Folgore - Archivio Mese
 
UNA PROMESSA DEL FOLGOREBIKE AI CAMPIONATI MONDIALI MILITARI
2008
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foto Alfio Pellegrin. Il Comandante del Capar, colonnello Ribezzo, con il CM paracadutista Pisani che si è distinto ai campionati mondiali militari


PISA- 5 OTTOBRE 2008 - Si sono conclusi oggi con la prova su strada i campionati del mondo militari di ciclismo



E' stata una gara di altissimo livello con atleti nazionali provenienti dai recenti mondiali su strada di Varese.

Al via anche il campione olimpico della Germania.


Risultati lusinghieri per gli italiani: 13° Pisani, caporalmaggiore in forza al CAPAR, e punta di diamante del FOLGOREBIKE, 17° Ursi, 30°Gambino, 35° Ponta


Una ottima prestazione degli azzurri con le stellette, quindi.

Il risultato ottenuto da Pisani ha dato una soddisfazione maggiore di quanto ci si aspettava da un atleta "amatore" e non professionista.

Gli sportivi militari auspicano che al Centro Ginnico Sportivo ci sia un futuro anche per ragazzi come Pisani, attualmente in servizio ai Reparti, che danno prova del loro valore classificandosi fra i primi nelle granfondo e al campionato italiano amatori di granfondo della (FCI).Sono atleti portati all'impegno e al sacrificio personale a cui andrebbero forniti strumenti per affinare tecniche e allenamenti.


Il CMS Vincenzo Pisani, sabato 11 ottobre 08 al CAPAR,dove verrà premiato dalla Federazione Ciclistica Italiana (FCI) settore amatori granfondo strada. Nella stessa occasione riceverà la maglia tricolore di campione italiano 2008.



Alfio PELLEGRIN






 
 
 
 
   
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2008
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GLI EX3MO TERZI AL MONDO NEL RELATIVO A OTTO!!!
2008
by webmaster

GLI EX3MO SONO TERZI NEL MONDO
NEL "RELATIVO" A OTTO


PARMA-14 Agosto 2008- Ecco il messaggio ricevuto da Francesco Tegoni, team-leader della squadra che ha sfidato, come Davide contro Golia- i mostri sacri del paracadutismo mondiale:


Con uno splendido terzo posto, i ragazzi degli EX3MO hanno scritto il loro nome nelLa storia del paracadutismo italiano e mondiale, coronando un sogno lungo sei anni



da sinistra: Fabio Lorenzetti, Luca Fontanella (video), Luca Stanga, Francesco Tegoni, Fabrizio Del Giudice, Marco Arrigo.In basso - da sinistra: Placido Udine, Alessandro Betti, Ivano Quadrio


La classifica parla chiaro : gli EX3MO hanno dato il massimo.

E' finalmente giunto il meritatissimo premio per il lungo e stressante periodo di trasferte in tutto il mondo,di stages, lanci e prove a terra, che avrebbe sfibrto chiunque.

Un Davide tutto italiano e "fatto in casa", contro il Golia del paracadutismo mondiale, formato da squadre di professionisti, alcune delle quali militari, "full time, full paid".

Germania, Sud Africa, Inghilterra, Belgio, Spagna e Australia dovranno aspettare altri due anni per salire al loro posto sul podio.

Eppure per alcuni di loro, compreso Tegoni, questo sarà l'ultimo mondiale. Troppo pesanti i sacrifici -anche familiari- e troppo costosi gli allenamenti , per pensare ad un altro biennio di lavoro fino al 2010 , data della prossima gara mondiale.

Sappiamo che qualcuno farà l'istruttore e insegnerà alle nuove leve i trucchi tecnici della specialità. Potrebbe così iniziare una "scuola italiana" di relativo a otto di livello mondiale, che potrebbe presto produrre un nuovo team. Lo speriamo, anche se sappiamo che -per adesso- gli atleti hanno bisogno di un periodo di riposo. Guai a prlargli di lanci e carrello!


MOTIVATI SIN DALL'INIZIO A DIVENTARE "MONDIALI"

Gli atleti della EX3MO presentarono e tennero a battesimo la squadra il 9 Novembre del 2002 a Livorno, davanti al monumento del Paracadutista, in occasione dela Festa di Specialità.

Quel giorno Tegoni rivelò al comandante della Folgore gen Bertolini e al supercampione Pelegrin che il loro progetto era mondiale e che avrebbero lavorato per il podio iridato.

La maggioranza di loro proviene dalla Folgore, mentre tutti sono soci ANPDI, che per un certo periodo aveva dimostrato interessse ad "adottarli". Porgetto sfumato per le note vicende associative di quegli anni.

Quell'impegno preso davanti al luogo sacro del paracadutismo militare è stato mantenuto nel 2008, dopo averlo perseguito con grinta,sacrifici, perseveranza e forte motivazione ed averlo sfiorato nel 2006, con un quarto posto.

Che dire di più? Godetevi la medaglia e il meritato riposo.
Complimenti a tutti, con stima e ammirazione.

9 Novembre 2002: gli EX3MO il giorno della presentazione ufficiale










I COMMENTI DEL VINCITORE





uno dei tanti "debriefing" dopo il lancio, pr valutare errori e aggiustamenti tecnici



Francesco Tegoni, team leader degli EX3MO, ci ha inviato un articolo che ricorda i primi minuti dopo essere salito sul podio mondiale insieme a USA e FRANCIA.

Davide contro Golia.

Ce l'hanno fatta, assecondando i pronostici ( tutti sapevano quanto avevano lavorato duro), che -per scaramanzia- nessuno aveva il coraggio di rivelare, nemmeno il loro "coach".

Un lavoro durato sei anni, con centinaia di lanci e stage in giro per il mondo, quasi totalmente autofinanziati, salvo l'ultimo periodo.






QUEL GRADINO




Logico, no?

Mi ritrovo in una posizione leggermente rialzata e da qui domino tutto.

Vedo folla davanti a me, quella che vorresti ad ogni manifestazione.

I miei pensieri viaggiano alla velocita’ della luce o forse no. Forse non sto pensando a niente, o forse la mia mente li fa viaggiare talmente veloci che non riesco a braccarli.

Di una cosa sono sicuro: la mia testa e’ percorsa da decine di flash back , che mi mostrano i momenti salienti che hanno caratterizzato -nel bene e nel male- il nostro lungo cammino.

Mi guardo in giro. Vedo tanta gente che ci acclama e tante bandiere colorate; strano: non sento nulla;

non ricordo neanche bene cosa stia facendo qua, adesso;

eppure le immagini che scorrono sul maxi schermo di fronte a me parlano chiaro.

Trasmettono la nostra terza manche: un gran bel “salto”. Visto dal mio punto di osservazione dà l’idea di essere un lancio prepotente ed aggressivo , enfatizzato dall’ azzeccata colonna sonora di THUNDERSTRUCK degli Ac/Dc.

Sapete…, è un po’ come quei lanci che vedo fare ai “top team” e che osservo con ammirazione, da sempre.

Gli stessi team che sono qui di fianco a me, e che ora vedo con la prospettiva opposta del protagonista e non dello spettatore.

Gia! Ora ci sono io, anzi ci siamo noi, gli EX3MO, sul podio Mondiale.


A fianco ho i miei compagni di avventura (guai a chi dirà di merende!), e di viaggio.

Insomma: quelli con cui ho passato e condiviso la maggior parte dei miei giorni e dei miei pensieri dal 2002 ad oggi. Tempi lontani , ma vicinissimi.

Con loro c’è fratellanza marchiata non dal rosso dello stesso sangue, ma dal rosso di una grande “X”: quella di eX3MO.

Tra noi, sul podio,con la medaglia al collo, c’e’ chi scherza,chi si commuove, chi cerca di fare l'indifferente e chi, come me, e’ raccolto nel "proprio momento".

Ma tutti sapendo di essere nel posto in cui da anni sognavamo di essere e con la consapevolezza di aver compiuto di una grandiosa impresa in una disciplina cosi’ difficile.

Abbiamo lavorato duro -e lottato- per salire questo gradino.

Oggi , 14 agosto 2008 abbiamo scritto i nostri nomi nella STORIA del Paracadutismo Sportivo.

Francesco Tegoni
Team Leader
EX3MO


LE FOTO DELLA GIORNATA DEL PODIO

 
 
 
 
   
UN PARACADUTISTA ALLA CHABERTON
2008
by webmaster




PARMA- Il Maresciallo paracadutista Farisano, del 187mo Reggimento di Livorno, è una "new entry" del Folgore Team.
Ha fatto il Cro Magnon in 15 ore scarse, e ha partecipato alla Chaberton Marathon, da Monginevro a Cesana (3000 metri di dislivello positivo) , realizzanto un ottimo piazzamento (53mo assoluto) in 6 ore 15 minuti.

Nel dargli il benvenuto nel gruppo, ci riserviamo di fare la cronaca delle gare a cui parteciperà, con l'impegno di farne presto una insieme.









 
 
 
 
   
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PISANI VINCE IL CAMPIONATO DI GRAN FONDO DELLA FEDERAZIONE CICLISTICA INTERNAIONALE
2008
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Domenica 20 Luglio 2008


Vincenzo PISANI, (GS ESERCITO – FOLGORE BIKE ASD) VINCE
IL CAMPIONATO ITALIANO FCI DI GRANFONDO





Grande prestazione dell’atleta del GS ESERCITO – FOLGORE BIKE. In fuga, subito dopo la partenza, con altri sei atleti raggiunti sul Nevegal da altri quattro.



Nel finale si è difeso strenuamente dagli attacchi ripetuti della squadra winner arrivando quinto assoluto e conquistando matematicamente , con due gare di anticipo, il titolo di CAMPIONE ITALIANO Master Gold 2008. Categoria riservata agli ex professionisti.


Questo risultato, frutto di una pianificazione accurata e di una preparazione agonistica seguita giorno per giorno dal Direttore Sportivo Ivan DOTTO, corona gli sforzi della società sportiva e premia gli sponsor che avevano riposto la loro fiducia nelle indubbie capacità sportive di PISANI.


Alfio PELLEGRIN


 
 
 
 
   
IL GRUPPO PODISTICO DELLA FOLGORE RITORNA A CORRERE E SI PIAZZA!!!
2008
by webmaster


29 giugno 2008 - Pistoia Abetone


Parma- Torna il podismo al CAPAR. Grazie alla azione congiunta dello staff del Folgore Team, di alcuni Ufficiali, tra i quali il Ten Col. Luisi e il Capitano Sapienza, e del Sergente Polzella, il gruppo podistico del Capar ricomincia a dare forti segnali di ripresa.

Il "battesimo" è stata la PISTOIA ABETONE di Domenica scorsa: una gara in salita, assai impegnativa perchè tutta su asfalto, nel traffico, e... molto veloce.Le notizie sono confortanti: i paracadutisti ricominciano a piazzarsi.


Abbiamo notato con piacere un congedato del 1983 -Roberto Barbi- che ha guadagnato il primo posto nella trenta chilometri, dopo avere vinto anche le edizioni precedenti sulle diverse lunghezze .


Ecco il "servizio" che invia il neo-Tenente Colonnello Luisi, "coach" di orientering, che ha collaborato alla rinascita del gruppo podistico, e a cui mandiamo le congratulazioni per la recente nomina.





PISA- Domenica 29 Giugno un piccolo gruppo di paracadutisti ha partecipato alle prove 14 km e 30 km nell'ambito della manifestazione Pistoia Abetone Ultramarathon.

Promotore dell'uscita è stato il Capitano Agatino Sapienza, appassionato di podismo, che è riuscito a formare la squadra che ha partecipato all'evento.


Da una lettura veloce delle classifiche notiamo che il Serg. Polzella è arrivato 5° nella 14 km e il Cap. Sapienza si è classificato 12mo nella 30 km.

Nota della redazione: Il webmaster ha fatto un paio d'anni orsono la Pistoia Abetone, sul percorso più lungo, e ha avuto modo di verificare la difficoltà sia fisica che mentale della gara, che si svolge in condizioni non ideali sulla strada,aperta al traffico per su tutto il percorso.



Complimenti a tutti! Speriamo di potr correre insieme, prima o poi!


Nelle foto:

Roberto Barbi, 1° classificato nella 30 km di quest'anno, 1° nella 50 km dello scorso anno ed in quella del 2005, 1° nella 30 km del 2004, detentore del Record della manifestazione e... Paracadutista presso la SMIPAR nel 1983.







 
 
 
 
   
ORIENTERING DELLA FOLGORE: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE DA PARTE DEL MAGGIORE LUISI
2008
by webmaster


PARMA- Il Maggiore Luisi del Centro di addestramento di paracadutismo di Pisa è il "motore" della squadra di orientering della Folgore. Ci ha inviato una sorta di resoconto della attività 2008, facendo anche il punto della situazione "amaranto" della specialità.


L'orientering, un misto tra corsa, trail e lettura delle cartine , è particolarmente adatta all'addestramento dei paracadutisti, perchè richiede doti di forza, resistenza, velocità e conoscenza della topografia. Dovrebbe essere più diffusa e praticata anche dai Congedati.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE DELL'ORIENTERING DELLA FOLGORE


QUALCHE FOTO RECENTE



 
 
 
 
   
IL DAWA SHERPA, VINCITORE DEL CRO MAGNON, RINGRAZIA IL WEBMASTER
2008
by webmaster


PARMA- Riceviamo oggi il messaggio di ringraziamento di Dawa Sherpa, il vincitore del Cro Magnon, nepalese. Atleta eccezionale, fortissimo, che ha dato oltre due ore al nostro Olmo, incontrastato vincitore di sei edizioni.Un uomo temprato sulle montagne del nepal, con un aforza fisica e morale d'acciaio, infaticabile e veloce.
Un uomo che sposa filosofia e corsa. E i risultati si vedono. Ora vive in francia, a Chamonix , come uomo della New Balance . Ha, ovviamentem vinto tre delle quattro edizioni del Trail du Mont Blanc, la gara più dura di corsa estrema ( seconda è il Cro Magnon).


Il webmaster, come sponsor della manifestazione, riceve i suoi ringraziamenti, lui che ha chiuso in meno di 10 ore.
Dopo l'arrivo, sfiancato dalla lunga corsa, il webmaster ha dovuto reidratarsi a lungo, e non si è presentato alle premiazioni del pomeriggio. Ecco perchè Dawa gli ha scritto.

Ecco il testo:



Bonjour Valter,

JE suis désolé, car je n'ai pus vous remercier, nous avons étés très contents mon épouse et moi même, de ce privilège que vous nous avez offert, car jamais nous n'aurions put aller dans un tel hotel,et croyez moi c'était un plaisir, encore tous mes remerciements,
et au plaisir de vous rencontrez ,car Pietro ( Martinengo, uno degli organizzatori, ndr) m'a dit que vous aviez fait la course, peut être venez vous à l'UTMB, si oui venez vers moi ,car moi je ne saurai vous retrouvé, je vous joins une photo de mon arrivée
amicalement
Dawa


 
 
 
 
   
RAID DU CRO MAGNON : AFFERMAZIONE DELLA VOLONTA' CONTRO IL DESTINO AVVERSO
2008
by webmaster


Alberto Neiretti chiude con 16 ore circa, Amatobene con poco più di 18 e Orsini a 25 ore di gara, per 100 chilometri di percorso e 5500 metri di dislivello

LIMONE PIEMONTE- Gli ingredienti dell'edizione 2008 della "extreme race" (gara estrema)"raid du Cro Magnon", (14-15 Giugno 2008) erano tutti presenti, come da qualche anno a questa parte: temporali sin dalla partenza, pioggia, fango, neve in quota, vento forte sulle cime, sentieri fangosi e scivolosi, temperature sempre differenti e tanti, tanti, tanti, contrattempi e acciacchi che hanno flagellato tutti i concorrenti, compresi i paracadutisti del nostro sito.



Orsini, Neiretti e Amatobene a pochi minuti dalla partenza. Le montagne alle loro spalle li aspettano...con tante sorprese

E' stata una edizione sofferta (più delle altre), che ha indotto ben 50 atleti ad un ritiro "preventivo", visti i temporali e il torrente di pioggia alla partenza, e altrettanti ad abbandonare ai primi segnali di dificoltà "estrema", ai primi posti di controllo posizionati nei punti-chiave.


Fino all'ultimo minuto, gli organizzatori erano in attesa della luce verde dagli osservatori sul versante francese delle cime da raggiungere, perchè la notte aveva portato abbbondanti spazzolate di neve e pioggia ghiacciata oltre i 2200 metri,e avrebbe potuto ostruire e rendere pericolosi i sentieri esposti.

La severità del percorso, con i suoi 5500 metri di dislivello da affrontare quasi tutti nei primi 57 chilometri, si è unita a una gamma di "sorprese" fisiche individuali che Oogni volta, le gare come questa riservano a chi prova a superare se stesso e si trova a correre in salita. Lo sforzo avviene in un paesaggio che non fa sconti e con una meteo severa, con lo zaino in spalla, contando solo sulla capacità della propria mente di valutare e annullare i segnali negativi che a migliaia iniziano a tormentare dai primi chilometri, fino alla fine.



Nessuno dei tre ha mollato, e ognuno ha conseguito il miglior risultato possibile.


I notri atleti hanno sopportato di tutto: dalla nausea da sforzo e aiutata da qualche (solito e necessario) integratore-spazzatura che ha ritardato Amatobene di ben 3 ore ( ha dovuto porre rimedio con le solite birre alla impossibilità di bere alimentarsi per oltre 13 ore), ad alcuni acciacchi fisici e un piccolo (non tanto) infortunio al piede di Neiretti su una pietraia, fino al rallentamento di Orsini e del suo amico Domenico, che sono transitati di notte in certi punti ormai trasformati in un letto di fango e pietre, scivolosi e pericolosi, con canaloni pronti a inghiottirli.

Complimenti a tutti. La corsa in alta quota è una palestra non solo fisica ma serve anche per forgiare volontà e carattere, e loro, tutte le volte, dimostrano di averlo capito.

Ecco una piccola anticipazione delle immagini che pubblicheremo in ATLETICA, insieme a un servizio più tecnico.




foto sotto:il primo pezzo dopo la partenza. Si va verso i sentieri innevati.Anche quest'anno la partenza era stata spostata al Col di Tenda ( vecchia strada militare), per la impraticabilità del percorso dalle piste di Limone. Una soluzione che ha procurato disagi aggiuntivi agli atleti e che ha sostituito una tratta sterrata con un lungo pezzo di asfalto.



foto sotto: il webmaster ad un ristoro al 70mo chilometro ( Sospel), dopo avere attraversato 20 chilometri di sentieri fangosi e pericolosi, fradicio e infangato. Il primo ristoro dove ha potuto bere 5 birre (zero gradi) per recuperare liquidi e forze, ormai al lumicino. Nei due precedenti aveva dovuto accontentarsi di pochissimo per non provocare ulteriore nausea da integratori-spazzatura.



dopo tanta fatica, ecco come si presentava il porto di Cap D'Ail Montecarlo quando è arrivato il webmaster, intorno all'una di notte di Domenica 15 Giugno. I "reduci" del trail hanno camminato negli ultimi metri tra i tanti automobilisti del Sabato notte. Coperti di fango , con bastoncini da montagna e visi stravolti, chissà se qualcuno avrebbe mai creduto a quello che avevano passato sino a qualche ora prima.









 
 
 
 
   
CRO MAGNON: 106 KMT DI TERRORE E DELIZIA DI ALCUNI PARACADUTISTI
2008
by webmaster



PARMA- Mancano tre giorni alla partenza del "RAID DU CRO MAGNON", la "classica" estrema di 106 kilometri non stop di corsa in montagna, con un dislivello di 5500 metri(positivi) e 6500 negativi.

La partenza è fissata alle ore 05.00 del 14 Giugno a Limone Piemonte, per raggiungere, attraversando le alpi marittima, Cap D'Ail ( la parte francese di Montecarlo)

Parteciperanno anche a questa edizione i (sopravvissuti) paracadutisti del TEAM FOLGORE Alberto Neiretti di Biella, Fabio Orsini di Roma e Walter Amatobene di Parma.

Tutti e tre si sono duramente allenati. Neiretti, in particolare, è in grande forma, e ci aspettiamo un risultato eclatante.

La situazione metereologica in quota è pessima: neve a tratti sui passaggi più delicati ( la gara attraversa le alpi marittime, superando più volte i 2500 metri), al punto che l'organizzazione deciderà oggi se sospenderla oppure no.

Nel 2007, come ricorderete, a causa di una bufera di neve, venne interrotta al 30mo chilometro, quando già si registravano numerosi casi di ipotermia tra i corridori "maratonini" che si erano presentati alla partenza in pantaloncini corti, mal equipaggiati, con l'idea di aggiungere una patacchina a quelle delle sagre paesane o alle maratone-montagna-di-rifiuti a cui partecipano chiassosamente, e poterne scrivere sulle riviste-fai-da-te che gli danno palcoscenico.

Da una percentuale di italiani del 10% o anche meno (alla prima edizione del 2001 c'erano solo 10 Paracadutisti. In congedo :Nugnes,Amatobene,Orsini,Polletta,in servizio:Squadrone, Angeli, Galeotti, Logli, Magistro), siamo arrivati al 70% della edizione 2008 con un inevitabile deriva di schiamazzi, pitti-mizuno e folklore non richiesto, che vi lascio immaginare.

Speriamo che la severità del clima e del percorso li scoraggi dal comportarsi come l'ultima volta, con urla, schiamazzi da circotogni, spintoni alla partenza e cartacce sul terreno.

Se così fosse, il webmaster non esiterà a ritirarsi, come avvenne alla edizione del Trail Du Mont Blanc, dove 2500 persone, in mandria, hanno devastato i sentieri e spintonavano come ad un bagno di rimini.

Meglio le corse in solitaria ISTANT TRAIL sulle creste.

Il numero di iscritti, per decisione degli enti locali francesi che salvaguardano l'ecologia dei loro parchi ( bravi!!!) è di poco superiore ai 400 atleti.

Il webmaster figura tra gli sponsor con la sua ditta.




 
 
 
 
   
17 MAGGIO 2008 -ALLENAMENTO IN QUOTA PE RI DUE PARACADUTISTI DEL CRO MAGNON 2008
2008
by webmaster

PARMA- Pubblichiamo un interessante frammento di filmato girato oggi (17 maggio 2008) alle ore 19:30 a 1880 metri di quota, durante un allenamento notturno di Aberto Neiretti e Walter Amatobene,mentre stanno percorrendo il tratto più impegnativo della traversata Lagdei-Passo della Cisa (37 kmt) in quota, sul sentiero "00", di corsa.. Vento a 50 nodi, temperatura 5°, nebbia che non faceva distinguere le tracce...e le creste del sentiero, con salti di 300 metri che li aspettavano...

Si tratta di uno degli ultimi allenamenti "duri" per cercare di ripetere le condizioni che troveranno al Cro Magnon, il 14 Giugno, quando dovranno affrontare 108 kmt e 5500 metri di dislivello, per andare da Limone Piemone a Cap D'Ail - Montecarlo,

GUARDATE IL PRIMO
GUARDATE IL SECONDO










 
 
 
 
   
RESISTERE ALLA FATICA E ALLO STRESS DELLE GARE ESTREME
2008
by webmaster



Vi presentiamo un libro scritto da un amico dei Paracadutisti: Pietro Trabucchi


208 PAGINE
EURO 14
ordinabile con una ricerca su GOOGLE o anche su

MACROLIBRARSI

recensione di Fabio Orsini

Ho letto d'un fiato l'ultimo libro di Pietro Trabucci edito dalla Corbaccio : RESISTO DUNQUE SONO - La capacità di resistere allo stress, di superare gli ostacoli e di rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi: questa è la "resilienza".

La storia di chi è forte e l'analisi delle debolezze di chi non ce l'ha fatta. Utili consigli per capire se stessi.

Un testo cosigliato a tutti gli sportivi e chi si sfida sia in gara che in addestramento, per sopportare carichi elevati di stress psico/fisici.

Dello stesso autore troverete anche veri e propri manuali per incrementare la forza mentale e la resistenza allo stress nelle gare di lunga durata. Visitate il suo sito:


www. pietrotrabucchi.it


Pietro ha sempre dimostrato una grande simpatia -ricambiata- per noi paracadutisti ultramaratoneti : forse perchè, prima o poi, dopo averlo incontrato su tutti i campi delle gare più dure, sarà la volta di un aereo?


Nota del webmaster



PARMA- Ho incontrato Pietro Trabucchi alle prime edizioni del Raid du Cro Magnon e del Trail du Mont Blanc, quando, sette anni orsono, gli italiani si contavano sulle dita di una mano e i Trail alpini venivano considerati veri e propri "mostri" della fatica mentale e fisica, con pendenze e scenari mozzafiato.

Correre e marciare in salita per 100-150 chilometri, con maltempo, freddo, neve in quota, senza dormire e mangiando ai ristori volanti, sembrava una impresa ardua e per alcuni impossibile e Trabucchi, già consulente della nazionale di Triatlon e di altri atleti nazionali, volle approfondire.

Da psicologo, Trabucchi ha studiato le reazioni del corpo e della mente provando di persona i meccanismi mentali e fisici che spingono un atleta a cimentarsi con l'impossibile. Una vera mosca bianca, pensando ad altri (mediocri) studiosi a tavolino della materia.

Durante le gare -che ha sempre terminato, tranne un trail del monte bianco dove al 110° chilometro è stato fermato insieme al webmaster per ipotermia- , ha incontrato diversi personaggi italiani fuoriclasse, strani e leggendari, che gli hanno spiegato la loro vita di atleti di sacrificio.

Una indagine che per Trabucchi sarebbe stata assai più difficile oggi, dopo che sono arrivate ai super trail centinaia di ipertecnologici ex maratoneti, tutto integratori, mizuno e satellitare -e cerotto al naso- , a caccia di patacche di cui vantarsi nei forum. Gente irriguardosa della montagna, chiassosa e talvolta ignorante, veri inquinatori dell'ambiente, con centinaia di cartacce di ogni tipo buttate sui sentieri.

Chiedo a Trabucchi, dopo il successo del libro che Vi stiamo consigliando, di indagare su questo "terzo stadio" -mortale- di una attività una volta nobile e didattica, che gli italiani stanno "bruciando" e "consumando" con tanto di riviste dedicate.

Dal 2000 in poi, sono inspiegabilmente "emigrati in massa" dalle maratobne su strada, iscrivendosi alle gare francesi di corsa in montagna e in altri posti desertici, e sucessivamente hanno creato una confusionaria e incontrollata serie di gare italiane a imitazione di quelle d'oltralpe, ormai in numero eccessivo.

Tutti ultra-trailer, quindi, in Italia!. Pietro: spiegaci perchè. E soprattutto facci sapere perchè la percentuale di ritiri, sempre altissima, è ora ben oltre il 50% e gli imbecilli sono in aumento anche in montagna!!!





 
 
 
 
   
I NUOVI REGOLAMENTI PER LE LICENZE DI PARACADUTISMO
2008
by webmaster


PARMA- Grazie alla puntuale assistenza della Scuola di Paracadutismo di Pontecagnano, pubblichiamo la nuova regolamentazione per le licenze di paracadutismo , appena diramata dall'ENAC.

LEGGETE LA CIRCOLARE ENAC


 
 
 
 
   
KARATE DEI PARACADUTISTI
2008
by webmaster


4 Marzo 2008

LIVORNO- Nel tempo libero, alcuni paracadutisti del 187° e il Tenente colonnello Vanini, svolgono una intensa attività di allenamento per mantenere gli altissimi livelli tecnici raggiunti e approfondire alcuni aspetti tecnici della loro disciplina.

Il "maestro" del gruppo che, quando è in servizio, si occupa di addestrare gli istruttori di difesa personale dei Paracadutisti, dopo un periodo di missione e di lontananza dalla palestra, sta approfondendo proprio le tecniche "Kashima Shinryu" dello Ju Jutsu, in procinto di essere trasferite ai propri allievi.


Lo stile viene definito "micidiale" dai tecnici, e gli è stato insegnato dalla signora keiko wakabayashi, allieva diretta del fondatore il maestro kuni.

TUTTE LE FOTO DEGLI ALLENAMENTI




 
 
 
 
   
I PARACADUTISTI DEL TEAM FOLGORE SUL MONTE SERRA PER RICORDARE LA TRAGEDIA DEL 1977
2008
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SABATO 1° marzo 2008-Calci (PISA)

I paracadutisti del TEAM FOLGORE hanno partecipato ad una gara in salita sul Monte Serra, in memoria dei 44 caduti della Accademia Militare della Marina (3 di equipaggio della 46ma), che il 3 marzo 1977 hanno perso la vita con uno schianto contro la montagna.

Si è accaparrato il secondo posto il primo maresciallo paracadutista Rosario FILIPPIS

Si tratta della seconda edizione del " Gran Premio del Montesera Ragazzi del Vega 10" , gara nazionale FIDAL CORSA SU STRADA IN SALITA DI Km 9,260.

Hanno partecipato atleti in servizio dell'Esercito, Marina e Aeronautica.

La gara si à svolta in un magnifico ambiente naturale pieno di significato storico e culturale.

Circa duecento appassionati della corsa in salita hanno preso il via dal piazzale antistante la Certosa di Calci concludendo la loro fatica davanti al monumento/faro sul monte Serra dove si concluse il triste volo del Vega 10 con le giovani vite che trasportava.

Il lunedì successivo negli stessi luoghi è stato celebrato solennemente l'anniversario della tragedia, presenti i vertici della Accademia Militare, della 46ma aerobrigata e il comandante della Folgore.

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Alfio PELLEGRIN

 
 
 
 
   
IL SERGENTE MICHELE POLZELLA DEL CAPAR, AI CAMPIONATI ITALIANI DI CAMPESTRE
2008
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17 Febbraio 2008

PISA- Il Sergente Paracadutista Michele Polzella,"vecchio" amico del sito e atleta di mezzofondo di primo piano, che corre anche con i colori della Folgore, è in piena forma.

Nonostante un lungo periodo fuori città dedicato al corso Sergenti, brillantemente superato,e alla famiglia, allietata dalla nascita di un bambino, non ha mai smesso di allenarsi, con grandi sacrifici personali e sempre oltre l'orario si lavoro,ed è rimasto nel circuito dell'agonismo di alto livello sulle tratte veloci del mezzofondo in pista, non disdegnando anche le campestri.

Intanto, il 4 febbraio, al Mandela Forum di Firenze, i Campionati Toscani sui 3000 metri, il "guerrigliero" Michele Orazio Polzella, dopo un sufficiente 1500 dispitato due giorni prima, è tornato in pista, ancora più motivato del solito, riuscendo a piazzarsi al secondo posto in 9’20”62, a pochi centesimi dal suo personale.

Diventato tecnico di riferimento di una società sportiva amatoriale pisana - la Polisportiva Corso Italia(cliccate qui), gli è stato chiesto di "prendere in mano" la sezione Atletica del Folgore Team, di cui il nostro sito è co-fondatore e sponsor e di cui ha fatto parte in passato.

Il gruppo sportivo dedicato ai paracadutisti in servizio e in congedo, dovrebbe, col suo ritorno, "spingere" in chiave agonistica, oltre che amatoriale, un settore che darà certamente molte soddisfazioni alla Folgore, che già miete successi e un forte ritorno di immagine nel ciclismo.

Nei programmi di Polzella ci sono ancora un paio di anni di fondo veloce, per poi passare alle maratone, dove vanta già tempi intorno alle due ore e trenta o poco di più.

Una promessa vera e propria anche per lo sport militare, sotto le cui insegne corre regolarmente.



CAMPIONATI ITALIANI DI CORSA CAMPESTRE

Michele sta disputando oggi a Monza la prova valida per il campionato italiano di corsa campestre, dove figurano , tra gli atri, atleti del calibro di Baldini.

Il Sergente Polzella ha superato le qualifiche e disputerà una gara combattuta e faticosissima. Non si tratta della "sua" corsa, e mai come oggi voleva semplicemente "partecipare e arrivare nei primi cento".

Seguiranno i risultati.







 
 
 
 
   
GLI EXTREMO SCALDANO I MOTORI
2008
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in alto - da sinistra: Fabio Lorenzetti, Luca Fontanella (video), Luca Stanga, Francesco Tegoni, Fabrizio Del Giudice, Marco Arrigo.In basso - da sinistra: Placido Udine, Alessandro Betti, Ivano Quadrio



PARACADUTISMO -
TEAM eX3MO – EUTELIA
STAGIONE 2008



PARMA- Riparte fra pochi giorni la stagione di allenamenti della Nazionale di paracadutismo “eX3MO – EUTELIA ”.


Li aspetta una intensa stagione agonistica e - come dice il Team Leader Francesco Tegoni di Parma, anche l'ultima, dopo sette anni al vertice .

"Una decisione con cui devono misurarsi tutti gli atleti di vertice, prima o poi", dice Tegoni, "e che nel nostro caso coinciderà con la partecipazione al Campionato del Mondo, in Agosto 2008, con l'obbiettivo di ...........non lo dico per scaramanzia, dopo il brillante risultato dell'ultima edizione........ma avete capito".

Si, la squadra si scioglierà nel momento del maggior successo e dopo avere "rimontato" posizione su posizione a livello mondial ed Europeo, ma su questo argomento ritorneremo in seguito.

Dopo un periodo invernale dedicato alla cura della forma fisica generale, il team "riaprirà i battenti" con intensi allenamenti, molti dei quali si svolgeranno negli Stati Uniti, California, dove è ubicato uno dei più importanti centri di paracadutismo mondiali e dove spesso si recano per effettuare decine di lanci sotto la direzione dei più affermati "coach" mondiali.

Il parmigiano leader del team ci racconta: “ siamo reduci da un 2007 strepitoso dove abbiamo battuto tutti i nostri precedenti record e abbiamo conquistato una doppia e prestigiosissima medaglia di bronzo mondiale ed europea; come se non bastasse, per la prima volta nella nostra storia ( iniziata nel lontano 2002 ,ndr)non siamo stati costretti a nessun rimpiazzo, rispetto alla formazione del 2007.
Questo ci rende inevitabilmente più compatti e ci farà ripartire dagli ottimi punteggi della stagione appena trascorsa.

Sono certo che ritroveremo gli automatismi e la sincronia che abbiamo testato prima dell'inverno“.

Gli impegni agonistici di quest’anno sono davvero importanti con due uscite ufficiali :

Il Campionato del Mondo in Francia e il Campionato Italiano a Frosinone, entrambi durante il mese di agosto .

Per farsi trovare pronti e all’altezza della situazione gli atleti del team eX3MO effettueranno circa 350 lanci di allenamento, programmati tra gli States e l'Europa, cui si aggiungeranno parecchie ore di tunnel del vento dove perfezioneranno i sincronismi che sono il segreto del successo.

“Abbiamo pianificato un duro allenamento fino a quegli appuntamenti" - continua Tegoni - "e il nostro obiettivo è quello di conquistare per la prima volta nella storia del paracadutismo Nazionale una medaglia al Campionato del Mondo, cui vogliamo aggiungere la riconquista del titolo Nazionale “ .

Un obbiettivo non semplice, a giudicare dallo spessore dei team Russi, Francesi e Americani.

"Una cosa è certa: come nel 2007, ce la metteremo tutta. Anzi, di più", conclude Tegoni, in partenza per la California.


Buon Lavoro e teneteci al corrente!


 
 
 
 
   
IL NUOVO REGOLAMENTO ENAC PER I PARACADUTE DI EMERGENZA
2008
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PARMA- C'è voluto un lungo lavoro di consulenza e studio, condotto principalmente dai Paracadutisti Diego Villa e Mario Tedesco,e , finalmente, nuova regolamentazione ENAC per i Paracadute di emergenza e ausiliari è stata varata.

Semplifica ma rende più rigorose le procedure per la produzione e certificazione, dando chiare indicazioni ai tecnici preposti sul territorio. Uno strumento che riepiloga e fa chiarezza, in un settore così delicato.

LEGGETE IL TESTO DELLA CIRCOLARE ENAC CHE RIGUARDA I PARACADUTE




Regolamento per il rilascio e il rinnovo delle licenze di paracadutismo.

ECCO IL TESTO


 
 
 
 
   
MALFUNZIONAMENTO DELLA "CYPRES", IL CONGEGNO CHE PERMETTE L'APERTURA IN SITUAZIONE DI EMERGENZA
2008
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Riceviamo da Lamberto Serenelli, campione di Paracadutismo degli anni 80, e attuale presidente della associazione +40.


FUNZIONAMENTO IMMOTIVATO IN ALTA QUOTA DELLA CAPSULA "CYPRES 2"




Il 29 Dicembre 07 a Eloy (AZ), un Cypres 2 ha funzionato a circa 4.000 metri di quota, poco dopo l'uscita, fortunatamente senza causare danni all'utilizzatore.

L'AAD in questione aveva manifestato problemi di accensione nei giorni precedenti.

Prima del lancio l'utilizzatore aveva tentato, senza successo, di accendere il congegno, ma aveva comunque deciso di fare il lancio con quel paracadute.


Successivamente il congegno e' stato analizzato dalla AIRTECH la quale ha affermato che si e' trattato di un malfunzionamento eccezionale dell'alimentazione associata a delle condizioni anormali di utilizzo. La ditta comunque dichiara che si tratta di un caso isolato.

In considerazione del grave rischio che tale malfunzionamento puo'
comportare, la Federazione Francese di Paracadutismo, attenta ed efficiente come sempre, ha effettuato diversi test con l'utilizzo di numerose pile, senza riuscire a riprodurre in laboratorio l'inconveniente. La stessa FFP ha emanato, in data
24 Gennaio c.m., una circolare di sicurezza con la quale invita tutti gli utilizzatori di Cypres 1 e 2 ad osservare visivamente l'intera sequenza di accensione fino all'apparizione dello "O".

In caso di una sequenza interrotta o diversa da quella indicata dal costruttore (apparizione di codici o numeri sconosciuti, cifre mancanti, assenza del diodo rosso, ecc.) il congegno NON DEVE essere utilizzato e deve esserne data comunicazione alla AIRTECH, indicando i problemi riscontrati.

Con preghiera di darne la massima diffusione.

(Grazie alla segnalazione inviatami da Bruno Imberti).

Lamberto Serenelli


 
 
 
 
   
IL FOLGORE BIKE, ATLETI E STAFF PREMIATI DALLA FEDERAZIONE CICLISTICA ITALIANA
2008
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pisa 16 gennaio 2008- Sono stati premiati ad ASSISI i campioni italiani 2007 della FCI - settore amatoriale.


Presente alla consegna delle maglie il Presidente della FCI Dr. Renato DI ROCCO, il responsabile del settore amatoriale Carlo ZUCCARO, il Presidente del Comitato Regionale della FCI Umbria Carlo ROSCINI, le autorità civili, dirigenti ed appassionati di ciclismo.

Per il GS ESERCITO – FOLGORE BIKE sono intervenuti: il Luogotenente Paolo AGHINI, i marescialli FASANO e PRINCIPESSA ed il 1°CM Vincenzo PISANI vincitore del campionato italiano categoria master sport di Granfondo.



Il titolo vinto dal 1° CM PISANI, premia gli sforzi della società ciclistica GS ESERCITO – FOLGORE BIKE, che con poche risorse e tanto volontariato riesce ad essere presente nel mondo del ciclismo non solo come partecipazione alle gare, ma anche come società organizzatrice di eventi.



Al 1° CM PISANI, al Presidente della società sportiva Col. Luigi LUPINI ed ai suoi magnifici collaboratori, i complimenti per questo ennesimo successo.

A tutti i nostri amici e sostenitori un arrivederci in Toscana, a Perignano Comune di LARI, il 6 aprile, per trascorrere assieme una giornata di sport in occasione della seconda edizione della granfondo ESERCITO prova valida per l’assegnazione del titolo di campione italiano 2008.



Alfio PELLEGRIN




 
 
 
 
   
APERTE LE ISCRIZIONI AL GRUPPO SPORTIVO PARACADUTISTI CAPAR
2008
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PISA- IL GRUPPO SPORTIVO ESERCITO CENTRO ADDESTRAMENTO PARACADUTISMO informa tutti i paracadutisti in congedo o dell'ANPDI che sono aperte le iscrizioni per la stagione 2008.


Il GSE CAPAR è la divisione di ATLETICA LEGGERA del "FOLGORE BIKE", che è diventata una tra le più attive ed efficienti associazioni sportive della Toscana, delegata dallo Stato Maggiore Esercito anche alla organizzazione del campionato italiano militare.


L'appartenenza al Gruppo sportivo non dà alcun obbligo all'atleta, se non quello di iscriversi alle gare da lui scelte con il nome della società di appartenenza, per la diffusione del nome.


A chi si iscrive verrà fornito ( se sarà richiesto) il corredo ( maglietta, canottiera, tuta e borsa), dietro versamento di un rimborso spese che sarà comunicata a breve.


Le manifestazioni di riferimento dove incontrare gli iscritti in servizio o in congedo del gruppo di ATLETICA sono:

- maratona di Pisa ( maggio)
- raid du cro-magnon (giugno)
- ultra trail du mont blanc (agosto)
- maratona di Firenze ( novembre)
- maratone di Livorno (novembre)


La "vocazione" del gruppo dei Congedati è quella della corsa in Montagna.

Durante l'anno saranno organizzati vari "stage" in Italia ( Apuane, appenino emiliano, Gran Sasso), di allenamento.



L'iscrizione può essere richiesta al sito www.congedatifolgore.com che è responsabile del coordinamento dei congedati e dei paracadutisti ANPDI.


Per icriversi è obbligatorio produrre un certificato medico che indichi l'idoneità all' ATLETICA LEGGERA agonistica.

La quota di iscrizione è fissata in euro 50, che comprendono anche l'assicurazione che il Gruppo sportivo stipula a favore degli atleti.


NON PERDETE L'OCCASIONE DI POTERVI FREGIARE ANCORA DEI NOSTRI SIMBOLI!







 
 
 
 
   
I TEMPLARI: CAVALIERI DI CROCE E SPADA. RAUID DU TEMPLAIR: UN AMICO DEI PARACADUTISTI C'E STATO
2007
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PARMA- Un amico di tante "battaglie" sulle alpi francesi e le colline e i monti italiani, Massimo Guidobaldi di Roma, un ultra trailer-skyrunner che ha terminato il TRAIL DU MONT BLANC cantando l'inno della Sassari, è stato recentemente sul percorso di un trail alpino francese duro e affascinante -gara-mito per gli skyrunner europei-, che si svolge sui percorsi dei Templari.

Per molto tempo ha corso insieme ad Alessandro Nugnes, istruttore paracadutista romano, che ora ci tradisce con le arrampicate in condizioni "strizzaculo" (parlando con rispetto).

Ecco il suo scanzonato -come è nel suo carattere di sdrammatizzatore- racconto di una gara con 3000 metri di dislivello e una meteo balorda, che ha corso dopo avere perso gli occhiali...Visto che le disgrazie non vengono mai da sole, c'era pure NEBBIA!!!!


LEGGETE IL RACCONTO ( CON FOTO)


 
 
 
 
   
UN DECISIVO CONTRIBUTO TECNICO DAL PAR. FALCIGLIA DI SARONNO, AUTORE DEL MANUALE DI ISTRUZIONE PER I CORSI FDV
2007
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Parma- Pubblichiamo un lucido intervento tecnico del Par Aldo Falciglia, già autore del MANUALE DI SITRUZIONE PER I CORDI FDV dell'ANPDI.

Suggerisce alcuni rimedi "moderni" i corsi più efficienti dal punto di vista documentale, e per dare agli allievi maggiori supporti didattici.

Il par Falciglia, istruttore Fdv è segretario della 2a Zona Anpdi e Presidente della Sezione di Saronno. Coordina dall'inizio la Staffetta degli Ideali della tratta Tradate e fornisce periodicamente la sua consulenza al Direttore Tecnico Nazionale sulla materia, di cui è profondo conoscitore "dalla gavetta" .





Milano, 10 novembre 2007




Oggetto: NOTE SULLE TECNICHE D’INSEGNAMENTO E LE PROCEDURE DI GARANZIA E CONTROLLO QUALITA’




Egregi Signori,

con le note che seguono intendo portare un contributo al perfezionamento del metodo d’insegnamento del corso di addestramento al lancio con paracadute ad apertura automatica e calotta emisferica. Soprattutto, in ordine a: problematiche relative lo sviluppo di un rinnovato e ampliato sistema didattico, integrandolo con procedure di garanzia, sicurezza e controllo di qualità.

Innanzitutto occorre fare alcune precisazioni circa l’utilizzo, che effettuo, del termine “sistema didattico” :
un sistema didattico è quel complesso organizzato di procedure e sistemi che fornisce: nozioni teoriche, l’indicazione sull’utilizzo di materiali d’insegnamento appropriati, da utilizzarsi in sessioni di addestramento basate per soddisfare gli obiettivi delle prestazioni prescritte, in un corso - il tutto condotto da un qualificato istrut¬tore - per dare ai partecipanti una preparazione corretta. Sufficiente ripetizione, ritorno di infor¬mazioni ed esami devono essere inclusi per rin¬forzare sia l'apprendimento immediato che a lungo termine di informazioni e abilità vitali.

Perché occorre utilizzare un sistema didattico ?


L’aderenza ad un sistema didattico omogeneo e uguale per tutti, completo di lezioni, procedure organizzative, protocolli d'esame e cosi via, fornisce una inconfutabile documentazio¬ne dell'evidenza che sono state soddis¬fatte le più alte norme di cura e control¬lo professionale.

L’uso al completo del sistema didattico non dà beneficio solo ai frequentatori ma, in egual misura porta benefici a tutte le persone e le organizzazioni che, a vario titolo, interagiscono con il citato “sistema”.

Infatti, usando un sistema didattico omogeneo e uguale per tutti (standardizzato) che sia educati¬vamente valido (basato su concetti d'ap¬prendimento e regole d’impiego definiti dalla comunità di¬dattica, usati e provati ampiamente nel¬la realtà), lo stesso, provvederà a garantire una maggiore protezione, a chi lo necessiti, anche nel campo della responsabilità civile.


Sulla base di queste premesse, esaminiamo, ora, quale è la situazione A.N.P.d’I. al momento in cui scrivo queste note, in ordine al sopra citato tentativo di contribuire al perfezionamento del nostro sistema didattico.

Le fondamenta dell’attuale sistema didattico A.N.P.d’I. (alle quali, per i motivi che tutti ben conosciamo, bisogna rigorosamente attenersi) sono, le disposizioni contenute nella Circolare ISPEARMI N.1400/1229 allegato B-2 “Corsi e qualifiche dell’A.N.P.d’I”.


Altro elemento importantissimo, da considerare è che :

l’A.N.P.d’I., tramite le sue scuole, fornisce una serie di altri “servizi” che vanno bene al di là della solo effettuazione del noto corso di paracadutismo ma, portano l’allievo (sempre all’interno di proprie strutture) fino al lancio.
Pertanto un rinnovato e ampliato sistema didattico, dovrà obbligatoriamente occuparsi anche di “codificare” e fornire, le necessarie informazioni sulle: procedure e i sistemi di verifica dei citati altri servizi che, la “catena didattica e di controllo” (istruttori, ripiegatori, responsabili delle scuole, direttori d’esercitazioni, Ispettore delle scuole, Segreteria e Commissione Tecnica Nazionale) devono attuare e soprattutto far rispettare.

Occorre perciò considerare, l’impianto del sistema didattico come una “macchina”. Tutte le sue parti devono essere tarate e funzionare insieme, affinché esso lavori adeguata¬mente e produca i risultati desiderati.

Al fine di capire come questa “macchina” funziona, è importante analizzare come tutto il sistema didattico del corso di paracadutismo A.N.P.d'I. e i servizi annessi, funzioni e se soddisfa gli obiettivi richiesti.

Attualmente, oltre alla citata circolare 1400/1229, pure in corso di revisione, il manuale d’istruzione A.N.P.d'I., resta il principale perno ed ausilio del sistema didattico. A cui tutti : allievi e istruttori, fanno riferimento. Allo stesso manuale farà sicuramente riferimento anche chi, per motivi legali, dovesse occuparsi di corsi tenuti dall’A.N.P.d’I.

Faccio questa affermazione, perché avendo fornito più volte la mia consulenza, come perito di tribunale, in materia subacquea, ho potuto notare come si comportano sia il magistrato inquirente che il magistrato giudicante, in caso di controversie circa il corretto insegnamento/apprendimento di sport potenzialmente rischiosi, come la subacquea e per analogia il paracadutismo.

Dunque, la prima cosa che faranno questi soggetti: magistrati o avvocati, sarà stabilire quali norme e procedure siano state applicate; come e se esistono fonti, a cui si possa fare riferimento. Così inizieranno a reperire tutta la documentazione (IL MANUALE) e a nominare un perito.

Analizzando il manuale, credo di poter affermare con una certa sicurezza che, nessun magistrato/avvocato e relativi periti, potrà sollevare obiezioni circa quanto troverà scritto. Ma, il problema principale sarà dimostrare e/o recuperare la prova che, quanto indicato sul manuale sia stato effettivamente insegnato ed effettivamente appreso…

Ecco la prima osservazione e la conseguente proposta:


- ATTUALMENTE, MANCANO STRUMENTI ATTI A PROVARE CHE QUANTO SI AFFERMA DI AVER COMPIUTO SIA STATO REALMENTE FATTO.

- QUINDI, BISOGNA CREARE DOCUMENTAZIONE DEBITAMENTE DATATA E SOTTOSCRITTA DALL’ALLIEVO, LA QUALE ATTESTI CHE I PIANI DI LEZIONE SIANO STATI REALMENTE INSEGNATI E APPRESI NEI DOVUTI MODI

Ancora. Perché si sia certi di poter ottenere il duplice risultato, cioè l’apprendimento dell’allievo e la creazione di un documento firmato che comprovi tutto ciò, bisognerà creare, per ogni modulo di lezione, un questionario con alcune domande a risposte multiple, così che si possano individuare eventuali lacune nell’apprendimento o peggio nell’insegnamento.

Mi spiego con un esempio:

l’istruttore, al termine della lezione sui malfunzionamenti, propone nel questionario a domande, tutta la casistica dei malfunzionamenti, citati dal manuale. L’allievo risponde per iscritto e successivamente firma il foglio delle risposte.

In questo modo e solo in questo modo, conservando questo documento per cinque anni, si avranno le prove che l’allievo era a conoscenza di tutti i tipi di malfunzionamento e quindi, in caso d’incidente, a quell’allievo, dovuto appunto a un malfunzionamento, nessun giudice potrà incolpare di negligenza alcuna struttura o istruttore A.N.P.d’I.

Inoltre, se lo si vuole - e lo consiglio caldamente-, è possibile andare oltre, in tema di certezza dell’apprendimento e qualità e controllo dell’insegnamento.

Si può infatti creare un organismo, all’interno della Segreteria Tecnica Nazionale, che predisponga altri tipi di questionari, da inviare a un certo numero di allievi che hanno effettuato il nostro corso. Allo scopo di verificare, autonomamente, l’operato dell’istruttore e delle strutture a cui si è appoggiato.

Nel questionario, dove in premessa si spiegherà all’allievo che potrà rispondere in forma anonima e che le domande che gli vengono poste servono a migliorare il nostro sistema didattico.

Si potranno porre delle domande tipo:

il tuo istruttore chi era ? Il tuo istruttore era sempre presente allo svolgimento delle lezioni ? Durante il corso che tipo di preparazione atletica hai avuto ? Quando ti sei lanciato hai potuto verificare, del materiale datoti in uso, la scheda di ripiegamento ?
Successivamente analizzando le risposte, se più allievi, di uno stesso corso, segnaleranno per la stessa domanda risposte anomale, si potrà attivare un ispettore che sentirà l’ istruttore o la scuola responsabili e gli chiederà di fornire adeguate spiegazioni, valutando, successivamente, eventuali provvedimenti da adottare.

Ora, per introdurre questi semplici accorgimenti, non occorre, gran che. Ma, il beneficio che si può ottenere da queste modifiche è elevatissimo.

I soggetti su cui bisognerà agire, con tempestività, sono ovviamente la naturale interfaccia tra gli allievi e le strutture A.N.P.d’I. : gli istruttori. Essi sarebbero in grado di poter adottare le nuove disposizioni quasi in tempo reale. Come potrebbero farlo ?

La soluzione potrebbe essere di inviare loro delle Circolari, a cura della Segreteria Tecnica Nazionale, contenente i facsimili da utilizzarsi per documentare l’addestramento impartito e cioè:

- una cartella allievo
- un accordo di apprendimento
- piani di lezioni predisposti per firma allievo
- questionari per ogni lezione



Successivamente ma, sempre in tempi brevi, sarebbe opportuno predisporre un manuale istruttori, il quale conterrà:
- il manuale allievi
- tutti i formulari descritti al capoverso precedente
- una sezione norme e procedure, la quale esponga, esattamente e chiaramente, quali sono tutte le norme e le procedure alle quali un istruttore dovrà rigorosamente, osservare e far osservare. Per esempio: le norme di ripiegamento dei paracadute e verifica degli stessi, la normativa sulle avio superfici, la velocità del vento durante un lancio di brevetto o di addestramento ecc. ecc. In altre parole, tutte le norme e i regolamenti già esistenti ma che si trovano sparsi, tra la circolare 1400, che in pochi posseggono e soprattutto leggono, e i vari manuali in uso.

Attualmente credo sia cosa semplice predisporre un “format”, per esempio in formato PDF, inserirlo in Compat Disck, del costo di pochissimi Euro, per inviarlo a tutti gli interessati: istruttori, scuole ecc. ecc. Così, con il costo di poche centinaia di Euro, si potrebbe dotare tutto l’apparato didattico A.N.P.d’I. di nuovi e semplici strumenti, in grado di adeguare il nostro sistema d’insegnamento e di addestramento, a livelli atti a garantire una rinnovata omogeneità e sicurezza didattica, al passo con i tempi e le situazioni di rischio.

In conclusione per adeguare il nostro sistema didattico, allo scopo di renderlo più sicuro e al riparo di contestazioni che, solo grazie a poche lacune procedurali, hanno la possibilità di essere utilizzate a nostro discapito. Bastano pochi e semplici accorgimenti, come quelli sopra indicati.
Importante è che: tutti i soggetti interessati comprendano che occorre un impegno corale. Se si riuscirà a tralasciare, almeno in questo caso, la propria visione particolarista, una volta che le nuove procedure saranno a regime, tutto l’apparato e il sistema didattico/addestrativo A.N.P.d’I. ne trarrà un indubbio giovamento.
Penso ad esempio ai vantaggi che anche la nostra Assicurazione otterrà. Infatti con le nuove procedure, la stessa, avrà la possibilità di usufruire di strumenti atti a confutare, in sede di dibattimento, certe affermazioni, oggi non opponibili.
Andando oltre, potremmo riconquistare una maggiore credibilità anche da parte degli organismi preposti, della Forza Armata, a dialogare con noi in tema di convenzioni e quant’altro. Potremmo inoltre richiedere anche la certificazione ISO ma, questo forse è spingersi un po’ oltre … ?

Con la speranza di aver contribuito positivamente al dibattito in corso, Vi porgo l’espressione dei miei migliori saluti.


FOLGORE !


I.P. Aldo FALCIGLIA






 
 
 
 
   
ORIENTERING: LA FOLGORE FA UNA FIGURA SPLENDIDA IN VENETO
2007
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PISA- Il 10 e 11 Novembre 2007 la squadra di ORIENTERING della Folgore ha partecipato a due gare svoltesi in Veneto.

Ecco il resoconto del coordinatore della squadtra, il Magg Luisi:





Ancora una volta ci siamo cimentati in una prova in centro storico.

Correre in bosco è più bello, ma anche la ricerca delle "lanterne" ( i punti di controllo, ndr) per le vie di una città ha il suo fascino, specialmente se queste città si chiamano Padova e Venezia e comporta le sue difficoltà.


Inizialmente la gara promozionale che si è svolta a Padova il 10 novembre avrebbe dovuto essere una notturna. Poi la società organizzatrice ha optato per la luce del sole. Si è trattato di una bella gara, che ha visto la partecipazione di atleti provenienti per lo più dalla Repubblica Ceca.

Anche loro, come noi del resto, hanno pensato di fare le prove generali per il Meeting Internazionale di Venezia dell'11 novembre. Correre con carta e bussola ad un giorno da un appuntamento importante non può fare che bene. E il Meeting Internazionale di Venezia è una gara importante. Oltre a segnare l'ideale fine stagione agonistica per le competizioni di Corsa di Orientamento, è anche l'evento in grado di richiamare atleti da ogni dove, in numero assolutamente straordinario per l'Italia orientistica.

Quest'anno si sono iscritti in 3163 , appartenenti a 353 squadre. Con i 1526 Italiani c'erano atleti provenienti da Albania, Argentina, Austria, Belgio, Bielorussia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Croazia, Rep. Ceca, Spagna, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Irlanda, Giappone, Nepal, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia e Montenegro, Slovenia, Svizzera, Svezia, Turchia ed Ucraina.

Il GSE Orienteering Capar si è distinto anche questa volta in categoria esordienti, occupando tutti e tre i gradini del podio.
Lo stesso traguardo raggiunto nella gara di Padova.


Ovviamente i risultati sono da tenere nella giusta considerazione, perchè ottenuti in una categoria non agonistica ma, come si sa, tutti gli alberi sono stati germogli.
Di seguito riporto i risultati delle due gare.

Gara di Venezia: su 72 esordienti impegnati queste sono le posizioni dei nostri:

1° IUDICI Rocco 0.19.26
2° PALACINO Alberto 0.21.02
3° DONATI Fabrizio 0.21.31
5° NALDONI Luca 0.23.06
6° SILVA Lopes Gailson 0.23.47
8° CONTE Maurizio 0.24.07
9° BOCANELLI Silvano 0.25.41
11° PAGLINO Girolamo 0.27.11
12° SCARLINO Andrea 0.27.16
13° TIANA Roberto 0.27.37
18° POTENZA Nicola 0.32.00
36° BONTEMPO Alessio 0.40.19



ABBONDANZA Luca e PUGLIESE Stefano, hanno completato il percorso, ma hanno sbagliato la punzonatura di un punto, per cui sono stati squalificati. Sono cose che capitano anche ai migliori!


Per quanto riguarda la gara di Padova, per il momento ho a disposizione solo i dati relativi al podio:
1° TIANA Roberto
2° PALACINO Alberto
3° NALDONI Luca



Magg. Roberto Luisi

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REGGIO EMILIA 13 e 14 ottobre 2007 : 2° CAMPIONATO ANPDI DI PRECISIONE CON PARACADUTE TONDO -
2007
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REGGIO EMILIA- Alla presenza del Presidente Nazionale dell'ANPDI, gen c.a. Mearini, del Vice Presidente Piero Dal Fiume, dei consiglieri nazionali Macchi,Tinazzi, Carlini e Bastari, si sono chiuse alle 13.30 di Domenica 14 ottobre 2007 le gare della seconda edizione del campionato di precisione con paracadute tondo.

Abbinato alla manifestazione, si è svolto anche il Campionato nazionale ANPDI di precisione con paracadute ad ala, che ha visto partecipare 2 squadre militari ( Centro SPORTIVO ESERCITO E CARABINIERI) e tre civili ( Ferrara, Verona Lazise e Modena).

Assenti alla gara di tondo alcune squadre, perchè impegnate nel viaggio ad El AlAMEIN organizzato dalla Presidenza Nazionale.

Il centro della BDU di Reggio Emilia, diretto dal Congedato ten.Paolo Haim ha dato ,come al solito, un insostituibile supporto tecnico, mettendo a disposizione ampi spazi di gara e l'hangar per i ripiegamenti e organizzando i decolli.

Solo il vento ha disturbato per 4 ore le manches di Sabato e ridotto di un lancio la prova finale di domenica, creando qualche difficoltà in più agli atleti.

I paracadute MC1 a porosità zero della scuola di Vitorchiano, infatti, hanno reso gli atterraggi più "morbidi" ma più sensibili nella manovra di avvicinamento al bersaglio. Sebbene la gara si sia svolta sempre all'interno dei parametri di sicurezza,qualche folata di vento improvvisa ha allontanato alcuni atleti dal bersaglio all'ultimo momento.


il podio dei vincitori di precisione con paracadute tondo



La coppa per la precisione con tondo è andata alla squadra di Vitorchiano (seconda Terni e terza Perugia 1); quella per il campionato con paracadute ad ala, ai Carabinieri (seconda Modena, terza Ferrara).

Vincitore individuale di precisione ad ala il par. Marchet, seguito dal Carabiniere Hangerer, mentre la classifica individuale di tondo vede Andreola e Lavorca (Milano) in testa.

Le due giornate hanno dimostrato, con 14 squadre iscritte alla prima e 5 alla seconda gara che "il cuore delll'attività dell'anpdi deve essere il lancio" , come ha detto in chiusura il vicepresidente DAL FIUME.

Entusiasmo, molte "pompate" e urla Folgore nei vari momenti della gara e della premiazione, con il Presidente Nazionale a terra a pompare col basco tra i denti, seguito da tutti i partecipanti, al momento della dichiarazione di fine-gara.

Presente anche la squadra femminile del CSE, costituita da paracadutiste arruolte nella Folgore. Sospendiamo il giudizio sul loro conto per la prestazione non brillantissima: vento e inesperienza hanno tradito le tre ragazze.

Con molto allenamento fisico e atletico in più e tanti lanci e gare, saranno presto all'altezza del centro sportivo dell'Esercito, dove chi ha gareggiato sinora, era, ed è, un atleta polivalente anche in altre discipline ( corsa, nuoto, orientering, bike etc), acquisendo una resistenza fisica ed una prestanza all'altezza del basco che indossa.

Siamo certi che saranno in grado di fare meglio dei loro colleghi, superandoli in umiltà, marzialità e prestanza fisica.



il podio dei vincitori di precisione ad ala



Come per l'edizione precedente, il webmaster del sito ha premiato la squadra "PITTILANCIO" (ovvero la squadra non uniforme), e quella per il miglior aspetto formale.


La prima "patacca" ( tre Gatorade, per rinfrescargli le idee) è andata a Vitorchiano, che schierava un concorrente in tuta da lancio anni 60, con paperino ed elefantino sulla manica, mentre la seconda meritatissima menzione, è andata ala Sezione di Lecco, per avere rispettato, sia a terra, che in volo che al riordinamento, le prescrizioni previste, compresa la riconsegna paracadute fatta correndo.Caposquadra il serg par Locatelli, già noto per la serietà con la quale conduce i corsi di cui è istruttore.

Tra bottiglie di ottimo prosecco offerte dal par Tinazzi, consigliere nazionale.


i vincitori per aspetto formale


la squadra femminile del CSE





CLASSIFICHE:



INDIVIDUALE ( IL NUMERO A SINISTRA RAPPRESENTA LA SOMMA-DISTANZE IN CENTIMETRI DAL BERSAGLIO)


15 ANDREOLA PINO VT
20 LAVORCA GIANPAOLO MI
120 SCALIA ALESSANDRO PR
260 COSIMO ARNESANO RE
360 GIOVANI MASSIMILIANO GE
361 CECCHETTI FERDINANDO PG
370 MARCUCCI ENRICO TR
565 BRINOLTI MARCO PC
750 PESCI ALESSANDRO VR
800 PAOLINI GIANGUIDO VR
840 BONDAVALLE DANTE RE
890 BOVE SALVATORE GE
1300 INNOCENTI FRANCO PG
1480 CARDACCIA FABRIZIO PG
1870 RANOCCHIA NICOLA PG
1920 PALLOTTINI DANILO TR
1940 MANCINI IVAN TR
2100 COCCHI FABRIZIO MI
2560 VOLPE VINCENZO VB
2880 LOCATELLI MARIO LC
3265 PARKER NICK AVEZZ
3390 FRANCO ALDO MI
3890 TUGNOLO MAURO PC
4622 PELUCCHI PIERLUIGI MI
5000 LAVELLI GIANFRANCO PC
5000 LIBERTI LUCIO AVEZZ
5050 MIO CLAUDIO FI
5085 MACCHI DARIO MI
5090 BATTIANTE FRANCESCO FI
5380 ROSSI MARCO LC
5440 FADDA MASSIMO GE
5535 GENTILE MASSIMO AVEZZ
5630 NOZZA ANDREA LC
5720 PIROZZINI GIANCLAUDIO VB
5980 CASCIANELLI DAVID PG
7000 SCALIA GIUSEPPE PR
8280 OLIVERI FRANCESCO FI
8900 BOLDINI GIANCARLO VR
9950 ZEMA NICOLA PG
10000 GALIMBERTI GIANLUCA PR
10000 MARGARITELLI ALESSANDRO PG
10000 DEL PONTE GIACOMINO VB



CLASSIFICA SQUADRE

1115 VITORCHIANO
4230 TERNI
4650 PERUGIA1
6690 GENOVA
9455 PIACENZA
10450 VERONA
10575 MILANO2
10622 MILANO1
13800 AVEZZANO
13890 LECCO
17120 PRATO
18280 VERBANIA
18420 FIRENZE
20311 PERUGIA 2



TUTTE LE FOTO DI DOMENICA




 
 
 
 
   
I PARACADUTISTI DI PISA ALLA RISCOSSA CON L'ORIENTERING
2007
by webmaster




a cura del Magg. Par. Luisi

PISA- Sta rinascendo l'orientering alla Folgore, il cui nucleo più importante ha sede al CA.PAR.

Coordinato dal Magg. Luisi, che insieme ad altri Ufficiali e Sottufficiali ha sempre continuato a gareggiare con le insegne Folgore , si è ricostituito un gruppo numeroso di "aspiranti atleti".

Con allenamento costante e la partecipazione a qualche gara, le insegne Folgore dànno confortanti segnali di competitività e abilità:


Il 22 settembre, ad esempio, hanno partecipato a una gara a Genova , organizzata dal Maggiore Angeli, già ufficiale addetto allo sport della Brigata Folgore, ora alla propaganda della regione Liguria, il cui fratello, tutt'ora in servizio al Capar è un esperto della specialità.

Un'altra è stata disputata il giorno successivo al passo del Faiallo il 23 settembre.
In entrambi i casi erano ben 25 baschi amaranto in gara, classificandosi benissimo:

Cat. Esordienti:
1° : CM SCARLINO Andrea;
2° : 1°CM ABBONDANZA Luca;
3° : CMS DONATI Fabrizio.

Cat. M 45:
2° : Magg. LUISI Roberto;

Passo del FAIALLO (bosco):
Cat. Esordienti:
1° : CM PECCERILLO Angelo;
2° : CM PAGLINO Girolamo;
3° : Serg. IUDICI Rocco.




Si trattava solo di un primo approccio alle gare da parte di Paracadutisti che prima d'ora avevano semplicemente fatto allenamenti e una sola prova agonistica.

Il 15 aprile scorso, infatti, un altro plotoncino aveva affrontato una prova Long di Coppa Italia.

Anche in quella occasione un VFP4, Cle Giannettoni Alessio, è salito sul podio sul terzo gradino. Non male per un "principiante".

Qualche spunto per l'illustrazione dello sport oriebìnteering può essere ricavato dal seguente Estratto dal sito della Federazione Italiana Sport Orientamento:


L'ORIENTEERING E' BELLO, FA MUOVERE GAMBE E CERVELLO


Chi partecipa ad una prova di Orientamento, utilizza una carta topografica realizzata appositamente per questo Sport, con segni convenzionali unificati in tutto il mondo.
Si gareggia individualmente od in squadra, transitando dai diversi punti di controllo posti sul territorio.
Raggiunto il punto di controllo si dovrà registrare il passaggio sul proprio testimone di gara.




Vince chi impiega il tempo minore; in questo Sport non vince sempre il più veloce, ma colui che è in grado di orientarsi più rapidamente e di fare le scelte di percorso migliori.



NON SOLO GARA


Naturalmente l’Orienteering può essere praticato tutti i giorni, ognuno con il proprio obiettivo: lo sportivo per allenarsi, la famiglia e l’appassionato per divertirsi e trascorrere una giornata piacevole tra amici ed all’aria aperta.

Lo Sport dell’Orientamento si può praticare tutto l’anno, sempre all’aperto, in una delle 4 Discipline.
• Corsa a piedi: CO
• In Mountain Bike: MTBO
• Con gli sci da fondo: SCIO
• Orientamento di Precisione: TRAILO

Si può praticare come sport agonistico oppure semplicemente a livello escursionistico amatoriale, da soli o in compagnia, al solo scopo di stare all’aria aperta e immersi nella natura.
Per questi motivi nelle gare sono previste numerose categorie suddivise per sesso, per età e per grado di difficoltà.
Inoltre l’Orienteering unisce intere famiglie,che alle manifestazioni partecipano nelle diverse categorie, ognuno con il proprio personale obiettivo.
Inoltre la pratica dell’Orienteering può essere intesa come un’ottima attività fisica da praticare tutti
i giorni, di corsa o come una rilassante passeggiata nelle palestre a cielo aperto che la Natura ci propone.

Come Funziona...

L’Orienteering è chiamato lo Sport dei Boschi, perchè il suo campo di gara ideale è il bosco, ma si può praticare anche in altri ambienti quali centri storici, parchi pubblici, campagne, ecc.


1- Equipaggiamento


Chi pratica l’Orienteering agonistico usa normalmente un abbigliamento specifico ed una bussola. I principianti possono tranquillamente iniziare senza nessun tipo di attrezzatura particolare: solo la bussola è indispensabile.


2- Iscrizione


Al momento dell’iscrizione viene consegnato il pettorale ed il cartellino testimone che l’atleta dovrà punzonare in gara.
Nelle competizioni maggiori si utilizza un sistema di controllo elettronico con un microchip.


3- Partenza


Si parte ad intervalli di alcuni minuti uno dall’altro; al via il concorrente riceve la carta del terreno di gara su cui sono disegnati dei cerchietti che rappresentano i punti di controllo.
La partenza è segnata sulla carta da un triangolo.


4- La gara


Il concorrente deve raggiungere i punti di controllo nella stessa sequenza in cui sono numerati sulla carta. Ad ogni controllo si trova una lanterna (segnale bianco-arancio), dove l’atleta troverà un punzone con cui marcare, sul cartellino testimone personale, il proprio passaggio.


5- L' arrivo


Al traguardo viene rilevato il tempo ed il cartellino testimone viene ritirato e controllato.
Se le punzonature sono complete, vince colui che ha impiegato il minor tempo



 
 
 
 
   
UN CARABINIERE DI FERRO
2007
by webmaster



PARMA- Ospitiamo in queste pagine un amico Carabiniere, incontrato in diverse gare , che dimostra di possedere le qualità che un atleta che corre in montagna deve avere:

Umiltà, rispetto per la natura e per gli altri corridori, rispetto per i luoghi e... tanta forza.

Ci fa piacere che sia un Militare dell'Arma. I carabinieri sono stati sempre tradizionalmente rispettati dai Paracadutisti -ricambiati- e mai come in questo caso uniti da una passione difficile ed esigente.

Giovanni Baldini, nemmeno quarantenne, ha un curriculum d'eccezione.

Ultra Trail du Mont Blanc:
3 partecipazioni e 2 volte finisher;
Jungfrau Marathon: 13 volte finisher;
Tre Cime di Lavaredo Corsa Alpina: 2 volte finisher

Come ogni skyrunner che si rispetti, sceglie solo le gare più dure e duramente si allena, rigorosamente in solitaria, sulle cime che trova in Lazio e in Abruzzi.

Quet'anno ha fatto un "trittico" che avrebbe ammazzato un cavallo.

Lo consideriamo un appassionato di "Istant trail" anche notturni, sferzato dal vento, che gli tiene compagnia , come scrive.

Peccato che gli piacciano ancora tanto le gare ora trasformate in circo-business....ma siamo certi che molto presto diventerà un INSTANT TRAILER puro...


Leggete l'articolo e -soprattutto- apprezzate lo spirito col quale partecipa.



GUARDATE LE FOTO DELLE TRE IMPRESE DI AGOSTO-SETTEMBRE 2007





“PER ANGUSTA AD AUGUSTA” (PER VIE STRETTE AD ACCELSI LUOGHI).
ULTRA-TRAIL TOUR DU MONT BLANC – JUNGFRAU MARATHON – TRE CIME DI LAVAREDO CORSA ALPINA/DREI ZINNEN ALPIN LAUF.

Legenda per capire meglio l'articolo: km = chilometri percorsi - + = dislivello positivo accumulato)


VITERBO- Titolo con la massima latina questo racconto e spero di essere chiaro ed il più conciso possibile, anche se non è affatto facile e,temo (spero di no) di annoiarvi.

Il mio obiettivo sportivo di quest’anno era solo quello di portare a termine, Il "non plus ultra" delle corse di resistenza estrema, ovvero l’Ultra-Trail du Mont Blanc.

Sono ormai da diversi anni che partecipo a gare di fondo e gran fondo ma, con l’avanzare dell’età, sto diventando sempre più esigente, quindi ho abbandonato le cosiddette corse volgari, dove la gente si “scanna” per la conquista di salumi spesso di bassa qualità e vanagloria.

Ora voglio solo il contatto con la montagna e con la gente che l’ama. Preparare ed avere la fortuna di arrivare in forma a questo appuntamento, non è una bazzecola. Quattro sono i punti cardine per affrontare questa sfida:
1. profondo amore per il Creato, cioè sentirlo radicato in ogni tuo viscere;

2. determinazione;

3. serio allenamento;

4. umiltà, soprattutto molta umiltà.

Partire con queste quattro premesse si è percorso gran parte del lungo ed impervio cammino. Mentre durante l’estate nella Tuscia e dintorni si assisteva ad un proliferare di sagre culinarie di ogni genere: dalla cicerchia, al lattarino fritto dorato, allo stratto al tartufo (?) ecc. ecc., mi dedicavo con immenso piacere a durissimi allenamenti.

Indimenticabili, faticose ed allo stesso tempo stesso esaltanti, sono state le diverse solitarie in notturna sulle magiche montagne d’Abruzzo, sul Gran Sasso d’Italia, affrontanto i dislivelli spaccacuore da Fonte Cerreto (AQ) arrivando, per le creste della Portella, sino al Corno Grande per la via direttissima. Massimo Guidobaldi, Domenico Peruzzini e Raffaello Alcini mi subissavano di telefonate per supplicarmi di non andare dicendomi: “Ma dove vai da solo di notte, sei pazzo!”. Ma che solo e solo, avevo la compagnia della luna, delle stelle, del vento, a volte sferzante, che mulinava attorno al mio corpo, scuotendomi come un fuscello, vi sembra poco?

Ricordo particolarmente con nostalgia il bivacco all’addiaccio, sempre in notturna, sulla vetta del Corno Grande (quota m.2912) sotto una luna accecante avvolto nel mio sacco letto a fianco la rassicurante croce benedetta da Giovanni Paolo II a San Gabriele (AQ) (si racconta che quel Santo soleva solcare in anonimato quei sentieri), dopo aver raggiunto la cima in una rovente giornata di fine luglio.

Un tuffo al cuore mi colpiva nel vedere il sinistro bagliore degli incendi che si potevano scorgere dall’alto a grande distanza sul gruppo del Velino-Sirente (AQ), ed all’agonia del ghiacciaio del Calderone (l’unico in Europa a quelle latitudini). Come dimenticare con gli amici Pino Ruzzon, i predetti Domenico e Massimo la pericolosa attraversata sulle affilate creste del “Centenario”. Del Grand Raid du Mercantour (F), corso a metà giugno, classificato nelle prime 4 corse in montagna più tecniche al mondo (km 102 +6586), ho già entusiasticamente scritto.

Dall’Appennino ora si passa alle amatissime Alpi.

Venerdì 24 agosto 2006, ore 18,30, a Chamonix in Francia,
ancora una volta ci sono, sotto l’ affascinante palco di partenza dell’oramai epico U.M.B., ottimamente equipaggiato con uno zaino pesante che conteneva materiale e viveri per affrontare qualsiasi condizione climatica (fino a martedì, prima nevicava a quota m.2300…). Un brivido m’attraversava il corpo dall’emozione e dalla gioia solo per essere lì, avvolto dal grandioso ambiente glaciale del Monte Bianco. La vista di lasciava senza fiato. Mi immergevo nella preghiera di ringraziamento all’Onnipotente per avermi dato la possibilità di poter ancora una volta gustare quel Paradiso. L’aura mistica che pervade la montagna è arcinota: Gesù sul Tabor, Mosè sul Sinai, San Francesco d’Assisi sul Subasio…

Anche per le altre confessioni religiose le montagne sono dimora delle loro divinità.

In quel momento eri tu, un puntino insignificante di fronte al gigante, con le tue aspirazioni, col desiderio di poterlo abbracciare nei 163 km e circa 9.000 mt di dislivello positivo del periplo, entro il tempo massimo di 46,30 ore, ed avevi a disposizione la sola forza propulsiva delle tue gambe! Spengo il cellulare e il cordone ombelicale che mi univa col resto del mondo, era costituito da un braccialetto che aveva due microchip:il primo per la rilevazione del tempo ed il secondo aggiornava la pagina web del sito dell’U.M.B., così chiunque poteva conoscere in tempo reale i tuoi passaggi ai varchi elettronici, con le proiezioni finali. Viva la tecnologia!

Non erano i presenti lì i miei carissimi, e scusatemi se dimentico qualcuno: Filippo Fortini, Enrico Alfonsini, Roberto Paolini, Massimo Guidobaldi,Paolo Bna, Tonino Tonucci, Tullio del Brubaker Store, Pino Tenti, Ferdinando Iacovelli, Raffaello Alcini, Domenico Peruzzini, Alex Nugnes, Bruno Dei, Andrea Celestini, Luigi Groppi, Tonino Camertoni, Patrizia Mandini e Carlo Basili. Tuttavia, avvertivo il loro incitamento: “Marcia o crepa!”

“Tutte le pietre del Gran Sasso dicono forza…”. C’era anche il superatleta, amico - espertissimo di corsa in montagna - Marco Galletto da Trivero (BI), grande personaggio di potenza atletica non comune, colpito da un lutto il martedì antecedente l’U.M.B.. Aveva il morale a pezzi, ma comunque voleva provare a partire. Mi attendeva alla partenza Stefano Tonchi con grandi ambizioni personali.

La tensione prima del via saliva alle stelle e partivo a ridosso dei primi. Era importante non rimanere schiacciati dalla foga degli oltre 2.200 partenti (uno sproposito per questo tipo di competizione), prima per le strette vie di Chamonix (F), poi nei sentieri che portavano a Les Houches (F). Da notare l’elevata presenza del gentil sesso e, come dice il saggio Paolo Bna, c’era molto “becchime”; tante belle ragazze, competitive più che mai, ma dovevo stare attento a rincorrerle: a Les Houches (F) c’era ad attendermi la mia famiglia al completo, suocera inclusa, armata di matterello (non si scherza mica coi sardi). Non me ne vogliano i loro compagni/mariti, ma le affascinanti maratonete: Paola, Tiziana, Chiara, Barbara, Eliana, pure loro rimaste a Viterbo, avrebbero fatto la loro ammirevole figura.

Arrivava la prima variante rispetto al percorso originario (ora più lungo e con più dislivello, tanto per gradire…). Da Les Houches (F) (km 8 +123) dopo aver lambito la tormentata colata glaciale dei Bossons, invece di prendere per il Col de Voza (F) attaccavo la salita che portava all’Alpage de La Charme (F) (km 14,3 + 936), lunga e faticosa. Due agguerritissime atlete nipponiche con la bandiera di guerra del Sol Levante, schizzavano via con ritmi indiavolati.

Il loro vento divino, cesserà poi di soffiare: per la prima in prossimità del Grand Col Ferret (I) e per l’altra davanti ad un trancio di una squisita torta di mirtilli neri nel punto di ristoro di Champex Lac (CH). Il seppuku (il suicidio del samurai con la catana), credo che se lo siano risparmiato. All’alpeggio dominavano grandiose les aguilles du Gouter e di Bionassay, mi aspettavo un incontro con la classica fauna alpina (stambecchi, camosci, marmotte ecc.), invece eccoti un branco di maiali, sì porci, propriamente detti, educati anche quelli, se non addirittura profumati.


Per un dislivello negativo di circa mille metri, piombavo attraverso una pista nera da sci, a gambe levate, nell’incantevole paese di Saint Gervais (F) (km 20,1 quota m.807). Il paese ovviamente in fermento per l’avvenimento, il bagno di folla commovente. Volevo rimanere lì per gustarmi la festa, ma avevo altro da fare, non avevo tempo…

Ora, su col morale per affrontare una sonora batosta, ossia l’interminabile ascesa per arrivare al Col de Bonhomme (F) (km 41,7 + 2642), ben 1600 m. circa di dislivello positivo. Calava la notte, ma la luna piena rendeva l’atmosfera surreale. Guadavo torrenti, attraversavo foreste incantate di conifere, con la sagoma scintillante dell’immensa piramide sommitale del Bianco, luminosa come non mai che vegliava su di me, incutendo terrore. Mai dare del tu alla montagna (io do il dovuto rispetto anche alla Palanzana, il monte di Viterbo, alto appena 803 m.), in un attimo lei ti può avvolgere in una stretta mortale, e sono noti purtroppo i tragici eventi di quest’estate proprio qui sul Bianco.

Arrivato a Les Contamines (F) (km 30 +1463), indossavo una calda maglia termica, mi equipaggiavo con una doppia frontale e calzavo dei guanti del tipo muffole. La folla onnipresente e a dir poco straordinaria, ti incitava a squarciagola, ti faceva sentire una sorta di eroe e ciò mi procurava un certo imbarazzo anche se mi faceva decisamente piacere. I bambini, poi, meritavano un riconoscimento particolare. Supereducati, improvvisavano ristori, dispensavano sorrisi e volevano il contatto con te chiedendoti con insistenza “il cinque”. Spero di averli accontentati tutti, Dio solo sa quante manine sono schioccate sul mio palmo. Le gambe giravano bene. Dopo il ristoro della Balme (F) (km 38 +2019), il sentiero s’impennava e salivo velocemente di quota per raggiungere per un itinerario decisamente tecnico il Col de Bonhomme (F) (km 41,7 +2642) e, dopo aver attraversato un nevaio piuttosto esteso e profondo, giungevo al refuge de la Croix du Bonhomme (F) (km 43,6 +2792). Ero nel cuore della notte in uno dei passi alpini usato fin dagli antichi romani per valicare le Alpi e dovevo arrivare per un infido interminabile scosceso pendio invaso da fango, tanto fango, costellato di sassaie e impetuosi ruscelli all’abitato di Les Chapieux (F). Questo tratto è risultato il più pericoloso. Molti atleti per l’impeto di arrivare chissà dove (la strada per il traguardo era ancora lunghissima ed aspra) si lanciavano giù per la discesa come forsennati e non pochi tonfavano a terra. Io me la sono cavata, miracolosamente, con una sola innocua caduta. Lì a Les Chapiex (F) incappavo in una grottesca gaffe. I tavoli, illuminati da un’ingannevole luce tenue, erano imbanditi di ogni ben di Dio. C’erano quattro scodelle e dal colore bianco nel loro contenuto credevo accogliessero della mousse di cui sono ghiotto. Invece era sale! Appena mettevo in bocca con avidità il cucchiaino, tra gli sguardi atterriti degli efficientissimi volontari, iniziavo a contorcermi per il disgusto e ingurgitavo come una furia del brodo caldo. Che figuraccia!

Ecco, adesso si presentava il Col de La Seigne, confine italo-francese (km 59,2 +3793). Nelle due precedenti edizioni dell’U.M.B., avevo accusato in questo itinerario delle forti crisi. Nel tratto di asfalto di circa 3 km, come solito procedevo dormendo, una tecnica che ho affinato nel tempo durante le varie competizione di durata, ed avevo una buona cadenza. Mi distraevo ed ad un tratto, dietro di me, non vedevo più la scia frammentata della lampade frontali dei concorrenti. Avevo perso la strada allo Chalet des Mottes (F), ma un buon pastore nell’oscurità, in posizione ieratica, mi indicava la giusta via. Evocativo? Il sentiero che portava in cima al colle, se non lo conosci ti sfianca. Infingardo, quando sembra di essere arrivato in cima, ecco apparire un’altra rampa, sempre più ripida, e così via. Poco prima del valico le gambe cominciavano a tremare, stava arrivando la crisi, che la tamponavo mangiando del prosciutto cotto. Entravo allora nella mia Italia, e l’atmosfera sportiva cambiava decisamente (in peggio), non il panorama che era semplicemente fantastico. Accoglienza algida, al ristoro ubicato sotto il rifugio Elisabetta Soldini della Val Veny (km 63,1) , rispetto a quelli dell’altro versante del massiccio in cui dimora una civiltà sportiva evolutissima. L’italiano, in genere, non è uno sportivo ma un tifoso. Dimostra il fatto, che nella mio amato Paese esistono tre quotidiani sportivi nazionali, cui sarebbe meglio definirli giornali del calcio, dove si discetta in gran parte, salvo rare eccezioni, solo di quello. Uno sport che adoravo, violentato dagli sporchi interessi, ora sprofondato nel mio oblio.

Correvo lungo la carrozzabile che lambiva l’acquitrino del Lac Combal (I) (km 65,5) accanto la morena laterale del ghiacciaio del Miage e poi in alto per l’erta dell’Arete du Mont Favre (I) (km 67,8 +4258). In cima iniziava ad albeggiare ed il contorno che si presentava dopo avanti ai miei occhi, era a dir poco stupefacente. Il mio sguardo, spaziava dai ghiacciai del Miage e della Brenva. Svettavano le aguilles de Glaciers, de Trélatete, il Dome du Gouter, e sopra a tutti la severa parete est del Bianco e sotto il suo alabardiere: la terrificante Aguille Noire de Peuterey. Non nascondo che mi veniva un groppo alla gola dalla contentezza. In compagnia di due atleti spagnoli, pardon, dei paesi baschi, come tenevano a precisare, condividevo tale gioia. Ad est svettava l’inconfondibile sagoma del Cervino ammantato di neve. Arrivavo in una deserta Courmayeur (I) di slancio ed in forma (km 76,9). Ristoro volante e via per le eleganti vie del centro. Perbacco, mi ero sbagliato, dovevo arrivare al rifugio Bertone (I) (km 81,8 +5067) ed avevo preso il vecchio tragitto (quest’anno era stato modificato per meglio far defluire i 1500 atleti della quasi concomitante Courmayeur (I) – Champex (CH) – Chamonix (F)). Un gentile commerciante mi indicava a gran voce l’itinerario giusto.

Non portavo il cronometro, per non incorrere all’ansia di prestazione, il mio punto di riferimento era il sole che si era appena levato, e capivo che viaggiavo su ritmi sostenuti rispetto all’edizione 2006, pur essendo in conserva. Me la prendevo comoda ed al Bertone (I) iniziavo, in una stupenda mattinata, la formidabile attraversata della Val Ferret valdostana (I) dall’alpeggio superiore di Malatrà. Non mi stancherò mai di dire che stavo attraversando una delle valli più belle del mondo dove svettavano solenni, intervallate dalle masse glaciali del Frebouze, del Triolet e di Prè de Bar: il Dente del Gigante, Les Grandes Jorasses, il Mont Dolent. Bruno Dei, esperto alpinista, che ha visitato le principali catene montuose del globo, mi ha confermato che il luogo riveste caratteristiche himalayane. Al rifugio Bonatti (I) (km 89,3 +5482), speravo di trovare il mitico Walter per tributargli onore. Non era lì ma mi è bastato sapere che egli gode di ottima salute.

Ad Arnuva (I) (km 93,6 +5578), avanzavo su in direzione del Grand Col Ferret (confine comune italo,franco svizzero (km 98,2 +6346). La salita, al pari di quella del Col de la Seigne, si rilevava particolarmente impegnativa specialmente il primo tratto, sino al rifugio Elena (I) (km 96,1 +5871) a causa di un sole implacabile che mi faceva grondare il volto di sudore. Iniziava ora la feroce selezione ed il trail diventava una gara ad eliminazione. Ho superato atleti delle più disparate nazionalità, dagli Stati Uniti al Sud Africa all’Australia che gettavano la spugna per lo sfinimento o grane fisiche. Al valico, facente parte delle alpi Pennine (il confine geografico delle Alpi Graie e Pennine è invece al vicino Petit Col Ferret), era affollato da escursionisti che approfittavano delle condizioni meteo eccellenti, per potersi godere un panorama che ha pochi rivali al mondo. Mi addentravo in territorio elvetico per un ampio sentiero e, alla mia destra, mi faceva compagnia la poderosa vetta del Grand Combin (CH), anch’essa ammantata dalle nevi eterne.

Scendevo di quota e dall’Alpage della Peulaz (CH) (km 101,7) arrivavo presto a La Fouly (CH) (km 107 + 6357). Soffrivo il caldo, tant’è che mentre mi godevo la traversata della selvaggia e rilassante Val Ferret svizzera, terminavo l’acqua. Non era un problema, non mi trovavo mica in mezzo al deserto! Ero contornato dalle nevi perenni del Monte Bianco che mi rifornivano a volontà del liquido vitale attingendo dai tanti ruscelli e fontanili che si trovavano lungo il tragitto. Riuscivo a gestire al meglio questa difficile fase calando l’andatura. A Praz de Fort (CH), l’abitato che sembrava uscito da una favola, regno dei folletti e dei puffi, il punto di ristoro era stato eliminato. Tuttavia, dalle fatate case di legno dove era stipata la legna con ordine maniacale, invece di Gargamella, il perfido nemico dei citati puffi, che poteva darti il colpo di grazia, spuntavano fuori bambini entusiasti che ti offrivano da bere. Bellissimo!

Dopo una tregua, si cominciava di nuovo a salire. Da Issert (CH) (km 117,2 +6429) arrivavo accolto dal suono lugubre ma affascinante degli alphorn, i lunghi corni svizzeri suonati da azzimati orchestrali, sull’altipiano che ospitava alle rive di un lago cristallino, l’incanto di Champex-Lac (CH) (km121,8 +6890). Nell’edizione trascorsa, ero giunto sotto una pioggia battente,ma stavolta il tempo sembrava tenere ed il colpo d'occhio sempre immensamente bello. M’involavo verso il sentiero del Bovine (CH). Per imboccarlo penetravo in una remota vallata attraverso una impenetrabile foresta calando di quota. Attaccavo l’erta del Bovine (CH) secondo punto più difficile del trail attraversando sassaie e vorticose acque di fiumi glaciali senza tregua, fino all’alpeggio. Sembrava non finire mai. Quando si ci cimenta in questi immani sforzi, la tua mente si isola, non pensi assolutamente a nulla, oppure preghi, o richiami alla mente chi non è più con te a poter condividere le passioni che ti accomunavano. Allora, gli occhi s’inumidivano al ricordo di Vincenzo Apuzzo, atleta di grandi potenzialità a cui è stato intitolato, con una toccante cerimonia, il bel pattidrodomo di Narni scalo (I - TR) e di Vincenzo Palma. Sono un misero peccatore e non ho i requisiti per guadagnarmi il paradiso, ma il buon Buon Signore me lo stava facendo assaporare, su questa terra, sugli spietati percorsi del re delle Alpi,in condizioni atmosferiche forse irripetibili. Ero all’alpage de Bovine (CH) (km 131 +7594) non come nel 2006 quando stavo rischiando la pelle nel mezzo di una tempesta di fulmini e pioggia gelata. Il problema che avevo nuovamente finito l’acqua e nè potevo rifornirmi dalle acque di fusione delle nevi perché sopra pascolavano in libertà le caratteristiche mucche pezzate. Poco prima del punto di ristoro un piacevole incontro con una sinuosa vipera adulta. Era spaventata, lo si poteva capire dal movimento agitato della sua lingua bifida. Aveva ragione poverina: ero io l’intruso.

Mi aspettava sotto nella vallata Trient (CH) (km 137,2 +7668), mi gettavo nella discesa velocemente, prestando molta attenzione a non mettere il piede il fallo in mezzo ai sassi. Il ricordo della passata edizione era ancora vivo, quando in quella china procedevo disperatamente sotto la tempesta rischiando l’assideramento. Come cambia la dimensione spazio tempo in condizioni climatiche opposte. La discesa questa volta mi sembrava interminabile. Il Col de La Forclaz (CH) era affollato dagli accompagnatori e Trient (CH) era ancora maledettamente sotto e lo raggiungevo con impeto. Paesino naturalmente ordinatissimo e lindo. Molto bella nella sua semplicità la chiesa. Lo staff dei volontari dell’organizzazione sempre efficienti, gentili ed ospitali. Al ristoro, solo un paio di bicchieri di Cola (in totale ne avrò bevuta un ettolitro!) e via per l’ultimo difficile colle di Catogne/Les Tseppes (CH) (km 142 +8446). Avevo a disposizione molta luce e ciò significava aver proceduto con ritmi di primato personale. Davvero durissima la salita ma la fatica veniva mitigata dalla veduta del Plateau e del ghiacciaio di Trient, considerato – a ragione - come uno dei punti più suggestivi del gruppo. Nel 2006 in quel tratto viaggiavo nel buio della notte. Attraversando quelle malghe si scorgeva a valle la ridente cittadina di Martigny (CH) del cantone Vallese. A poca distanza alla Frontiera franco-svizzera di Les Essert (km 143,9) calava il buio dopo una giornata che passerà nei miei annali per intensità emotiva.

Giungevo a Vallorcine (F) (km 146,7) Mancavano 18 km al traguardo, pochi se si era gestita bene la gara ma un’infinità per chi era sfinito e si trascinava con la sola forza della disperazione. Non credevate mica che era finita. C’era ancora il Col des Montets prima dell’Argentiere (F) (km 153,1 +8662). Dall’Argentiere mancavano poco più di 10 km all’ambito traguardo di Chamonix. Ora viaggiavo nella Valle dell’Arve in compagnia di Patrick, una forte guida alpina svizzera. L’andatura aumentava incessantemente. Eravamo entrambi al settimo cielo dalla visione, grazie all’abbagliante luce della luna, dei contorni spettrali rispettivamente delle Aguilles Verte, di Chamonix e Du Midì. Eravamo a un passo dalla meta. Due piccole sorpresine ancora ci attendevano: due salite impegnative perché la strada era cosparsa di radici tra cui quella per arrivare al Petit Balcon. Giungevano infine a Chamonix poco dopo mezzanotte di domenica 26 agosto (km 163,4 +8835) e tagliavamo il traguardo tra grida di esultanza ed abbracci. Correvo a ritirare i sacchi che contenevano indumenti di ricambio non utilizzati lasciati rispettivamente a Courmayeur (I) e Champex Lac (CH) e la sala era ancora stracolma di bagagli. Poi mi recavo al dormitorio - praticamente vuoto - che nei giorni precedenti era adibito a centro maratona. Mi rendevo solo ora conto di aver portato a termine un’ impresa che è andata al di là di ogni mia aspettativa, anche se per me, il riscontro cronometrico, è solo un marginale dettaglio. La mia gratificazione era di essermi confrontato, da valligiano, con i più forti atleti al mondo della specialità di corsa in montagna. Ottime notizie anche per Marco Galletto, Stefano Tonchi, Marco Mariani (torinese conosciuto al Mercantour (F)) e Fabio Marri che portavano a termine la fatica, non senza problemi, con ottimi tempi. Complimenti per la loro tenacia!


All’inizio dell’anno,come mio solito, avevo preso degli impegni sportivi. Così come potevo mancare all’appuntamento con la maratona della maratone, quella che più di ogni altra adoro? In compagnia del piacentino Luigi Groppi, due settimane dopo il Bianco, partivo per partecipare alla 15^ edizione della “Jungfrau Marathon” (km 42,195 +1829) sulle Alpi Bernesi della Svizzera centrale.


Non c’erano quest’anno i coniugi neogenitori (ironman/woman) Frank Schmidt e Francesca Fortini di Zurigo. Era nato da pochi mesi il piccolo Filippo e la maratona gliela stava facendo fare lui con nottate insonni per le poppate. A loro il più affettuoso abbraccio ed al prossimo anno (spero tanto). A Luigi, nobile e mite persona (eccetto quando nel suo intestino si scatena il famigerato “Byfidus Actiregularis”…), di resistenza fisica che non ha eguali, raccomandavo di effettuare durante l’estate un adeguato allenamento sulle sue montagne.

Non avevo il minimo dubbio sulle sue capacità atletiche, perché aveva già dato prova delle sue capacità avendo partecipato in mia compagnia a vari impegnativi trail. Poi quale allenamento migliore del suo incessante lavoro da sgobbone emiliano che lo costringe a dormire non più di otto ore (la dose giornaliera generalmente raccomandata dai medici) la settimana. Sì avete letto bene, la settimana. Nessuno può reggere i suoi ritmi infernali! Gente d’altri tempi. Tenevo molto perché partecipasse alla mia Jungfrau, scusate l’egoismo, ma ero “solo” alla 13^ partecipazione consecutiva ed il motto era sempre lo stesso: “Ci tornerò finchè avro gambe!”. Correva l’anno 1996…

Sia noto a tutti della perfezione che esiste in Svizzera. Ho commentato più volte questa maratona e non ho più parole per definirla, perché ho utilizzato tutti i più bei aggettivi possibili del dizionario della lingua italiana e non vorrei essere ripetitivo. Più delle parole contano i fatti: raffinatissimo ambiente internazionale con altissimo grado di educazione tra gli atleti e locali; assistenza di prim’ordine; non un millimetro, dico un millimetro, di questa corsa risulta noioso; ovviamente panorama mozzafiato; docce calde per tutti i 3700 atleti all’arrivo sulla Kleine Sheidegg (CH), senza fare la fila con specchi e phon in abbondanza! Luigi era estasiato, non faceva altro che dirmi: “Bella, fantastica, grazie Gianni!”.

Rispondevo che non doveva ringraziare me, ma il Padreterno che ci ha donato quei luoghi (dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità) e quella civiltà. E’ un dovere morale di tutti contribuire alla salvaguardia della natura per le future generazioni. Luigi accusava una forte crisi a Lauterbrunner (CH) al km 26, proprio quando doveva affrontare l’impegnativo tragitto che portava a Wengen (CH). Aveva dolori dappertutto e confessava che durante l’estate aveva corso non più di 6 volte a causa degli impegni di lavoro…

La giornata era da incorniciare, alla partenza le nuvole coprivano i 4000, ma poi il cielo si apriva di uno sfolgorante azzurro. Davanti si presentavano straordinarie più del solito, grazie alla neve che era caduta in abbondanza due giorni prima sino a quota 2000 m., le tre stelle delle Alpi: Eiger, Monch e Jungfrau. Nel procedere, fissavo abbacinato il candore della parete nord della“Jungfrau” (la Vergine); recitavo l’Ave Maria ed avevo voglia d’inginocchiarmi, davanti a quella paradisiaca visione che evocava la Madonna. Una lunga sosta a causa dell’intoppo delle centinaia di persone a Wixi (CH), per lo stretto sentiero alpino, quanto bastava per riprendere fiato e