840 msl) -ORSARO (1860 msl) -TAVOLA (1400)-CIRONE (1250) CISA (1100) e ritorno a sorpresa


Vista l'andatura veloce, di oltre un'ora al di sotto delle precedenti versioni, che li avrebbe portati alla Cisa in forte anticipo, i due hanno deciso, all'ultimo bivio, superato il passo del Cirone, di provare un sentiero di rientro con "sgancio" rapido, che li ha riportati a quota 1200, per poi farli risalire verso il lago Santo a 1557 metri, e ridiscendere ai 1200 del rifugio Lagdei, a fine trail.

Quella che sembrava una scorciatoia si è rivalato un "drittone", come lo chiama Alberto Neiretti, ovvero un sentiero molto ripido, per la gioia dei quadricipiti.


Una decisione che ha còlto di sorpresa perfino i due autori, che si stavano già assaporando il rientro su una pista conosciuta e quindi più facile da correre,e la immancabile birra finale.

Una contusione al piede non ha rallentato la corsa di Alberto Neiretti, che è corso ai ripari solo alla fine, con qualche impacco di ghiaccio e un piede formato doppio..

Neiretti è reduce dalle ottime prestazioni a Chamonix e alla Via Marenca, e ha pure inaugurato una versione "hard" dell'instant trail: il "night istant trail".

Si tratta di uscite notturne veloci di 3-4 ore , infrasettimanali, con zaino e pila frontale, in autosufficienza alimentare e idrica, in direzione delle montagne circostanti Oropa, con dislivelli mai al di sotto dei 2000 metri. Il sentiero lo decide al momento, ma il dislivello è sempre forte, in condizioni di visibilità e meteo non sempre ideali.


INSTANT TRAIL : IL FUTURO DI CHI AMA CORRERE IN MONTAGNA E SFIDARSI


L'affollamento riminese della gare più belle e prestigiose di corsa alpina, che da qualche tempo infesta letteralmente i luoghi sacri della montagna con migliaia di corridori -alcuni patacchini ed improvvvisati- ha suggerito al webmaster e pochi altri, di crearsi "in casa" le prove, a durezza e difficoltà crescente,decise al momento, con l'aggravante della "solitaria", della completa autosufficienza e della possibilità di allungare il percorso a pochi metri dalla fine, fino quasi a raddoppiarlo.

L' "instant trail" mette quindi alla prova contemporaneamente motivazione e preparazione, così come le scelte di abbigliamento e di alimentazione, non consentendo nè errori nè cambi in corsa.

La prova di solito va sempre "oltre il limite" personale di quel giorno, e sforza le "cerniere della mente", obbligandola a superare in autonomia la crisi di stanchezza che còglie chi, in allenamento, può decidere quando fermarsi.

Fortemente allenante, permette di godere in assoluta libertà, silenzio e pulizia, i luoghi della montagna che si vogliono "espugnare" correndo, e mette al riparo dall'emulazione, essendo i percorsi mai stabiliti con troppo anticipo, e con possibilità di cambiarli alla prima avvisaglia di affollamento.

INSTANT TRAIL SUL MONTE BIANCO

Il richiamo del Monte bianco rimane sempre forte,al punto che Neiretti e Amatobene hanno deciso di non regalarlo solo ai 4000 partecipanti che l'organizzazione scelleratamente accetta per questa gara.

Faranno un "instant trail" proprio sullo STESSO PERCORSO dell' ULTRA TRAIL: 160 kmt sullo stesso sentiero della gara, in data da stabilirsi, tra metà Luglio e metà agosto 2008. Partenza in notturna.

Ulteriori particolari sono segreti, per evitrare di ritrovarsi in troppi.




Vi terremo informati.



GUARDATE LE FOTO DI SABATO 15 SETTEMBRE 2007





 
 
 
 
   
TRAIL DI CURMAYEUR
2007
by webmaster



CURMAYEUR-25 AGOSTO 2007 - ORE 05.00 DEL MATTINO- Alberto Neiretti giunge al traguardo dopo 86 chilometri e 4500 metri di dislivello impiegando 17 ore scarse e attestandosi al 390mo posto, su 1900 partecipanti.

Poteva fare meglio, ma un fastidioso disturbo alla "bandelletta ileo-tibiale" gli ha consigliato di rallentare. Sembra che sia il primo degli italiani. Lo verificheremo.

Fabio Orsini, dopo avere trascorso un Agosto al lavoro, con allenamenti al gran caldo laziale, ha accusato forti crampi al trentesimo chilometro e ha dovuto ritirarsi.

Per entrambi "chapeu", per avere acettato di partire, nonostante il mostruoso numero di partecpanti che ha trasformao anche la gara "corta" , dopo il TRAIL MTB, in una specie di circo.

Perfetta ( anche troppo ) l'organizzazione, che si è ormai trasformata in una industria che gestisce un budget milionario, con oltre cinquemila pettorali distribuiti e alcune multinazionali che sono diventate sponsor. Siamo certi che gli abili organizzatori "arricchiranno" le due gare con altri eventi eclatanti: ci aspettiamo mongolfiere, concerti, sfilate di moda-pittimontagna, VIPS, notti bianche, ballerini e nani da circo ed elicotteri sulle cime, la prossima volta.
Ai nostri due atleti "puri" vanno i complimenti e un invito al prossimo INSTANT TRAIL, per depurarsi dalla confusione e dalla maleducazione degli italiani iscritti, uno dei quali ha addirittura bucato con un bastoncino la TOPGAS di Alberto, subendo la sua sacrosanta rappresaglia da paracadutista.




 
 
 
 
   
ANCHE QUEST'ANNO DUE PARACADUTISTI SUL MONTE BIANCO.
2007
by webmaster



dal nostro inviato

CURMAYEUR-23 AGOSTO 2007 Due Paracadutisti del Team Folgore ( Ultra maratone alpine), Fabio Orsini e Alberto Neiretti, sono in questo momento a Curmayeur in attesa di partecipare alla gara di corsa alpina di 86 kmt con partenza Venrdì alle ore 12, che li porterà "non-stop" a Chamonix, passando dalla Svizzera, con oltre 4500 metri di dislivello positivo.


Si tratta della gara intermedia, denominata CCC-Ultra-Trail Courmayeur-Champex-Chamonix- abbinata alla più famosa Ultra Trail del Monte Bianco ( 156 kmt),a cui entrambi hanno partecipato più volte insieme al webmaster.Nella foto sotto, il percorso che affronteranno:







Come potete notare, si tratta di una prova molto impegnativa, anche se più breve. La meteo è sfavorevole, e le cime sono già imbiancate. I concorrenti correranno e marceranno non-stop sino ad oltre 2100 metri di quota. La temperatura rilevata stamattina a Curmayeur era di 7°.

La partenza della gara "corta" è stata fissata per domani alle 12, per non sovraccaricare i sentieri, che dopo 8 ore saranno percorsi dal torrente degli altri 2700 partecipanti alla gara lunga, proveniente da Chamonix.

Orsini e Neiretti hanno voluto partecipare alla prova, per non disperdere i lunghi allenamenti e la quota di iscrizione già versata, anche se con qualche dubbio. Fabio Orsini ne ha approfittato per aggiungere qualche giorno di riposo con moglie Monica e la bimba Federica.

Il webmaster, dopo cinque edizioni "lunghe" non sempre fortunatissime, ha deciso di dedicarsi per il momento all' INSTANT TRAIL o al RAVE-TRAIL ( allenamenti-gara in piccoli gruppi, con pecorrenze superiori ai 50 kmt, improvvisati al momento, con itinerari di montagna e un minimo di 2500 metri di dislivello totale), nell'attesa di individuare qualche "prima edizione" sparsa per l'Europa, che possa ridare a queste sfide il sapore dell'impresa a contatto con atleti con le stesse finalità.

ULTRA MONT BLANC: 5000 RICHIESTE DI ISCRIZIONE IN POCHE ORE

Fabio e Alberto hanno dovuto ripiegare sulle versione più "corta", perchè la corsa principale aveva raggiunto in poche ore dall'apertura delle iscrizioni (Gennaio 2007), oltre 5000 richieste, di cui molte provenienti da italiani attratti da articoli letti sulle riviste dei maratoneti della domenica. 2500 quelle accettate con una discutibilissima regola da telequiz: chi schiaccia il tasto più velocemente ( ovvero: chi si connette più velocemente al loro sito), è iscritto....

Il numero chiuso è stato spostato, negli anni, da 1000 a 1500 a 2000 a 2500.

boom di italiani

Si registra un vero e proprio boom di coloratissimi maratoneti da strada italiani provenienti dai circoli podistici, che hanno importato anche in alta montagna il chiasso, le cartacce e la corsa vociante, variopinta e sguaiata in gruppo, con tanto di urla in valle per avere l'eco.

Va ricordato che proprio gli italiani prima snobbavano queste gare all'estero perchè poco visibili in patria,oltrechè spartane e con poche sconosciute "patacchine" e una filosofia sportiva e dell'amore per la montagna molto equilibrata.

La mostruosa cifra di oltre 2500 partenti alla gara lunga ( erano 700 la prima edizione del 2002, con soli 25 italiani) e di 1500 a quella corta (prima edizione) , segnala una qualche patologia, di cui parleremo diffusamente nei prossimi giorni.

Seguiranno da domani, nella sezione ATLETICA, foto e aggiornamenti dai nostri due "INVIATI", a cui va riconosciuto il merito di avere deciso di partire.




 
 
 
 
   
INSTANT TRAIL: DA LAGASTRELLO ALLA CISA IN 9 ORE
2007
by webmaster



PARMA-4 AGOSTO 2007- L'instant trail dell'ultimo fine settimana ha sfiorato il masochismo: il webmaster ha coperto,correndo in 10 ore, il tragitto dal passo del Lagastrello (Rigoso) al passo della Cisa, in solitaria, senza averlo programmato precedentemente.

Dopo avere deciso solo alle 6 circa del mattino di Sabato, lungo la strada che lo portava verso i monti, ha voltato l'auto all'improvviso verso una località chiamata Rigoso-Lagastrello, nota per la partenza di molti sentieri, alcuni dI MTB.


Partito alle 07.00 in punto con uno zaino in grado di assisterlo in autosufficienza per circa 9 ore ( 4 litri di acqua, 15 barrette e alcuni pezzetti di parmigiano e una borraccia con 600 ml di bevanda salata), decideva, appena iniziata la corsa in salita, di scegliere un percorso per mountain bike che indicava "Cirone" e che si snoda lungo una dorsale panoramica, esposta ad ovest.(vedere la cartina)

Giunto alla chiesetta del Cirone, ormai a soli 10 chilometri o poco più dal Passo della Cisa, decideva di proseguire verso la famosa Chiesetta che divide toscana ed emilia..

Aveva provvidenzialmente portato con sè 100 euro ( costo di un eventuale taxi per tornare a Rigoso), calze di ricambio e il cellulare con una pila di ricambio. Poteva proseguire.

METEO
L'intea giornata è stata soleggiata ma ventilata e con temperature mai oltre 26 gradi, con poca gente sul sentiero, eccezion fatta per qualche raro escursionista, incontrato dopo le 10.-

In un caso,in prossimità del Cirone,uno di loro, maratoneta modenese in escursione con la famiglia, lo ha accompagnato per qualche chilometro, prima di ritornare dalla famiglia, ferma in una radura a mangiare.

Si sono scambiati il numero di telefono. Ha 36 anni, si chiama Andrea Sallustri e di professione fa il poliziotto. Ha garantito la sua presenza per il prossimo instant trail di fine agosto.

RIASSUNTO TECNICO

Chilometri totali: 57 circa
Tempo : 0re 09.25 (due soste da 15 e 10 minuti)
Dislivello totale: metri 2550 ( il garmin si è scaricato dopo due ore, quindi la rilevazione è stata fatta sulle cartine)

Fotografie: nessuna perchè si era scordato la "smart card" a casa, e il poliziotto l'aveva lasciata al figlio, fermo a mangiare mentre lui correva con il webmaster.
..




Giunto dopo 9 ore e mezza alla Cisa,verso le 16, è stato recuperato da un amico che abita a Berceto, e riaccompagnato a riprendere l'autovettura a Rigoso.Soldi per il taxi risparmiati, e parzialmente spesi in birre gelate.


Alimentazione e acqua, stavolta, sono state sufficienti. Solo alla quarta ora, in località cancelli, ha riempito nuovamente la boraccia. Abbigliamento TOP GAS (maglia) e RAID LIGHT (pantaloni e giacca a vento leggera) sono stati all'altezza.

Lo zaino Salomon da 20 litri si è dimostrato non adeguato a queto tipo di sforzi: posizionamento delle borracce troppo arretrato, chiusura lampo che tende a rompersi ed aprirsi, sfregamento del sacco contro la schiena(nessun distanziere). Unica comodità sono i due taschini sulla cintura bassa, che permettono di stivare le barrette comodamente e servirsene senza sfilare lo zaino.


Altro neo:le bacchette LEIKI estensibili lo hanno tradito un paio di volte, richiudendosi e facendolo ruzzolare nei cespugli.

Per il futuro verranno sostituitre con bastoni a lunghezza fissa.


Il prossimo "instant trail" sarà (forse) sul Gran Sasso. In questo caso i componenti del gruppo saranno addirittura tre .

Vi terremo informati





 
 
 
 
   
COME SI MANTIENE IN FORMA UN PARACADUTISTA
2007
by webmaster





BIELLA- Alberto neiretti, dopo la ottima performance all'ultra trail della via merenca(foto sopra, in una composizione dedicata al Tuscania), si tiene in allenamento con qualche scalata nel massiccio del Monte Bianco. Per "fare quota", domenica scorsa ha raggiunto una cima chiamata "l'aguille du Plan", arrivandoci dalla spettacolare "aguille du midi". Si tratta di due "guglie" che svettano a oltre 3500 metri. La guille de Plan si raggiunge con 4 ore di marcia forzata partendo dalla funivia della guille du midi.
Foto ricordo:




 
 
 
 
   
ALBERTO NEIRETTI SCONFIGGE IL " DESTINO AVVERSO"
2007
by webmaster




DOLCEDO(Imperia)-Il biellese Alberto Neiretti, ultimo acquisto del nucleo di paracadutisti delle ultra maratone alpine,ha chiuso una gara di 90 chilometri a Dolcedo, imperia, con 4000 Metri di dislivello, alla prima edizione: ULTRA TRAIL DELLA VIA MARENCA .

Le rilevazioni di un garmin 305 (lo strumento satellitare di moda tra i corridori di montagna), al polso di un concorrente, davano 98 kmt effettivi.

130 partenti e circa 70 arrivati.

L'idea e l'organizzazione sono state a cura di un ultramaratoneta con il pedigree, Lorenzo Trincheri, ormai prestato alla montagna, e a uno staff numeroso ed esperto. Ristori ed assistenza generale si sono rivelati efficienti, attenti, accurati, perfettamente adeguati alla difficoltà del percorso e con tanto entusiasmo e tatto nei confronti dei partecipanti.

Alberto ci riferisce che l'organizzatore ha chiesto personalmente ad ogni concorrente il SUO giudizio sulla gara e sull'assistenza ricevuta.

Marco Olmo vince come al solito, in meno di 12 ore.

Alberto ha dovuto combattere con la rottura del camelback, alcuni disturbi intestinali che lo hanno perseguitato per almeno 60 kmt, e, alla fine, contro un sole a picco nelle ultime ore, le più soleggiate, dopo essere partiti alle ore 24 del Sabato 21.

Il webmaster,memore di una gara simile, di 58 chilometri , chiamata Devil Trail, corsa in mezzo ad uliveti e pietraie arroventate senza la necessaria organizzazione generale, aveva deciso di non partecipare, invitando Alberto a fare lo stesso.

Neiretti chiude ( chapeau!!!) in 18h e 40 minuti circa, con almeno 3 ore trascorse in posizioni non propriamente atletiche, per risolvere il suo conto in sospeso con l'intestino..

Sentito alla tappa di cambio vestiti del cinquantesimo, stremato dalla perdita di liquidi, ha detto al webmaster, che lo ammoniva di non sottovalutare l'idea di ritirarsi per disidratazione, dopo un bell'allenamento : "sono un carabiniere paracadutista in congedo, cazzo. Arrivo al traguardo ad ogni costo". Rammentiamo che il motto del reggimento Tuscania è "SE IL DESTINO CI E' AVVERSO? PEGGIO PER LUI!

La cronaca scritta da Alberto:







Giunto alle h.08,00 di sabato presso Dolcedo (IM) ho avuto un’accoglienza di tutto rispetto, in particolare da Lorenzo Trincheri, vera anima dell’organizzazione nonché uno degli ideatori della gara.


h.15,00 inizio “punzonature” e ritiro pettorali. Durante il pomeriggio si è svolto il rito dei pettorali, pacchi gara ecc. degna di nota è stata l’ attenzione rivolta al controllo attrezzatura.

h.19,30 pasta-party. Ancora una volta la cura degli organizzatori nel pianificare la cena agli atleti, pasta al pesto/pomodoro, insalata di pomodori e bevande a volontà sono stati distribuiti in gran quantità anche a coloro che, al seguito degli atleti, non erano muniti di apposito tiket. Insomma sono stati accontentati TUTTI!!

h.23,30 atleti pronti. Alle 23,30 circa gli atleti, tutti radunati presso la zona di start, hanno incontrato Marco Olmo, Mario Fattore e altri nomi di candidati alla vittoria finale.

h.24,00 start. A mezzanotte precisa prendeva il via la prima edizione della via marenca.


Mi sono trovato subito di fronte ad una gara particolarmente ostica per orografia e paesaggio. Per chi, come me, abituato alla montagna “dura”, fatta di molto dislivello in pochi km, quote considerevoli e tratti alpinistici, è stata davvero DURA!

Sentieri pietrosi e brulli, strade molto lunghe che aumentavano molto lentamente la pendenza, tratti di sentiero coperti da un manto di cemento e/o asfalto che rendevano quasi impossibile il ritmo di corsa, una temperatura con forti escursioni termiche dal giorno alla notte, un vento molto forte tal volta contrario e, per il tratto diurno, un sole fortissimo, sono state le caratteristiche principali dei 90 km (vedremo dopo che erano di più) della competizione.


Come già detto, ho incontrato una serie di problemi che da subito potevano portare al ritiro: dopo circa 2 h. di corsa ho riscontrato la fuoriuscita di acqua e Sali dalla sacca di riserva nello zaino e subito dopo sono iniziati i problemi fisici legati a dissenteria e vomito, che si sono protratti quasi sino al termine della competizione.

Fondamentale è stata la sosta al 50km, dedicando più tempo del previsto, dove gli organizzatori hanno fatto pervenire il sacco che i concorrenti avevano consegnato al via; ho potuto cambiarmi e avere un ristoro di cibo “salato”.

Ristorato, cambiato e riposato ho deciso di proseguire e portare a termine la corsa.



FONDAMENTALE è stato, per tutta la durata della competizione , l’apporto del personale addetto ai ristori, alla segnalazione dei sentieri (segnalati BENISSIMO a prova di errore), al recupero dei ritirati, alla cura e delicatezza rivolta agli atleti, al calore umano, alla sportività.

Un 10 con lode a LORENZO TRINCHERI che ha coordinato uno staff “esagerato per numeri”(davvero erano in moltissimi), che ha corso, personalmente, tratti di sentiero per sincerarsi che tutto fosse in ordine, e che ha avuto la grande umiltà di domandare ai concorrenti, uno ad uno, dove e come avessero riscontrato mancanze o carenze.

Degno di nota il calore del piccolo paese Dolcedo!!!!!


INCONGRUENZE. il rilevamento chilometrico e di altitudine ci è risultato diverso rispetto alle note fornite dal roadbook: alcuni concorrenti muniti di garmin runner hanno rilevato 98 km e 4800 il dislivello.





 
 
 
 
   
INAUGURATO L' "INSTANT" TRAIL
2007
by webmaster


PARMA-23 giugno 2007-Da tempo gli ultra-runner alpini del sito sono stanchi delle affollatissime gare in montagna. Ma non della corsa in quota..

Una volta riservate ai veri amanti del silenzio, dello sforzo ai limiti ( e talvolta oltre) le proprie capacità e della corsa nella natura, le gare di trail e running in montagna sono purtroppo diventate veri raduni di maratonini della domenica-pitti-mizuno in cerca di "pacco gara" , patacchina e tshirt con pasta party ( ovvero le caratteristiche cineserie e altrettanto squallide e plastificate cene della sera prima della gara, ndr).

Per questo motivo il webmaster e Alberto Neiretti hanno deciso di inaugurare il "TRAIL PER POCHI", o "INSTANT TRAIL": allenamento duro, in montagna, ai limiti della resistenza, con percorso quasi improvvisato.

Lo stesso ci risulta stiano facendo alcuni ultra-trailer di Roma, tra cui Fabio Orsini, i cui allenamenti stanno diventando molto più gratificanti delle cosiddette "gare estreme" , che di estremo hanno ormai solo il numero di partecipanti con la copia di "CORRERE" in tasca.

Così è stato Sabato 23 Giugno 2007 per Alberto Neiretti e Walter Amatobene: partiti con un programma di massima che prevedeva un percorso di allenamento di circa 25-27 chilometri, da Bosco(Corniglio -Parma-,900 metri slm) sino al Passo della Cisa (1100) passando per Lagdei (1200), Lago Santo ( 1500) le cime Marmagna(1857), Orsaro (1830), Braiola (1770) Tavola (1775),Cirone (1550), con un saliscendi esposto verso il mare e battuto dal vento.




Una volta arrivati al Passo della Cisa,dopo circa 3 ore e 40 minuti di corsa e marcia velocissima, hanno deciso,senza averlo programmato prima,di rientrare a piedi, rifiutando il recupero organizzato e ,su consiglio di Stefano Vernazza, congedato "locale" raggiunto telefonicamente, usando la semideserta Strada Provinciale 76 che da Berceto riporta sino a Lagdei, punto di partenza, scollinando il Passo Sillara.

La giornata si è quindi conclusa con un itinerario di 55 chilometri, percorsi in 8 ore e 3o minuti e 2875 metri di dislivello positivo ( il negativo era di 2926- dati tratti dal GARMIN FORERUNNER 305 al seguito, ndr).


METEO

Forte vento sin dai primi chilomtri, rinforzato in quota, con una temperatura di 10-13 gradi per le prime due ore di corsa e nuvole basse che rendevano scarsa la visibilità. Il vento ha continuato a soffiare fino all'arrivo, anche se la bella giornata di sole ha scaldato la temperatura.

NATURA INCONTAMINATA E POCHI ESCURSIONISTI

Il sentiero attraversa le parti più suggestive e selvagge dell'appennino parmense, battute solo da rari escursionisti allenati. In tutto il percorso hanno infatti incontrato solo due persone, nei pressi del passo del Cirone, e non più di una decina di auto e qualche moto sulla strada provinciale dell'ultimo tratto, nonostante la giornata semifestiva.


EFFETTI COLLATERALI

Il sole , mitigato dal vento, ha "stampato" sulle gambe di Neiretti e sulle braccia e il collo di entrambi, la "Sindone" della maglia e dei pantaloni. Un pò di crema all'arrivo non ha cancellato i "segni del muratore" ed una sensazione di "torcia umana" sul viso.


ABBIGLIAMENTO "CENTRATO"


Le maglie TOPGAS,indossate da entrambi, hanno nuovamente superato (brillantemente) la prova di comfort e traspirabilità e, scusate il meologismo, di multiclima: nè il vento, nè la temperatura variabile da 10 fino a 28 gradi, nè il sudore copioso, hanno infastidito i due atleti, che hanno avuto il torace sempre asciutto e al riparo da colpi di vento e freddo. Una menzione alle scarpe "SALOMON -XAPRO" ,calzate da entrambi, che continuano a dimostrare versatilità e robustezza sia sulla pietra, dove aggrappano benissimo grazie a una scolpitura a durezza variabile, che sugli sterrati fangosi o sui sentieri misti o bagnati, lasciando in poco tempo il piede nuovamente asciutto, senza trattenere umidità e senza favorire, quindi, la "cottura" delle dita, causa di tante vesciche ( e ritiri).


La maglia TOPGAS è disponibile in FOLGORESHOP - abbigliamento per estremo
.

RIFORNIMENTI

Il percorso scelto dopo l'arrivo alla Cisa, che si imbocca superata la località Berceto in direzione Calestano, è quasi completamente disabitato. Nè case abitate, nè ristoranti o bar per almeno 15 chilometri. La strada ha uno scarsissimo traffico veicolare. Non si può contare su rifornimenti "in viaggio".
Meglio sarebbe stato riempire le borracce alla Cisa.

Le barrette sono bastate per l'intero percorso, ad una media di 1 all'ora, con qualche "squeeze" da succhiare. Così non è stato per l'acqua, la cui scarsità sconsigliava di mangiare cibi pastosi e dolciastri.

Le scorte del camelback da 2,5 litri e della borraccia di riserva da o,700 litri, già fortemente intaccate nei primi chilometri per arrivare alla Cisa, sono terminate rapidamente, vista la temperatura in aumento e la salita sotto il sole.

Un momento di crisi che ha messo alla prova la volontà dei due e che poteva far terminare l'allenamento con un inglorioso autostop. Un "dettaglio" da non trascurare la prossima volta.
La prima acqua fresca è arrivata dopo 2 ore e 30 di corsa dopo la Cisa.

Il webmaster conferma che organizzerà altre uscite simili,magari con più acqua obbligatoria , e che il numero chiuso per questi futuri "INSTANT TRAIL" non supererà le 10/15 unità.

Qualche foto:
CLICCATE QUI

guardate la mappa satellitare del percorso:

CLICCA QUI









 
 
 
 
   
COMUNICATO DEGLI ORGANIZZATORI DEL CRO MAGNON
2007
by webmaster


PARMA- Con un certo ritardo, ecco il comunicato degli organizzatori del Cro-Magnon


Perchè abbiamo dovuto fermare il Cro-Magnon 2007



CRONOLOGIA DEGLI EVENTI

Venerdì 1 giugno

Nella mattinata abbiamo verificato sia direttamente che con degli apripista tutto il percorso da Limone fino al rifornimento della Miniera, constatando che tutto era a posto, nonostante il tempo incerto, e che da nessuna parte c’era neve.

Nel pomeriggio una esperta guida alpina è risalita a riverificare la parte alta del precorso, sulle creste di Limone (Colle della Boaria, Fort Central). Verso le 17 ci ha chiamati per informarci che nella zona della Boaria si era messo a nevicare. Al suo rientro, sotto al tendone, abbiamo con lui rifatto il punto e concluso che anche se si era messo a nevicare cio’ non avrebbe compromesso la partenza del Cro-Magnon e la salita alla Boaria. Sarebbe poi bastato restare sulla pista militare che discende dalla Boaria verso il Forte Centrale e tenere questa pista fino a Casterino, evitando la salita al Fort de Giaure.

Sabato 2 giugno, la partenza viene data. Subito noi saliamo al Col di Tenda per riverificare lo stato del percorso. Troviamo 10/15 cm di neve ma soprattutto, inaspettatamente, una temperatura di –7°C ed un fortissimo vento. I nostri addetti ai soccorsi (AMSAR) non sono molto ottimisti.
Decidiamo allora di scendere sulla pista fino alla Baisse de Peirefique.
Dopo aver constatato cosi’ come ci aspettavamo, che le condizioni man mano che scendiamoverso il Fort Saint Margherite ritornano normali, ci ritroviamo invece in un ambiente invernale: arrivati alla Baisse de Peirefique il percorso non è più visibile!
Ritorniamo allora rapidamente verso il Fort Centrale. Mentre risaliamo la pista, uno dei nostri apripista, salito al Pas de la Nauque in direzione della Corne du Bouc, ci telefona per dire che la neve gli arriva ai polpacci e che deve tornare indietro.
A quel punto non c’è più da esitare sapendo che in quella zona solo l’elicottero potrebbe intervenire in caso d’incidente ma a condizione che ci sia visibilità.

Risaliti al Fort Central e mentre i primi concorrenti transitano nella zona del Col della Boaria, decidiamo di fermare la gara.

C’era di mezzo la vostra sicurezza. C’è un’enorme differenza tra l’estremo e l’incoscienza!
Siamo dei volontari, certamente, ma siamo anche dei corridori con una buona conoscenza delle nostre montagne, che noi percorriamo lungo tutto l’anno.
Non abbiamo rimorsi per questa decisione, che è indipendente dalla nostra volontà.
Certamente restiamo tutti con una grande amarezza: un sogno e con esso tutto quanto messo in atto da voi, da noi, per realizzarlo, annientato da una meteo eccezionalmente anomala…
Ma è certamente meglio avere dei rimorsi che dei morti.

Per terminare, parliamo di eventuali percorsi alternativi.
Quando abbiamo dato il via, voi siete partiti già su un percorso modificato (Tenere la pista, senza pericoli evitando cosi’ i forti Pepino e Giaure).
Ora dovete sapere che per arrivare a Casterino da Limone, il passaggio meno alto è a 1900m di altitudine, dunque nessun modo per evitare la neve. Ma di più, per andare da Casterino all’Authion, il punto meno alto è la Colle Rousse, a più di 2200 m (Quindi neve anche li’ )
Cio’ significa che se la corsa continuava, vi sareste trovati a correre nella neve, nel freddo e nel brutto tempo per una trentina di chilometri, e visto l’abbigliamento di certi tutto cio’ sarebbe stata una follia!!!
Ecco cio’ che dovete conoscere.

Sappiate che noi daremo la priorità per il 2008 a tutti coloro che sono si sono lanciati in questa prova estrema ed a loro cercheremo di ridurre, per quanto ci sarà possibile, il prezzo d’iscrizione.


Association Cap d’Ail Macadam
Cap d’Ail, le 15 juin 2007

 
 
 
 
   
CRO MAGNON: ANNULLATA PER NEVE
2007
by webmaster


Il percorso alle ore 07.00, un' ora e mezzo dopo la partenza, a 2350 mt di quota


LIMONE PIEMONTE- Chi, tra gli studiosi che prevedono siccità, estate torrida e riscaldamento terrestre, volesse fare una gita oggi a Limone Piemonte avrebbe una sorpresa: le montagne che la circondano sono innevate, la temperatura non supera i 14 gradi e, soprattutto, l'ultra trail del CROMAGNON è stato sospeso, per la prima volta in sette anni, per un tormenta di neve e i sentieri completamente ghiacciati.Sono chiamate Alpi Marittme per la mitezza del clima...

Alla partenza delle ore 05.00 di oggi, sotto una pioggia torrenziale c'erano anche (solo) tre paracadutisti: Fabio Orsini, Alberto Neiretti, Walter amatobene.

Ci racconta il paracadutista in Congedo (Tuscania) Alberto Neiretti, che insieme al webmaster intendeva fare una gara "tirata" sotto le 17 ore ed era (al momento dello stop)nel gruppo dei primi 50 su 440 partenti, che la temperatura rilevata dall'incaricato che ha bloccato il percorso, era a -4°.

L'organizzazione ha deciso di interrompere la gara perchè erano già numerosi i casi di ipotermia grave , alcuni dei quali hanno richiesto l'intervento di una automedica, con gravi difficoltà a raggiungre il posto a causa della neve a 35 centimetri sulle strade forestali.
Pericolosi anche i sentieri, con le pietre coperte di neve, che hanno provocato non poche cadute.

I partecipanti sono stati dirottati su una srada forestale che rientra a Limone Piemonte. Alle ore 09.15, dopo avere percorso 30 chilometri circa, con un dislivello di 1800 metri dei 5500 previsti dalla gara, i tre rientrvano alla tenda degli organizzatori.

UNO DEI CASI DI IPOTERMIA RISOLTO DAL PAR ORSINI

Il par Orsini ha soccorso una concorrente che ha avuto ripetuti collassi da freddo, contribuendo insieme ad un nucleo di atleti che erano con lui, ad evitare una situazione che poteva degenerare, con temperatura sottozero, vento teso e freddissimo ed indumenti fradici di tutti. L'hanno portata anche in spalla verso la cima, per poter ridiscendere in un punto accessibile all'automedica. Pochi minuti dopo, giungevano notizie anche dalle altre vette, dove stavano dirigendosi i primi del grupo, che inducevano l'organizzazione a sospendere e poi annullare la gara.

GUARDA LE ALTRE ( POCHE) FOTO

 
 
 
 
   
UN NUOVO COMPONENTE DEL NUCLEO ULTRAMARATONE ALPINE
2007
by webmaster


ccpar Neiretti col Webmaster. foto ricordo alla sommità del Marmagna, a 1890 metri


PARMA- Maggio 2007 - Un nuovo "adepto" del ristretto gruppo degli ultramaratoneti alpini del FOLGORE TEAM, Alberto Neiretti, proveniente dal Tuscania e che abita sotto le montagne biellesi, si è allenato con il webamster sull'appennino parmense tra il 12 e il 13 Maggio 2007.

Entrambi hanno come obbiettivo il CRO-MAGNON, la gara "estrema" di corsa alpina di 106 kmt. La gara partirà il 2 giugno alle 5 del mattino da Limone piemonte e, scavalcando le alpi marittime, arrivo a Cap D'Ail (Montecarlo). 6200 metri di dislivello totale. 400 iscritti, a numero chiuso ( nel 2001 erano meno di duecento). Si prevede una percentuali di ritiri del "solito" 35%.

Il Webmaster ha partecipato a cinque edizioni , tagliando il traguardo ogni volta.

Alberto Neiretti, già iscritto nel 2006 ma che non ha partecipato per un problema al ginocchio,si è unito al webmaster in uno degli allenamenti in montagna necessari per la preparazione ai dislivelli del Cro Magnon.


Alberto Neiretti



E' stata una sessione "duretta", di oltre 4 ore con almeno 1800 metri di dislivello, che li ha portati ad attraversare ben 5 vette da oltre 1800 metri, con un saliscendi massacrante. L'itinerario si è chiuso con uno "scarico" ( corsa leggera senza zaino) di qualche chilometro sulla pista da fondo che collega Lagdei al rifugio Lagoni.

Per chi conosce le zone, il percorso è stato:

CANCELLI-LAGDEI-LAGO SANTO-MARMAGNA-AQUILA-AQUILOTTO-MONTE MATTO-RITORNO-ORSARO-LAGO SANTO-CANCELLI-LAGONI-CANCELLI.

Kmt : circa 30 Durata: 4h 58" Dislivello: +- 1850 ( rilevazione garmin)

In quota era presente un vento forte, con nuvole cariche di umidità, che li ha costretti a cambiarsi un paio di volte.
A valle il sole.

Il paesaggio di questo tratto di appennino, per la vicinanza al mare di La Spezia, che si può vedere nelle giornate limpide, è particolarmente simile a quello di gran parte del Cro Magnon. Cespugli e sassi, con sentieri in terra e un crinale esposto a vento e "salti" di qualche centinaio di metri, hanno richiesto grande attenzione.La media è stata di circa 6,30min/kmt

la "cresta" a 1550 metri



Alberto Neiretti, abituato a correre da solo sulle sue montagne, molto più severe per orografia e paesaggio, ha dichiarato che la zona è ideale come circuito di allenamento e che si farà vedere spesso.

Nel suo curriculum troviamo, oltre a gare in montagna impegnative , quali il sentiero 4 luglio, anche due iscrizioni all'ULTRA TRAIL du MONT BLANC con alterni rendimenti.Ci riproverà nel 2007.

Per il suo primo CRO MAGNON , l'obbiettivo è quello di tutti: arrivare in fondo (vivo...)







 
 
 
 
   
INIZIA LA STAGIONE DELLE CORSE ALPINE
2007
by webmaster


8 APRILE 2007-Si avvicina a grandi passi la stagione delle grandi gare di Trail alpino, che rappresentano l'attività agonistica principale del TEAM FOLGORE di Atletica Leggera.

Fabio Orsini (Roma) , Alberto Neiretti (Biella), Davide Anelli (Piacenza), Walter Amatobene (Parma), Antonio Squadrone ( Pisa, in servizio) hanno continuato a correre in montagna tutto l'inverno, per accumulare fondo da spendere nella prima, durissima gara di apertura della stagione:

L' ULTRA RACE EXTREME DU CRO MAGNON - 2-3 GIUGNO 2007 - 103 KMT, 5500 metri DI DISLIVELLO


alla quale alcuni tra loro tra cui il webmaster ed il nucleo "romano", partecipano dalla prima edizione del 2001.

Per l'edizione 2007, come per il 2006, il Webmaster è anche sponsor, con la sua ditta.

Parteciperà , dopo alcuni anni di assenza, anche il Magg par Antonio Squadrone, comandante del CSE, che riprende dopo un periodo in cui ha dovuto combattere -e vincere- con un nemico insidioso.

Nel 2001 fu proprio Lui, insieme ad altri Ufficiali in servizio - Galeotti,Logli,Angeli- a spronare il webmaster a finire i 106 massacranti chilometri. Sebbene in condizioni pietose, dopo 29 ore tagliava il traguardo, zoppicando. In 5 anni ha migliorato di ben 10 ore, chiudendo l'edizione 2005 , di pari distanza e percorso, in 19 ore. Altra storia nel 2006, con percorso ed altimetria variati: sono servite 21 ore, a causa dello stomaco in rivolta per gli integratrori, contro una previsione di 17.



la locandina della edizione 2007


Alessandro Nugnes,giovane componente del team, ha subìto una frattura al piede durante una ascensione alpinistica ( suo secondo hobby)e ha dovuto rallentare gli allenamenti. Difficilmente sarà in forma per il 2 di giugno.


Abbandonate dal 2006 le maratone su strada, cioè le affollatissime 42 kmt in pianura, il webmaster si è dedicato tutto l'inverno a lunghe sedute di allenamento sulle montagne parmensi e modenesi, anche sulla neve, procurandosi diversi micro-infortuni, dalle cadute fino a stiramenti di media gravità, ma senza gravi conseguenze. E' il prezzo che bisogna pagare alla fatica e alla distanza, mai inferiore a 30 kilometri a seduta, ma che rappresenta una sfida affascinante, soli con se stessi sui sentieri battuti dal vento, con le vallate silenziose e profonde che ti sfilano sotto.


Unica eccezione "stradale": una "pazzia" di alcuni podisti parmensi, che il 30 aprile partiranno da Piazza Garibaldi e andranno di corsa sino alla Chiesa del passo della Cisa. 63 kmt con un dislivello di 1100 metri.

Dopo il 2 Giugno alcuni del gruppo, webmaster incluso, parteciperanno ad alcune gare di preparazione, a condizione che non siano troppo affollate:

- SENTIERO 4 LUGLIO, gara classica,1 LUGLIO 2007, mai fatta sinora, che si sviluppa su un percorso di 42,195 kilometri, sulle alpi lombarde. Selettiva , durissima e famosa tra coloro che non vogliono approcciare grandi distanze ma assaporare comunque il gusto della corsa in quota.

- DOLOMITI SKYRACE di CANAZEI, 22 kmt con dislivelli importanti, nella cornice delle Dolomiti.29 LUGLIO 2007

e organizzerà , tra un evento e l'altro, frequenti uscite di 8-10 ore su percorsi dell'appennino parmense, totalizzando dai 40 ai 60 kmt per uscita.

Una di queste prevede l'attraversata da Lagdei ( Parma) fino al Valico della Cisa, sfruttando i sentieri "00" in cresyta, a 1600-1800 metri slm , tutti percorribili anche di corsa.

Chi volesse iscriversi al TEAM FOLGORE (FIDAL) , può contattare il webmaster webmaster@congedatifolgore.com


Vi terremo al corrente.





 
 
 
 
   
ROMA OSTIA - PARACADUTISTI IN GARA
2007
by webmaster


Osini e Locche (con le braccia alzate in segno di saluto) sul percorso



dal nostro corrispondente, par Fabio Orsini


ROMA- Domenica 25 Febbraio ha preso il via la 34° edizione della famosa mezza maratona romana con partenza dal quartiere dell'E.U.R. ed arrivo al mare di Ostia.
Meteo favorevole nonostante le previsioni ed oltre 9000 i partecipanti.

Tra loro un trio di paracadutisti romani in allenamento Cirill P. ,Orsini F. Locche R. , da notare l'ottimo tempo di quest'ultimo sceso sotto h1,50


Purtroppo la tragica morte per infarto di un podista ha "spento" l'ottimo risultato di partecipazione ed organizzativo di un grande evento qual'è la Romaostia.

Continua la preparazione per i tre atleti al prossimo appuntamento del 18/03 con la Maratona di Roma quest'anno rivestita con un nuovo percorso ed il 15/04 al trail della capitale, percorso di 15km che vedrà la partecipazione di un nutrito gruppo di paracadutisti romani (i veterani della staffetta degli Ideali, ndr).