PARMA-13 Giugno 2010- I paracadutisti, si sa, fanno gruppo a sè in molti casi. In altri -grazie alla forte autostima- sottovalutano chi non lo è. Dovrebbero incontrare la gente con la quale ci alleniamo da qualche tempo, io ,Alberto Neiretti e Fabio Orsini di Roma .
Facendo corse estreme in montagna,infatti, mi è capitato di incontrare donne e uomini "tostissimi", fisicamente indistruttibili, meglio di un operatore delle forze speciali: grinta, determinazione, capacità di andare oltre i propri limiti e di sopportare freddo, fatica e dolore, unita a forza fisica, resistenza e una lealtà sportiva profonda. Non tutti sono così,ovviamente, ma ne incontro veramente tanti, e in percentuale assai superiore a quella della "società".
Facile sentirsi a proprio agio con gente in gamba. Prima erano solo ( gli artiglieri) paracadutisti. Adesso ci aggiungo la categoria dei "TRAILER", ovvero di quei matti che corrono per 100 chilometri e più in alta montagna, non stop, solo per sfidarsi.
Ecco la cronaca semiseria di un piccolo allenamento notturno, 50 chilometri (una bazzecola...):
SBAGLIARE NON E’ UMANO Ovvero: chi corre in montagna deve farsi vedere da uno bravo.
Missione: lavorare tutto il Venerdì 11 Giugno, trovarsi a Langhirano alle 23.45 e partire per una corsa notturna di nove-dieci ore per arrivare a Lagdei. 50 chilometri scarsi con quasi tremila metri di dislivello. Checcevò?
CRONACA
Otto corridori di montagna si sono trovati alla stazione dei pulman di Langhirano. Bizzarri e variopinti. E mi fermo qui, perché dovrei offendermi da solo, visto che c’ero anche io.
Troppo facile partire da un sentiero. Indecisi tra mettersi i ceci nelle scarpe o fare qualche incrocio e una tangenziale di corsa, attrezzati da montagna, all’unanimità si è deciso per la seconda, con tanto di rievocazione della ritirata di Russia. Non mi ricordo quello che che ci hanno detto gli alcolisti e qualche marocchino davanti ai bar. Nemmeno i gesti di un paio di automobilisti che volevano familiarizzare con le due ragazze del gruppo, molto carine. Meno male che erano armate di bastoni a punta.E potevano sempre seminarli. Mai visti personaggi come noi , in centro a Langhirano, nota capitale della ciabatta infradito rumena e dello squallorfood-albanes-valley. Noi, maestrini dalla racchetta rossa, sembravamo usciti dal manuale del perfetto trailer alpino, pulitissimi, attrezzatissimi, boosteratissimi ( calzettoni stringenti che servono a massaggiare il polpaccio. Una volta le puerpere le usavano contro le vene variocose, ndr), con tanto di borracce appese, racchette e frontale (accesa!!), persi in mezzo al far west, tra briganti e auto inferocite con musica pompata e tamarro al cellulare dentro.
Volevamo partire dal punto più basso dell’Appennino, ma era la prima volta che lo facevamo da Langhirano, città di pane e cemento, con tracce di prosciutto. Dopo essere passati tre volte davanti allo stesso cane con la bava alla bocca, e sentito il clik-clak del fucile a pompa degli abitanti della casa, Katia ha intuito che la strada era persa. Ma è stato facile riprendere il sentiero, dopo una deviazione di 5 chilometri: un mesto Nicola azzoppato , fotocopia sbiadita dello sbruffone che mi sorpassa a 4 e 15 al chilometro in salita, facendomi segni col dito, si era umilmente prestato a scattare fotografie nere e dare indicazioni (vaghe) più una (sedicente) assistenza al percorso dal letto di casa. Alla sesta telefonata e dopo una chiara minaccia di prendergli in ostaggio la moglie, ha finalmente svelato dove iniziava il percorso da lui voluto: era nascosto in un canneto, dietro un fosso, sotto una pergola, di fianco a un rustico guardato da rotwailer, con qualche gradino da scendere. Facile. Me ne ricorderò quando cambierà le gomme della macchina. Capisciammè.
Da quel momento, finalmente in mezzo alle pietraie e ai boschi, nel buio senza luna, il gruppo ha cominciato a sentirsi a proprio agio e a fare conoscenza. Poco normali. Si: in salita, col sudore a rubinetto e la Madonna che ti segue a vista, i migliori parlano, ridono, raccontano di corsi di cucina, di istituto alberghiero, di case da ristrutturare, di “bush tzuei” ( Abbots Way, come la pronuncia Nicola, denunciato all’organizzatore Armando che era con noi, ndr) e-incidentalmente- ti chiedono se la storta cavallina, con versamento, zampa d’elefante, urla represse e voglia di morire, ti fa male. “No, niente, tutto bene, andate pure avanti!”. Sono talmente affiatati tra loro che ho paura a dirglielo, che non appoggio il piede. Non vorrei che mi facessero fuori perché gli rovino l’ allenamento. Il dolore scompare da solo. Forse è grazie alla Madonna che mi segue dalla prima salitona. Capisco cosa vuol dire piede morto. Prego perché non si estenda al resto del corpo, visto che il mio check-panel di gara ha tutte le spie accese. La caviglia è il minore dei problemi. Il patto col mio medico sportivo è stato: ci vado a qualunque costo, con qualunque mezzo. Chissenefrega dello stiramento al polpaccio che mi trascino da due mesi. La parcella parla da sola. Mi metto pure il calzettone GIBAUD, monogamba. Mi faccio pena, ma tanto è buio. Gli altri fanno il pitti-booster da polpaccio. Katia non ha trovato quelli di gucci e ripiega su costosissime calze svizzere che vendono a grammo. Ne ho prese pure io. Bianche. Mi sembro Alberto Sordi che fa Mario Pio, e me le tolgo. Rimango monogamba. Tanto la storta è a sinistra e lo stiramento a destra. Ce la posso fare. Altro che Pistorius. Correre su una gamba sola in salita va bene, ma in discesa, siete capaci?
L'alba sul monte Cervellino, 1500 msl, ore 0445 del 12 Giugno , dopo quasi 5 ore di corsa e 26 kmt fatti.( LA DATA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA E' AVANTI)
autore: walter amatobene. Il gruppo di allenamento. Neiretti è il terzo da destra, vicino a Katia fori ( seconda) e Armando Risoli ( primo) a sinistra: Lorenzo Sandri, Francesca Pria e Fausto Musiari. Manca Elio Piccoli, che ha chiuso l'allenamento poco prima.
Riano, Fragno, Montagnana, monte Cervellino ( 1500 msl). Un lampo di quasi cinque ore. 23/25 chilometri ci separano da Lagdei. Chi si ricorda la fatica? L’umidità e la temperatura sopra i 20 gradi sono mitigati dalla bellezza di ciò che attraversiamo: macchia profumata, sentieri ben visibili, boschi di pini , usignoli e uccelli notturni che cantano. Cavalli a volontà. Hanno il campanaccio. Forse sono svizzeri, penso. L’alba comincia a stiracchiarsi pigramente da un angolo dietro i monti alle nostre spalle. Arancio, rosa, verde, blu scuro, stelle che sfumano, le prime luci della valle. Foto di gruppo con le sagome che si stagliano sullo sfondo. Solo per questa foto varrebbe la pena di fare questo allenamento. Francesca e Katia sfoderano un bel sorriso. In calzettoni e braghettone da corsa, sudatissime, sono ancora assai fotogeniche. Ci sentiamo bene, anche se i volti di qualcuno cominciano ad essere provati. Le salite erano toste, le discese anche e sappiamo che le altre ,dopo il Cervelino, faranno strage di unghie dei piedi. Perfino Katia, che pesa come un canarino, è caduta graffiandosi un braccio. Elio –uomo dell’ “imbush wi” ( uno dei tanti modi che usa Nicola di chiamare l’Abotts Way, ndr) preferisce non forzare e torna indietro. Il Cervellino –sono sicuro - è andato a male. E' risaputo che è un pezzo del corpo molto deperibile, ed è putrefatto, a giudicare dalle mosche che ci sono, a 1500 metri di altezza. Nememno le cacche industriali di mucche e cavalli che abbiamo incontrato , potrebbero fare lo stesso. Mi cambio le calze. Dopo dieci secondi sembro uscito da un documentario di Piero Angela sugli insetti carnivori. Per Fausto, la troppa sudorazione e la stanchezza della settimana di lavoro, lo fermano più a lungo. Ci riprenderà al Sillara, dove aveva già deciso di interrompere per andare a Berceto. Bravo. Ha reagito. Qualcuno insinua che in quella coca cola….mah! Fino dal Cervellino gli avevo offerto duecento euro per averne un goccio. Me la regala e non vuole niente. Per adesso. Aspetta l’assuefazione. Quando lo pregherò in ginocchio per averne altre, mi farà la tariffa. Anche a me ha fatto fare un bel pezzo di strada. Francesca mi ragala il suo limone. Anche Lei correrà fino a Berceto, salutandoci. Come sto? Non riesco a mangiare. Stomaco chiuso. Il contrario di Katia, il cui zaino certe volte sembra la esselunga, senza il settore surgelati. Forse il fatto che tra di noi c’è un cuoco -Lorenzo- potrebbe risolvere il mio problema in futuro. E’ solo questione di capienza di zaino e di come portarsi una bombola del gas. Costoso, lo so, ma visto che dice di essere disoccupato, forse risparmio. Capirò all’arrivo perché è senza lavoro: non ha tempo. A venticinque anni , Lorenzo Sandri si ritrova un fisico da iper-atleta e corre sempre, dappertutto. E’ un entusiasta: durante tutto il viaggio –e poi a tavola- ha aderito ad ogni iniziativa di cui sentiva parlare: dalla gita per lamponi, ai corsi a domicilio di cucina, alla lettura della bibbia in aramaico, alle più massacranti gare multi sport di Mattioli (Nomen Omen. Un altro matto che è impegnato in gare che durano più del tempo che lavora. Certe volte gli rifanno la carta di identità sul percorso, tanto sono lunghe, ndr). Chiamerò Lorenzo FACETRAILBOOK, per come stringe amicizia facilmente. Insomma: è un bel personaggio, socievole, intelligente e –purtroppo per me- particolarmente dotato per gli sport estremi. Mi sorpasserà pure lui. Dai pure! Detto fatto: dal Monte Tavola in poi, Lui , Katia e Armando, indecisi su come farsi più male, passano sul sentiero che va all’Orsaro, Braiola e Marmagna. Saranno pagati un tanto a chilometro? Io e Alberto Neiretti da Biella, amico di tante avventure, optiamo per i 46 kmt e una decina di birre, schweppes, acqua, anche piovana, e tutto quello che di liquido ha il rifugio, in attesa del loro rientro. 4 chilometri in più con tanto dislivello, il mio polpaccio forse non li avrebbe retti. Sentivo che mi mandava messaggi scritti, ma ho fatto finta di non essere in casa. Mi accontento. La corsa in montagna è anche questo: sapere il proprio limite e superarlo solo del 100%, non oltre.
46 kmt 2800 metri per noi due, oltre 3700 per loro, con 50 kmt secchi. Non male. A tavola, tra polenta, gorgonzola, corna di cervo fritto, cozze, trippa, fagioli cn le cotiche, pastone per animali, pane portato sette volte, litri di vino rosso, e un cameriere preoccupato per il futuro del rifugio, parliamo dell’anti-trail, di oggi sposi, di “come dire” di “comunque” , di balise da togliere e tante altre baggianate che non Vi sto a spiegare. Siamo un gruppo di “diversi” ? Forse uno psichiatra….Vabbè, mi fermo qui. Avrete nostre notizie. Leggete i giornali. Cronaca nera , ovviamente.
Walter Amatobene
Nota dell’autore: un grazie di cuore, per le belle ore trascorse ,a: Katia Fori Francesca Pria. A breve protagoniste del PITTI-TRAIL.
Alberto Neiretti, carabiniere paracadutista in congedo ( Biella) - Armando Risoli ( PC) - Elio Piccoli ( PC) - Fausto Musiari (pr) Lorenzo Sandri (pr) e il “recuperatore” al Marmagna. Troppo facile aspettare il trio a 1200 metri. Meglio andare a 1897 sul Marmagna, a vedere se ci sono. Un altro bel tipo, va là!
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